Il giornalismo nel 2020

Jeff Jarvis predice il futuro dei giornali e del giornalismo tra 13 anni. In poche parole, linka e fatti linkare:

“If we create superb and unique journalism, the public will come to us when other news organizations, bloggers, search engines, and readers link to us. The link is the key to our survival and prosperity in the future. Thus, I believe, the newspapers of 2020 will need to both aggregate and be aggregated. They will point to what others do well and save the expense of doing it themselves. They will do what they do best so others will link to them.”

La sua visione non mi convince completamente, specie nella parte “ricette per sopravvivere”. Mi sembra corretto vedere Google come un nemico mortale dei giornali, ma l’idea di creare un proprio network pubblicitario alternativo a Google, e camparci, non mi pare più fattibile.

Personalmente credo che, se i giornali sono in crisi, il giornalismo invece è più vivo e vegeto che mai, e che nel mondo ci sia una grande fame di buon giornalismo e di buoni giornalisti. Credo che di internet debbano aver paura solo i mediocri.

Comunque: “Never prophesize, especially about the future

Nova100 e le tre fasi

“Qual’è la logica?” si chiede Roberto Dadda. “C’è bisogno di una logica?” mi chiedo io, e mi rispondo “No”.

Siamo su internet, quindi non ci sono problemi di spazio, non ci sono problemi di budget, l’unico ingrediente veramente necessario è la voglia di sperimentare, che credo non manchi a Luca de Biase, a Paolo Valdemarin e a tutte le persone coinvolte.

D’altra parte, si registra una precisa tendenza nei rapporti tra informazione e blogosfera, quella che Doc Searls chiama “la fase due”.

Nella fase uno, l’atteggiamento più comune è stato quello del “ragazzino lasciaci lavorare” detto con sufficienza, paternalismo e fastidio. Atteggiamento non generalizzato, che di giornalisti che avevano capito da subito io ne conosco tantissimissimi, ma insomma diciamo prevalente.

Il blog nel frattempo si è dimostrato capace di attirare pubblico e lettori. E quindi siamo passati alla fase due: le testate si attrezzano per ospitare blog sotto il loro ombrello di reputazione e qualità in cambio di traffico e pageview da rivendere agli inserzionisti. Ci sono qui molte scommesse, economiche e non, che sono tutte da verificare, su cui adesso non mi dilungo ma che potrebbero essere oggetto di un tuo prossimo post.

La fase tre inizierà quando questi blog si accorgeranno di non aver affatto bisogno dell’ombrello prottettivo di una testata “di prestigio”, e che anzi, quell’ombrello toglie il sole (ho fatto la battuta!), e mette più lacci che opportunità.

Nel caso specifico di Nova100, l’instaurarsi della fase tre dipende tutto dalla direzione del Sole24Ore, da come sapranno gestire eventuali conflitti, tipo: che succede se un blog della scuderia parla male della Confindustria?

Io per ora, e fino a prova contraria, sono ottimista.