All’alba, dietro al Convento delle Carmelitane

Tutto è cominciato nei commenti di questo post dove dicevo, en passant:

cfdp: pensavo ultimamente che quando diciamo “giornalismo” mettiamo sotto lo stesso tetto due cose molto diverse.

Da una parte il mestiere artigianale del cacciatore di notizie, mestiere prezioso, difficile e insostituibile.

Dall’altra parte un lavoro industriale di filtro delle notizie altrui, lavoro che per mille motivi (che se vuoi possiamo anche discutere, ma non in un commento) sta diventando obsoleto.”

a cui cfdp rispondeva:

“Gaspar, siccome non sono d’accordo (non sono d’accordo sulla questione del filtro) credo che l’argomento meriti una discussione. Non in un commento, su questo concordo.”

Ne è nata l’idea di una discussione faccia a faccia, anzi, pupazzo a pupazzo. L’appuntamento è su Second Life, presso la unAcademy che gentilemte ci ospita, alle ore 21:00 di martedì 18 dicembre 2007. A causa delle limitazioni del mezzo, i posti disponibili sono quindici, per cui occorre iscriversi qui.

Se vuoi sapere meglio cosa ti aspetta o cosa felicemente ti perdi, le due posizioni sono riassunte qui e qui. Come dice giustamente cfdp, nessuno ha la verità in tasca. Il tuo contributo sarà quindi molto importante.

La Rete si saturerà entro il 2010? No

Poi cfdp si lamenta che siamo prevenuti; ma io da subito avevo avuto il sospetto che la notizia della rete satura, ripresa con bella e supina evidenza da tutte le testate italiane, fosse una solenne str…amberia.

Trovo la conferma da Quintarelli: non è vero niente, e la ricerca originale dice anzi il contrario.

(Tra parentesi, a Stefano sono bastati un poco di fiuto, curiosità, padronanza di internet, quindici minuti di tempo e soprattutto rispetto per i suoi lettori: doti che chi ha ricopiato la velina ha dimostrato di non possedere)

Un’altra piccola pietra sulla tomba del quarto potere.

Massimo Razzi a unAcademy

Ieri sera Massimo Razzi, vice direttore di Repubblica, ha parlato per più di un’ora davanti a una folta platea di buffi pupazzi e ha detto cose interessanti.

Gli è stato chiesto se il modello di business della pubblicità online è un modello sostenibile. Ha risposto che Repubblica online è in attivo e non vede problemi per il futuro. Risposta sorprendente, se paragonata invece con quanto ha appena postato Luca De Biase:

“Difficile però pensare, come avviene di questi tempi, che la pubblicità possa davvero pagare per tutto ciò che la rete porta a costare di meno o addirittura rende gratuito. Alla fine del boom della pubblicità online – chissà tra quanto tempo – si dovranno inventare modelli di business più sofisticati.

Penso anche a un’altra cosa: Repubblica impiega quattro-cinquecento persone sulla carta e venti-trenta sul web. Se davvero si realizza questa tanto auspicata integrazione tra carta e web, e se la carta scompare, una redazione di cinquecento persone è ancora sostenibile? Certo, parliamo di un futuro lontano, ma quanto lontano? Voci autorevoli dicono cinque anni.

Gli è stato chiesto perché Repubblica non mette i link esterni. Razzi ha riconosciuto l’errore e ha risposto che si stanno sforzando di correggerlo, e ha precisato che cercheranno di linkare ogni volta che utilizzano fonti “non professionali” (i blog?) e fotografie.

A questo proposito gli ho chiesto che ne pensava di quel che aveva detto recentemente Jeff Jarvis: che un giornalista online dovrebbe linkare a tutto il materiale già presente su internet invece di ricopiarlo o parafrasarlo senza link (e aggiungere solo i contributi originali, aggiungo io).

Razzi mi ha risposto fondamentalmente che Repubblica online è tagliata su un pubblico di un milione e duecentomila persone al giorno, che non è capace o non ha voglia di seguire un link e vuole la pappa pronta: insomma, la filosofia del portalone.

Io capisco che questo discorso possa funzionare sulla carta, ma sul web mi pare che i portaloni sono in via di estinzione, per tutta una serie di motivi tra cui le nicchie, la coda lunga, il web sociale, eccetera. Mi chiedo ad esempio, quanti internauti vanno su repubblica.it e se lo leggono tutto e non leggono altro, e quanti invece ci arrivano da una ricerca piena di possibilità alternative, e magari hanno già letto online le agenzie italiane ed estere.

Secondo Massimo Razzi i lettori “esperti” sono pochi. Sarà vero? E soprattutto: aumentano o diminuiscono? Quanti saranno tra dieci anni?

Infine, è stato sollevato il problema del contratto di lavoro tra giornalisti ed editori. Se non ho capito male, il contratto attuale, che non prevede la figura del giornalista web, è in fase di rinegoziazione. I giornalisti lamentano il tentativo di precarizzare il web e gli editori lamentano il tentativo di irrigidirlo. Ognuno tira dalla sua parte e la situazione rimane bloccata su posizioni obsolete.

Mi vengono in mente gli esempi inglesi, dove il Guardian assume un tag editor e il Times un search editor, dove i commenti dei lettori sono parte integrante delle notizie, e mi sembra che in Italia gli stanchi eserciti stiano combattendo battaglie di retroguardia mentre tutt’intorno la situazione si evolve rapidamente e inesorabilmente.

La conferenza è durata un’ora. E’ stata abbastanza interessante da far passare in secondo piano il fatto che si tenesse su Second Life. La tecnologia ha funzionato in modo accettabile, a parte un attimo di panico in cui Giuseppe è diventato afono e poi è sparito.

Le sfide del giornalismo nell’era dei network

Con una mossa che non ha precedenti nella storia di questo blog, parteciperò alla conferenza di stasera su Second Life: Le sfide del giornalismo nell’era dei network, con il vice direttore di Repubblica Massimo Razzi.

Per farlo, mi sono dovuto iscrivere a Second Life e dotare di apposito avatar. Ci avevo già provato una volta, tempo fa, ma ero stato brutalmente respinto da una richiesta di carta di credito.

Stavolta è andata meglio, la carta non me l’hanno chiesta, ma l’esperienza generale, assieme ai primi passi nel metaverso, è stata abbastanza scioccante. Qualcuno ha già detto che SL trasferisce nel mondo virtuale le limitazioni del mondo fisico, ma aggiunge qualcosa? Mah.

Comunque sono curioso, l’idea di partecipare a una conferenza sembra più interessante che non ciondolare inanemente su isole desertiche. Domani ti racconto.