Open Nova: non ho l’età

Leggo in giro molti commenti negativi alla regola del punto 6. Non per tutti. Limitare l’età massima a 26 anni sembra arbitrario e ingiustificato, ma sospetto invece che sia voluto e strategico.

Credo che l’iniziativa abbia il preciso scopo di avvicinare alla lettura dei quotidiani quella fascia d’età che il giornale non lo compra mai.

Immagino che quelli di nòva vorranno rispondere e chiarire, quindi vedremo presto se avevo ragione.

IKEA

MMS
Coltelli da muro

Open Nova: l’ultima carica a Isbucevski

L’inserto tecnologico del Sole 24 Ore apre ai giovani con Open Nova. L’iniziativa è interessante e coraggiosa per molti aspetti.

Prima di tutto perché offre a giovani brillanti e capaci una scorciatoia diretta all’essere pubblicati su un quotidiano a tiratura nazionale, mica il giornalino della parrochia! La promessa è quella di una scelta per merito, non per conoscenze o area politica: e per l’aria che tira in Italia questa è una promessa non da poco.

Secondo, perchè i giornalisti di Nova accettano di mettersi molto in gioco: potrebbe capitare, e anzi spero proprio che capiti, che le voci nuove siano anche migliori delle voci ufficiali. Credo che se quelli di Nova fossero giornalisti copia-incolla, l’ipotesi della concorrenza sul merito li getterebbe nel panico più totale. Accettano la sfida perché sanno di essere bravi.

Se vogliamo trovare il pelo dell’uovo alle regole, il punto 2. Originalità sembra un poco in contrasto con il punto 3. Su misura per Nova: essere originali con la voce di un altro mi sembra una richiesta esosa da fare a un principiante. Vedremo cosa ne verrà fuori.

Più in generale, la diffusione di internet e la facilità con cui ognuno di noi può essere editore di se stesso mi spingono a chiedermi se il nostro giovane aspirante giornalista si senta ancora obbligato a passare dalla carta per farsi conoscere.

Forse ancora sì ma credo, anzi spero, non per molto. In questo senso l’iniziativa di Nova ha lo stesso sapore romantico dell’ultima carica della Cavalleria Savoia a Isbucevski.

Burocrazia, bei ricordi

Torno a casa e trovo mia moglie accasciata su una sedia, con un foglio in mano, che si agita convulsamente. Dopo il primo attimo di panico, capisco che sta ridendo in modo inarrestabile.

Mi spiega, tra le lacrime, che facendo pulizia delle vecchie carte ha trovato la copia di quel modulo del 1993, in cui denunciava alla Guardia Forestale il possesso di oggetti prodotti con animali protetti dalla convenzione di Washington: due pettini in tartaruga.

E mi dice: “pensa che cretina, io ligia in fila tra le vecchiette che denunciavano la borsettina di pitone, il bracciale di avorio… Chissà cosa ne hanno fatto, di quelle dichiarazioni”.

Già, chissà cosa ne hanno fatto.