Radio Internet è fantastica, ma:

Magnatune, l’etichetta musicale indipendente dalla parte degli artisti, è il mio fornitore preferito di musica classica online. Il loro modello di business è semplice: il prezzo lo decide l’acquirente e metà va all’artista.

Se mi permetti un consiglio, ascoltati le Suites di Bach per violoncello eseguite da Vito Paternoster, di gran lunga superiori a tanta robaccia con più nome e meno sostanza.

Comunque: il boss di Magnatune, Buckman, ha un blog, e oggi racconta che deve chiudere il suo canale radio via Shoutcast, che gli costa troppo e non gli porta vendite:

Since the cost of running Internet radio are very high — $5000 per month in bandwidth for just 2000 listeners, and either not many new people are able to get on, or else the existing ones are not motivated to buy, I’ve decided to permanently discontinue our shoutcast feeds.

Due dollari e mezzo per ogni ascoltatore al mese! Sembrano pochi se trasmetti un’ora al giorno per cinquanta persone, ma se i numeri aumentano diventa un bagno di sangue (e soprattutto non c’è modello di business da cui recuperare l’investimento).

Mi sembra evidente che la radio come trasmissione dal vivo uno-a-moltissimi ancora non funziona su internet. Una speranza potrebbe essere la radio peer to peer, di cui però ignoro tutto. Mi metterò a cercare con Google, ma prima volevo chederti: qualcuno l’ha già usata? Ne sai qualcosa? Serve?

Vint Cerf a Freedom to Connect

Il padre del TCP/IP tra l’altro ha detto:

“My initial job was getting IP on everything. That’s been done by now. IP is on every device from the smallest handheld to the largest supercomputer.

Now we need IP under everything”

Oggi IP mi supporta quasi tutta la posta, quasi tutte le notizie, tutta la radio e la musica registrata in generale, buona parte della televisione, parte dei film (il grande schermo è insostituibile), parte delle telefonate.

Direi che quasi ci siamo.

Crude oil refining capacity, 1970 – 2002

Leggevo su Reuters i commenti di Alan Greenspan sull’andamento del prezzo del greggio:

Greenspan said the high oil prices of recent months had slowed oil demand growth, although “only modestly,” contributing to a faster pace of oil inventory building.

He added that stockpiling could pick up further as producers seek to cash in on the higher prices future oil deliveries command.

“If sustained, these market technicals could encourage enough of an inventory buffer to damp the current price frenzy,” Greenspan told an oil refiners’ conference in San Antonio via satellite.

Insomma spera ancora nel miracolo. Ma più avanti, e questa mi sembra più interessante, Greenspan si dichiara preoccupato dalla mancanza di investimenti:

He said while supplies and productive capacity were rising, the investment needed to bring the oil to market had fallen short of what was needed to meet fast-growing demand, especially in China. In addition, he called a lack of world refining capacity “worrisome.”

Allora sono andato a cercare qualche informazione su Google, e ho trovato questi dati ufficiali con i relativi grafici, da cui si vede che dagli anni ’80 l’industria del petrolio ha smesso di aumentare la sua capacità di raffinare greggio.

Come mai? Sanno molto bene, e da tempo, che gli 82 milioni di barili al giorno sono il picco che quest’anno si è toccato e che mai più si raggiungerà.