la bella Arianna nel Bosco

Sì, insomma, la Bella Addormentata nel Bosco. Sto parlando di Arianna Dagnino, giornalista che scrive anche sul Corriere Economia.

E che sul sito di SMAU ci racconta di aver scoperto un fenomeno tutto americano che prima o poi arriverà anche da noi: i weblog!

Ringrazio Marco di Blog.it per la delazione e vi invito tutti a postare un link tipo questo: Arianna Dagnino ha scoperto i weblog!

Fatelo! Fatelo tutti! abbiate fede, Google ci è ancora amico, e magari ci aiuterà a svegliare la bella Arianna nel Bosco! Mai dire mai 😉

Grazie a Massimo per la segnalazione e l’idea. Ma esaminiamo per un attimo le premesse:

«Tra le affermazioni di un uomo-eroe, come Gesù, e alcune caratteristiche della Rete esistono sorprendenti assonanze. Frasi come “Di fronte a me siete tutti uguali” o “Quello che è mio è tuo” sintetizzano perfettamente l’uguaglianza e la condivisione che contraddistinguono Internet»

Arianna Dagnino, autrice del libro “Jesus Christ Cyberstar”

E ancora, il 25 luglio 2000, su Internet e dintorni del Corriere della Sera Arianna con una potente intuizione preconizzava il futuro della rete:

E IL PC DIVENTA UN UFFICIO VIRTUALE IN 3 DIMENSIONI

-e’ un software rivoluzionario che si scarica dalla rete in 10 minuti.

Lo ha creato Clockwise, una nuova azienda israeliana.

-una scrivania, una lavagna, spaziosi cassetti.

-tutto sembra vero, perfino il cielo che cambia colore dall’alba al tramonto.

“La vita non e’ stata concepita per essere a due dimensioni” spiega il ventottenne Nir Ronen, fondatore di Clockwise, la startup israeliana che ha creato il primo ambiente tridimensionale per pc (in seguito sara’ anche per Mac)

In pratica, grazie a questa rivoluzionaria applicazione il pc si trasforma in un mondo virtuale personalizzabile secondo i propri gusti…

…”La piattaforma e’ talmente realistica – aggiunge Natalie Lo – che chiunque la vede, soprattutto se si parla di portali e siti specializzati in commercio elettronico, e’ subito intenzionato ad utilizzarla, perche’ si rende conto che la fidelizzazione dell’utente qui puo’ essere altissima”

Arianna Dagnino

Dice il saggio: “Never prophesize, especially about the future!”

Freddy Kempf

Anche ieri sera concerto. Il giovane pianista Freddy Kempf ci ha presentato un programma con alti e bassi.

Inizio con Scarlatti, Sonata in re maggiore K119, sparata a grande velocità e grande volume: e il languore mediterraneo, la sensualità? niente da fare.

Poi Bach, con la stupenda Partita in mi minore n.6 BWV 830, bene nelle parti lente, poi malissimo nelle parti veloci troppo veloci e ancora fortissime.

Quindi il viandante di Shubert: La Fantasia in do maggiore D760 “Wandererfantasie”: bella musica, ma ancora nel presto Kempf corre corre corre e non sa dove.

Ho l’impressione che l’interpretazione venga sacrificata alla velocità e al furore: quando si infervora a suonare fortissimo e velocissimo, sembra non sappia più cosa stia suonando. A questo punto a me viene in mente in mente Roberto “mani di pietra” Duran, e il mio vicino Amedeo pensa piuttosto a “Bum Bum” Mancini.

Si finisce con Ravel, Gaspard de la nuit, che è stato il brano meglio riuscito della serata. L’interpretazione di Kempf mi è piaciuta davvero tanto, è mi è sembrato che l’avesse studiato e assimilato molto ma molto di più rispetto al resto. Avesse suonato solo questo, sarebbe stato un concerto perfetto. Ma chissà se gli artisti, e soprattutto gli artisti giovani, sono liberi di scegliersi il repertorio, o se devono sottostare alle richieste di musica più tradizionale…

Bis pestosissimo di Liszt.

Kremer, Meyer e Maisenberg a Milano

Ieri sera al Conservatorio di Milano trio con il violinista Gidon Kremer (Guarneri del Gesù ex David del 1730), la clarinettista Sabine Meyer e il pianista Oleg Maisenberg.

Concerto dedicato al Novecento, con il seguente programma:

Alban Berg:

4 Pezzi per clarinetto e pianoforte op 5

Arnold Shoemberg:

Fantasia per violino e pianoforte op. 47

Arnold Webern:

4 pezzi per violino e pianoforte op. 7

Igor Stravinski:

L’Histoire du Soldat – Piccola Suite per violino, clarinetto e pianoforte

Claude Debussy:

Prima Rapsodia per clarinetto e pianoforte

Maurice Ravel:

Sonata per violino e pianoforte

Bela Bartok:

Kontraste SZ 111

Che ti posso dire dei primi tre pezzi? Sono accomunati dal fatto che evitano sistematicamente di offrire il seppur minimo appiglio all’ascoltatore: niente ritmo, niente tonalità, niente melodia; dalle note precedenti non potrai mai prevedere la nota seguente, nè la sua durata, nè la sua intensità. Insomma non c’è “tensione”, mi è sembrato che la questa musica, nell’ansia di andare contro a tutto, non voglia andare da nessuna parte, ti scaraventi in mezzo al nulla e sia sostanzialmente indifferente allo spettatore, anzi forse direttamente ostile.

Diverso discorso con Stravinski e Bartok, che ti portano sì, ma in un viaggio fantastico dove la normalità, la convenzionalità sono solo apparenze di cui impari presto a non fidarti.

Ancora diverso Debussy: il viaggio si svolge sui solidi binari della struttura classica, lo spettatore/viaggiatore è libero di appoggiarsi allo schienale e godersi panorami di grande bellezza.

Insomma hai capito che a me non piace il Novecento. Ma mi fa bene ogni tanto ascoltarlo, e quindi non mi lamento. Ieri sera poi gli interpreti erano di primissimo livello, quindi…

Significativamente, il bis è stato un valzerino di campagna vagamente Casadei, a scherzoso indennizzo.