Cose che dicevo a Sergio Maistrello nell’ottobre 2003

Come vedi il futuro?

Io sono ottimista. I blog scompariranno: nel senso che diventaranno così diffusi che smetteremo di identificarli come qualcosa di separato. Tra qualche anno non esisteranno più siti web che non contengano pagine aggiornate frequentemente da singole persone, con post in ordine cronologico inverso, con permalink e commenti. Come verranno chiamati e quali strumenti verranno usati è un problema secondario.

Non sei tra quanti temono il sovraffollamento della blogosfera, dunque?

Il sovraffollamento non esiste: sono solo io che scelgo. Poter scegliere tra più voci è un vantaggio, non un pericolo. Così come non posso obbligare nessuno a leggere il mio blog, esiste una miriade di blogger che non frequento perché parlano di cose che interessano ad altri, non a me. Questa altrui presenza non mi ruba spazio, c’è posto per tutti.

Il villaggio globale è davvero un villaggio?

Pensare a internet come a un vero e proprio villaggio, con le dinamiche del villaggio dei tempi andati, è un gioco ingenuo che però mi aiuta a capire meglio i futuri possibili. Ti propongo qui le mie parole chiave, e se hai delle triplette interessanti da proporre sono pronto ad aggiungerle.

Società Industriale Villaggio Globale
Organizzazione Gerarchia Rete
Politica Delega Partecipazione
Produzione Brand Firma
Informazione Massmedia Comare
Identità Privacy Publicness

 

In fondo l’uomo ha vissuto la maggior parte della sua storia in villaggi, e solo un breve istante in città.

#ijf11: le notizie meno lette

Il festival del giornalismo di Perugia continua a farmi pensare. In particolare a) una chiacchierata a colazione con Fabio Cavallotti di Matrix, b) il panel Chi vende le notizie, ottimamente moderato da Pier Luca Santoro e c) un commento dopo il panel a pranzo con Gianluca Diegoli.

Fabio si occupa di un grosso portale italiano (l’ultimo?) che fa numeri assai grossi, e la sua visione dell’utente medio italiano ne è pesantemente condizionata. Gianluca ricordava la famosa battuta di D.F.Wallace a proposito della televisione, che però vale anche per chiunque abbia bisogno di attirare le folle:

And I’m not saying that television is vulgar and dumb because the people who compose the Audience are vulgar and dumb. Television is the way it is simply because people tend to be extremely similar in their vulgar and prurient and dumb interests and wildly different in their refined and aesthetic and noble interests.

Non è un caso se i video più visti di Youtube sono quelli più stupidi, e le foto più viste di Flickr quelle più pruriginose, e gli articoli più letti dei quotidiani sono quelli più morbosi. E se davvero sono quelli più visti, che senso ha metterli in evidenza? Vestigia di celolunghismo televisivo, forse.

Ecco: un quotidiano che voglia distinguersi dagli altri, specie online, che decida di non rincorrere ma di guidare il lettore, che voglia offrire un vero servizio, al posto dell’inutile boxino “le notizie più lette” dovrebbe mettere quello “le notizie che la gente non legge ma dovrebbe“. A un giornale così, io mi ci abbonerei.

#ijf11: sulla sopravvivenza della carta

Il 13 a Perugia ho assistito a un panel su copyright e Creative Commons durante il quale si è discusso molto a lungo della necessità di nuove regole. Non sono riuscito a trattenermi e ho dovuto chiedere come pensavano di riuscire a imporre nuove regole, mentre quelle attuali vengono totalmente disattese dalla totalità degli utenti di internet.

Mi ha dato una buona risposta Giovanni Boccia Artieri citando il caso di Amanda Hocking, scrittrice di successo che si è affermata regalando i suoi libri su internet in formato elettronico.

E in effetti, nonostante io possegga un Kindle da un anno e ne sia totalmente soddisfatto, questa settimana ho comprato ben tre libri di carta; ma tutti di autori che leggo quotidianamente sul web aggratis: De Biase, Sofri e Makkox. Insomma, mi sembra che il business model ci sia, e che possa funzionare.

Aggiornamento

Nei commenti Giovanni Boccia Artieri precisa e corregge una mia imprecisione:

Regalato erano i WuMIng dopo il periodo delle prime vendite, Amanda Hocking ha sempre venduto: ma solo online, costruendo però un rapporto forte e diretto con i propri lettori … e comunque, sì, i modelli cominciano ad esserci a mio parere 🙂

#ijf11: Festival del Giornalismo a Perugia

Grace under stress

Il primo pensiero è per Arianna Ciccone e Christopher Potter, organizzatori del Festival, e per tutto lo staff: bravissimi, gentilissimi, efficientissimi. Sono totalmente ammirato per la bellezza dell’idea che hanno avuto e per l’impeccabilità dell’esecuzione. Sono felice di essere stato loro ospite e di aver stretto le loro mani.

Il nostro panel

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Si è parlato di media relation, e Manuela Kron ha fatto una osservazione che mi ha fatto pensare: l’azienda si occupa di fare profitti, a noi della comunicazione ci sopporta come costo di cui farebbe volentieri a meno, se potesse. Non posso non paragonare questo atteggiamento con quello della mia fruttivendola, che invece basa tutto il suo business sul rapporto diretto con l’affezionata clientela. Se il web è davvero il villaggio globale, ogni negozio sul web è una bottega che vive del rapporto diretto e personale tra cliente e fornitore: la firma al posto del marchio.

Per la gioja de li piccini Mafe ed io ci siamo esibiti in un piccolo siparietto comico finale. Siamo pronti ad essere scritturati per feste, compleanni, cresime etc. e accettiamo prenotazioni.

Il resto

Le 24 ore passate a Perugia sono volate via in un attimo tra chiacchiere, discussioni, passeggiate con un sacco di gente che ammiro, rispetto e saluto collettivamente. Sono molto invidioso di chi è potuto restare più a lungo e spero di tornarci l’anno prossimo.