Oltre il banner?

Gianluca Diegoli parlava di Metafora, la concessionaria di pubblicità sperimentale, e nei commenti segnalava una certa perplessità sulla formula del banner.

Perplessità che condivido intensamente. Ci sono molti modi di vivere il web, e uno di questi è come se fosse l’ennesimo canale broadcast: per il pubblico dei portaloni è probabile che il banner sia una scelta sensata.

Ma su un blog? Dove non ci sono spettatori ma partecipanti? In questo contesto il banner mi sembra o troppo, o addirittura troppo poco se il prodotto mi interessa davvero. Io occuperei lo spazio in altro modo, ad esempio:

  • finestrina di chat
    per parlare direttamente con una persona qualificata dell’azienda inserzionista
  • boxino di twitter
    anche qui, le twittate della persona in azienda, non quelle dell’azienda
  • guest posting
    con link al blog personale della persona (personalmente)

Certo, iniziative di questo tipo richiedono un inserzionista che non abbia paura dei propri clienti: immagino che ce ne siano, alcuni.

Altre idee? Come andare oltre il banner?

International Marketing Assistant

Questa è troppo carina. Ho appena ricevuto una email da un Gildas Dubaele, International Marketing Assistant di una software house di giochi, annunciandomi l’uscita di un loro nuovo titolo. Mi assicura che non solo mi piacerà un sacco, ma che senz’altro ne vorrò scrivere sul mio blog.

E poi mi dice:

“Ho anche avuto un’idea. Ho pensato che sarebbe interessante di suddividere i post creando così un fenomeno di mistero e di curiosità nei lettori aggiungendo progressivamente maggiori Informazioni sul gioco. Che ne pensa ? Poi potrà aggiungere notizie specifiche sul sito italiano per esempio poi sulla Beta prima la version finale.”

Non è tenerissimo? Quasi quasi gli rispondo che l’idea mi appassiona ma che purtroppo non ho tempo, se per favore mi scrive lui i vari post.

Mutazioni internettiane

Ci devo pensare ancora, ma questo schemino mi sembra promettente (specie l’ultima):

Prima Dopo
Radio Podcast
CD Playlist
TV YouTube
Giornale Aggregatore
Marchio Avatar
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Amplifying customer opinion

Osserva giustamente Joshua Porter che se implementi una piattaforma sociale per il tuo prodotto, non è poi scontato che creerai l’effetto passaparola e aumenterai le vendite. L’unico risultato certo sarà quello di amplificare quella che è l’opinione corrente sul prodotto in questione.

In altre parole, se metti in piedi una piattaforma sociale:

  • se il tuo prodotto è cattivo, ne risulterà una conversazione su quanto è cattivo;
  • se è buono, una conversazione su quanto è buono.

Detta così, sembran delle banalità; ma la pratica mi dice che sono in tanti a non averla ancora capita. Ma c’è tempo… Quote of note:

“In other words, it’s better to think of social media tools as amplifying customer opinion rather than improving it.”

Chi clicca la pubblicità? I poveri che non comprano

Questo mistero mi ha sempre appassionato: se io non li clicco e tu non li clicchi, e se Mafe ancora si ricorda di quella singola volta che ne ha cliccato uno, chi diavolo clicca i banner? Ebbene, cominciano ad affiorare alcuni indizi:

This week, in a study called “Natural Born Clickers,” Starcom USA, Tacoda, and comScore found that “the 6% of the online population accounting for most of the click-throughs skews toward male Internet users ages 25 to 44 with household income under $40,000” (For the record, 2006 median U.S. household income was $48,201.) [see news brief; anyone have the full report?]

“The study also found that their heavy clicking did not reflect high spending levels offline. They were also more likely to visit auction, gambling and career sites. The findings suggest that high click-through rates don’t necessarily boost branding campaigns.”

In other words, “the click is dead.”

D’altra parte il numero di clic per pubblicità vista è così basso da poter essere tranquillamente attribuito a un semplice errore del mouse.

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