Mettiamoci insieme (una proposta)

Il giornalista e blogger comasco Giorgio Bardaglio lancia una proposta:

“Da ieri, quando leggevo l’articolo di uno stagista e mi domandavo che destino professionale lo aspettasse, ho un pensiero fisso. Un’idea, meglio. Quella di creare un blog che possa raccogliere il contributo di tutti i giornalisti legati in un modo o nell’altro a Como.
Un laboratorio di riflessioni, opinioni, confronti con l’obiettivo di prepararsi al tempo avvenire, in modo da avere nei prossimi anni – diciamo i prossimi dieci anni – un’informazione robusta e migliore.”

Ho sempre avuto una naturale avversione nei confronti dei blog a più voci: che mi sembrano qualcosa di “meno” rispetto a più blog, ognuno con la sua voce, che si linkano, commentano, riprendono, eccetera. A meno che i contenuti informativi non siano più forti delle persone che fisicamente ne scrivono; o a meno che le diverse personalità siano forti e facilmente riconoscibili.

Ma sono fisime mie. Il mondo è pieno di ottimi blog a più mani, e da qualche parte bisogna cominciare a sperimentare. L’ambito locale è molto interessante, e mi sembra offrire più spazio a nuove iniziative. Forza Giorgio!

Te la faccio vedere io la rettifica

La legge sul diritto di rettifica aveva lo scopo di controbilanciare l’enorme potere di chi comprava l’inchiostro a barili, nei confronti del semplice cittadino oggetto di notizie false o errate.

Il decreto disegno di legge [rettifico grazie a Francesco, nei commenti] in questione vuole estendere questo principio anche ai siti web. Si vuole evitare, ad esempio, che il Corriere della Sera di carta si mantenga nei limiti di una impeccabile correttezza mentre il Corriere online si possa permettere qualsiasi bassezza. Siccome il confine tra testata e sito web è sempre più sfumato, non si è trovato miglior rimedio che includere tutti i siti web, anche quelli che non sono testate giornalistiche, anche quelli che non hanno diffusione nazionale, anche quelli che, a differenza di molte testate giornalistiche, sono pronti ad ammettere e correggere gli errori non appena vengono segnalati.

Allora, se passa una roba simile, io comincio a mandare richieste di rettifica a raffica a tutti i siti web che mi capitano sott’occhio, con particolare accanimento nei confronti dei siti delle società telefoniche e delle maggiori aziende italiane, ogni volta che trovo una tariffa mal presentata, un prodotto ingannevolmente decantato, ma anche una data sbagliata e una virgola fuori posto.

Per chi volesse documentarsi, dal sito della Camera dei Deputati copincollo i passi saliente dal pdf del decreto legge:

L’articolo 15 contiene alcune modifiche alla legge sulla stampa (legge 8 febbraio 1948, n. 47), relativamente al procedimento per la rettifica delle informazioni ritenute non veritiere o lesive della reputazione dei soggetti interessati, diffuse attraverso trasmissioni radiofoniche e televisive
ovvero tramite i siti internet. Viene, inoltre, prevista una specifica procedura di
rettifica anche per la stampa non periodica e si dispone che la rettifica non rechi
nessun commento ulteriore.

ART. 15.
(Modifiche alla legge 8 febbraio 1948,
n. 47).
1. All’articolo 8 della legge 8 febbraio
1948, n. 47, e successive modificazioni,
sono apportate le seguenti modificazioni:
a) dopo il terzo comma è inserito il
seguente:
« Per le trasmissioni radiofoniche o televisive,
le dichiarazioni o le rettifiche
sono effettuate ai sensi dell’articolo 32 del
testo unico della radiotelevisione, di cui al
decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177.
Per i siti informatici, le dichiarazioni o le
rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto
ore dalla richiesta, con le stesse
caratteristiche grafiche, la stessa metodologia
di accesso al sito e la stessa visibilità
della notizia cui si riferiscono »;
b) al quarto comma, dopo le parole:
« devono essere pubblicate » sono inserite
le seguenti: « , senza commento, »;
c) dopo il quarto comma è inserito il
seguente:
« Per la stampa non periodica l’autore
dello scritto, ovvero i soggetti di cui all’articolo
57-bis del codice penale, provvedono,
su richiesta della persona offesa,
alla pubblicazione, a proprie cura e spese
su non più di due quotidiani a tiratura
nazionale indicati dalla stessa, delle dichiarazioni
o delle rettifiche dei soggetti di
Atti Parlamentari — 29 — Camera dei Deputati — 1415
XVI LEGISLATURA — DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI — DOCUMENTI
cui siano state pubblicate immagini o ai
quali siano stati attribuiti atti o pensieri o
affermazioni da essi ritenuti lesivi della
loro reputazione o contrari a verità, purché
le dichiarazioni o le rettifiche non
abbiano contenuto di rilievo penale. La
pubblicazione in rettifica deve essere effettuata,
entro sette giorni dalla richiesta,
con idonea collocazione e caratteristica
grafica e deve inoltre fare chiaro riferimento
allo scritto che l’ha determinata »;
d) al quinto comma, le parole: « trascorso
il termine di cui al secondo e terzo
comma, » sono sostituite dalle seguenti:
« trascorso il termine di cui al secondo,
terzo, quarto, per quanto riguarda i siti
informatici, e sesto comma » e le parole:
« in violazione di quanto disposto dal secondo,
terzo e quarto comma » sono sostituite
dalle seguenti: « in violazione di
quanto disposto dal secondo, terzo,
quarto, per quanto riguarda i siti informatici,
quinto e sesto comma »;
e) dopo il quinto comma è inserito il
seguente:
« Della stessa procedura può avvalersi
l’autore dell’offesa, qualora il direttore
responsabile del giornale o del periodico, il
responsabile della trasmissione radiofonica,
televisiva o delle trasmissioni informatiche
o telematiche non pubblichino la
smentita o la rettifica richiesta ».

Il futuro del giornalismo: tre scenari

Provo a tracciare tre possibili scenari, non necessariamente alternativi, sul futuro del giornalismo in Italia:

  1. Al LitCamp di Torino il giornalista sportivo Guido Tedoldi raccontava di come ha felicemente abbandonato la carta stampata per il nanopublishing, e di come ci cava da vivere con soddisfazione.
  2. Ieri al WordCamp durante la tavola rotonda sull’informazione, dal pubblico è intervenuto Sean Carlos ricordando che in Inghilterra, con le inchieste sui rimborsi ai parlamentari, le vendite dei giornali sono schizzate alle stelle.
  3. L’altro giorno cercavo, invano, numeri sull’efficienza organizzativa dei maggiori quotidiani italiani. Pare che questi numeri siano un segreto di stato. Comunque, da alcune chiacchiere con amici giornalsti, mi sono fatto l’idea che ci siano enormi margini di miglioramento, almeno in teoria.

Il terzo scenario è quello che mi sembra più urgente nel breve periodo, se si vuole evitare una nuova Alitalia della carta stampata. E’ anche quello che mi sembra più improbabile.

Il giornalismo sul web non è sostenibile?

Ultimamente ho sviluppato una certa insofferenza alle affermazioni di principio non supportate dai numeri. L’analisi quantitativa è noiosa, ok, ma è importante! Se manca, si parla del nulla.

Domani pomeriggio al WordCamp Paolo Valenti mi ha invitato a partecipare a una tavola rotonda su “Media tradizionali, nuovi media, confronto tra blogger e giornalisti sul futuro dell’informazione e della disinformazione nell’epoca della web reputation”.

Allora, a proposito della sostenibilità del giornalismo sul web, che tutti dicono non esserci ma che alcuni siti di informazione hanno raggiunto, sono andato a cercare qualche numero in rete. Non ne ho trovati molti, e quelli che ho trovato, spulciando bilanci, sono dubbiosi. Li pubblico lo stesso perché danno almeno una grossolana indicazione degli ordini di grandezza in campo, e soprattutto perché spero che tu, che conosci i numeri giusti, sia tanto gentile da volermi correggere nei commenti.

La prima tabella paragona il numero di visitatori di un sito informativo con il numero totale di addetti della testata (soprattutto qui aspetto tue notizie!):

La tabella (la fonte è WolframAlpha) mi pare interessante perché il numero di visitatori sembra abbastanza direttamente proporzionale agli introiti pubblicitari, e quindi al numero e alla consistenza degli stipendi pagabili. E’ chiaro che i giornali italiani, con la loro attuale struttura organizzativa, non sono assolutamente in grado di sopravvivere in uno scenario solo web, mentre BoingBoing, con cinque persone da stipendiare, ci campa splendidamente. Per riferimento ho aggiunto anche i dati di google, il sito più visitato al mondo.

La seconda tabella riporta i dipendenti per categoria del sole24Ore. Mi sarebbe molto piaciuto avere gli stessi dati per le altre testate, ma non sono stato capace di trovarli in rete (suggerimenti?):

Salta all’occhio che il lavoro di un giornalista deve coprire, oltre al proprio stipendio, un quarto dello stipendio di un dirigente e gli stipendi di due impiegati e mezzo. Sembra quel famoso “otto con” composto da un vogatore e otto capivoga. Ma se anche la struttura effettiva fosse la metà, siamo ancora lontanissimi da un Huffington Post o da un Drudge Report, per dire.

In conclusione, e aspettando le tue correzioni, mi dichiaro totalmente ottimista riguardo al futuro dei giornalisti e del giornalismo in generale, e totalmente pessimista riguardo al futuro dei giornali.

Aggiornamento:
Un interessante dibattito in merito alla prima tabella si svolge su friendfeed