Google rulez!

“In a world where everything seems to be for sale, why can’t advertisers buy better position in our search results? The answer is simple. We believe you should be able to trust what you find using Google.”

… inoltre noi crediamo che se trattiamo i nostri visitatori come pecore, essi tenderanno a smarrirsi rapidamente verso altri lidi.

Un aspetto qualificante della pubblicità di Google è la rilevanza rispetto alla chiave di ricerca. Se la pubblicità su internet mi fa incazzare così tanto, è perché esistono i mezzi per farla bene, e invece la si continua a fare “alla vecchia maniera”.

Topolino, contributi elettorali, e Eldred v. Ashcroft

Una oscura causa presso la Corte Suprema americana avrà profonde implicazioni sul nostro futuro. Come sempre, il diavolo è nei dettagli.

questo topo ha dato $ 6,3 M in contributi elettorali

Il copyright di Topolino doveva scadere nel 2003. Disney ha chiesto al Congresso una estensione di vent’anni: come convincente argomento ha portato 6, 3 milioni di dollari in contributi elettorali nella campagna 97-98. Tu non ci crederai, ma li ha convinti!

Il Congresso ha approvato, e Clinton ha firmato, il Sonny Bono Copyright Term Extension Act. Topolino non sarà di pubblico dominio prima del 2023.

Ora un gruppo guidato da Eric Eldred, la cui Eldrich Press offre accesso online a opere in pubblico dominio, vuole dichiarare incostituzionale questa legge. Dalla loro parte purtroppo non hanno contributi e donazioni, ma solo Thomas Jefferson e la Costituzione americana.

Trovi maggiori dettagli in questo interessante e ben argomentato articolo di Chris Springman.

The internet boom ritornerà…

W Brian Arthur…e sarà più forte del precedente, sostiene l’autorevole economista W Brian Arthur (Schumpeter Prize in Economics 1990; Guggenheim Fellow, 1987-88; Fellow of the Econometric Society, autore della celebre teoria degli Increasing Returns).

Se ne parla in questo articolo: i cicli tecnologici hanno sempre prodotto una bolla iniziale, seguita da una violenta caduta, seguita da una robusta ripresa.

Each revolution – industrial (1760-1820), railway (1825-1875), steel and electricity (1875-1920), manufacturing (1910-1970) – spawned stock market bubbles that subsequently burst.

‘If we lay the information revolution alongside the railway revolution, year for year, we’d now be somewhere around 1850 – just after the railway investment mania of 1845 and its crash in 1847,’ says Arthur. Within 65 years of that particular market bubble bursting, Britain was to see its railway network expand from 2,148 miles to 21,000 miles – and some serious money made.

According to economists who agree with Arthur, technology must become so user-friendly that people do not think twice about it. In that respect, the internet is being absorbed into everyday life, despite slow download times and quirky graphics.

Once the glitches are ironed out, so the theory goes, the real money will be made by the players left standing.

Che fine ha fatto IPv6?

Sono dieci anni ormai che le specifiche di IPv6 sono sul tavolo. Il nuovo sistema di numerazione degli indirizzi di internet è stato sviluppato in un momento in cui sembrava che non ci fossero più indirizzi disponibili. Poi è arrivato il NAT, e adesso gli indirizzi abbondano. Qui tutti i dettagli della situazione.

Una considerazione: un indirizzo IPv6 è composto dall’indirizzo della rete e dal MAC address della scheda di rete. Il MAC address è univoco (non ne esistono due uguali al mondo). Il problema della privacy dovrà essere riconsiderato. Windows XP già supporta IPv6.