Il Sole24Ore: procedura di registrazione

Sono stato invitato a registrarmi al sito del Sole24Ore, rinnovato di fresco. Il vostro intrepido esploratore dopo l’esperienza con il Corriere era pronto a tutto: forse proprio per questo non ne ha riportato una impressione negativa. Si capisce che nella progettazione qualcuno ha pensato con rispetto all’utente e ha cercato di rendere semplice e lineare la procedura.

Prima di tutto, perchè registrarsi? Ma per accedere alla “Internet a Valore Aggiunto”!

Beh, insomma, non sono saltato sulla sedia dall’emozione, ma altri potranno pensarla diversamente (“Posso accedere a una newsletter? Wow!”). Al Sole sono sempre a tempo ad aggiungere funzionalità nuove e più allettanti (i voti agli articoli sono carucci, a quando i commenti?).

Il form di registrazione chiede una miriade di dati personali, ma ne marca come obbligatori solo alcuni:

  • nome utente (mi ha rifiutato “aaaaaaaa” perché già esistente)
  • password
  • email (nessun controllo)
  • anno di nascita
  • codice postale
  • professione

Nel passaggio successivo, quello sul consenso, le cose vanno molto meglio che al Corriere: il boxino è bello grande, il testo nel boxino è in nero su sfondo bianco, e ci sono link esterni a informazioni ancora più dettagliate. I bottoni del consenso sono tre ben separati, e si capisce abbastanza chiaramente il loro significato.

Ma c’è un lato negativo: l’impostazione predefinita dei bottoncini è al massimo del consenso, e bisogna cliccare per negarlo. Come sempre, si spera di fregare i pigri e i distratti.

Invece ho molto apprezzato la possibilità di spuntare dove dice “Se non desideri riceverle clicca qui”, che mette automaticamente a “Dà il consenso” la prima e a “Non dà il consenso” le altre due.

Un’altra cosa ben pensata è che quando si clicca il pulsante “REGISTRATI” si accede a una pagina riassuntiva dei dati inseriti, incluse le scelte di privacy, con la possibilità di stamparli, inviarli per email o modificarli.

Riassumendo: si poteva fare meglio; ma visto il livello della concorrenza, bravi, buon lavoro.

Commenti del Corriere: coda e finale

Giovedì scorso, registrandomi ai commenti del Corriere, leggevo nel boxino dell’informativa sulla privacy quanto segue:

“Inoltre, con il suo consenso tali dati potranno essere forniti ad altre Aziende operanti nei settori editoriale, finanziario, assicurativo automobilistico, largo consumo, organizzazioni umanitarie e benefiche (di cui è possibile conoscere l’elenco contattandoci all’indirizzo internet@corriere.it ) per le medesime finalità sopra riportate”

Ovviamente, ho immediatamente inviato una mail a internet@corriere.it chiedendo di conoscere questo elenco, ma fino ad oggi non ho ricevuto risposta. Si accettano scommesse.

Aggiornamento:
Ulteriori informazioni nei commenti, grazie al sempre ottimo Lachrimacorpus Dissolvens.

Di chi è la responsabilità?

Mi ha fatto pensare questo post di Daniele Minotti, che esprime dubbi sulla validità della deresponsabilizzazione del Corriere rispetto ai contenuti dei commenti.

Mi chiedo questo: dato che i commenti sono moderati, e che quindi verranno pubblicati solo quelli che una apposita redazione ha approvato, come può il Corriere chiamarsi fuori? Per analogia, se sul Corriere di carta viene pubblicata una lettera al Direttore piena di insulti volgari a La Repubblica, chi ne è responsabile?

Cosa mi aspettavo (e poi smetto, giuro)

Certo, sarebbe stato fantastico se nella progettazione di questa pagina fosse stato coinvolto un esperto di user experience. Ma le procedure di registrazione ai commenti o a siti duepuntozero sono prassi abbastanza consolidata.

Dal Corriere avrei molto apprezzato una pagina contenente solo questi elementi:

  • Casella del nome
  • Casella dell’indirizzo email (a cui spedire la password di accesso)
  • Casella del captcha
  • Dichiarazione del Corriere: “non ti spammeremo e non daremo i tuoi dati a nessuno, senza se e senza ma” (con eventuale link alla versione in legalese)
  • Dichiarazione del Corriere: “i commenti sono moderati, scrivi quel che vuoi ma si pubblica solo quello che decidiamo noi; se non sei d’accordo, apriti un blog”

Ecco, una pagina così mostrerebbe più rispetto verso il lettore. Quella attuale mostra una cosa sola: fifa blu.

Mi sono registrato ai commenti del Corriere

Carlo Felice ha provato ad iscriversi ai commenti del Corriere e non ce l’ha fatta. Ad un certo punto, è stato sopraffatto dall’orrore e ha dovuto chiudere. Se la prospettiva terrorizza anche te, niente paura! Io mi sono appena iscritto, e sono ancora vivo per raccontarti, con anche le figure, come è andata.

Impressione generale: ne esco con la nettissima sensazione di essere stato trattato contemporaneamente come un serio pericolo (dai legali) e come ghiotta opportunità (dal marketing). Valanghe di clausole, di divieti (proibito linkare la concorrenza!), di assunzioni di responsabilità da parte mia e di scarico delle medesime da parte loro. Ma insomma! Non puzzo mica! Non così tanto, comunque! Io volevo solo aggiungere un commento, mica rubarvi il portafoglio!

Ma quello che mi ha fatto più impressione è il modo furbetto di gestire il consenso dei dati. Sai bene come funziona questa cosa: la normativa sulla privacy richiede un consenso al trattamento dei dati per fini strettamente legati al contratto, e un altro separato per la parte makettara. E infatti, nella schermata di registrazione, trovi i due bottoncini, come in tutti i siti seri:


Ma attenzione! Sono due assensi markettari, e lo capisci solo se leggi con estrema attenzione il lunghissimo testo in caratteri piccoli nella piccolissima finestra, tra cui quanto segue:

“Conformemente alla normativa vigente Le chiederemo quindi di esprimere il consenso per i trattamenti di dati barrando la casella “Accetto”. Resta inteso che il consenso si riferisce al trattamento dei dati ad eccezione di quelli strettamente necessari per le operazioni ed i servizi da Lei richiesti, al momento della sua adesione in quanto per queste attività il suo consenso non è necessario.”

Nota anche come il testo esplicativo del bottone è in grigio tenue invece che in nero, come a sfumare ulteriormente la fregatura…

Avendo capito l’inghippo, clicco su “non accetto per entrambi i bottone e penso di averla fatta franca. E invece no: accedo a un’altra pagina di “Conferma Registrazione” dove mi si chiede di sottoscrivere il codice etico del buon commentatore, e anche qui trovo due bottoni: uno di accettazione e un markettaro:


E qui c’è la sorpresona: i due bottoni funzionano appaiati; se accetti sopra, accetti anche sotto; se non accetti sotto, non accetti neanche sopra. Non è possibile accettare uno e non accettare l’altro, e se non li accetti entrambi non concludi la procedura. Che furbizia da volponi! Che acume! Che vannamarcata! Ma è il sito del Mago di Brusuglio o quello del più grande gruppo editoriale italiano? Comunque: per amore della scienza, ho cliccato “accetto di farmi spammare a morte da cani e porci, anche telefonicamente”, e ho proseguito.

A questo punto pensavo che mi avrebbero mandato una password alla mail che avevo dato nella registrazione, e invece zac! eccomi pronto a commentare:

Insomma ti chiedono di tutto di più, ti carpiscono l’autorizzazione a spammarti, ma non guardano se sei un bot, un troll o un essere umano. Ma allora a che scopo tutto questo bizantinismo procedurale, se poi non controllano niente?

Vedi che ho fatto bene a registrarmi come Piero Ostellino?

nova di oggi: bufale notiziabili

Spiace davvero aprire nova oggi e trovare a pagina 9 la “notizia” del suv con le ali. Spiace perché è una bufala che dura da quando io ero piccolo: questo veicolo non verrà mai prodotto perché è una bara volante, pronta a schiantarsi al minimo imprevisto. Ma è una notizia curiosa, affascinante, “notiziabile”; e quindi viene ciclicamente riproposta da giornali e televisioni. Francamente, da nova mi aspettavo di meglio.

Ma anche a pagina 5 non si scherza per niente. Lungo articolo di Roberto Vacca che riporta con dovizia di particolari le teorie di un astrofisico sull’origine non biogenica del petrolio. Teorie smentite dall’intera comunità scientifica dei geologi petroliferi; ma questo evidentemente non è un problema che vale la pena di menzionare.

La chicca più bella credo sia quando Vacca dice: “Queste situazioni spiegano l’incremento delle riserve mondiali di petrolio del 72% tra il 1976 e 1996“, quando invece è noto a tutti che queste “crescite” sono solo sulla carta e furono dettate da ragioni politico-economiche, ovvero il meccanismo di ripartizione delle quote all’interno dell’OPEC.