Lontano da internet e da tutto

Ho trascorso le ultime settimane lontanissimo da internet, in posti con connessione sparsa, complicata o addirittura assente. Gli abitanti locali, figurarsi, non hanno mai sentito parlare del web numerato, non conoscono nessuno dei socialcosi che mi sono tanto mancati e anzi, mi guardavano come un marziano quando ne parlavo.

Non c’è da meravigliarsi: se non fai il turista, se appena ti interessi un poco alla vita di questa gente, scopri che hanno problemi molto più seri di cui disperarsi: il lavoro che si è perso, il lavoro che si sta per perdere, lo stato che intralcia e non aiuta; il tutto senza nessuna prospettiva e anzi con la paura del futuro che incombe.

Insomma, la vita non è facile oggi, in Lombardia.

The Problem with Twitter

In Beyond Social Media, Doc Searls offre alla nostra attenzione questa tabellina:

Servizio

Open Protocol

email

SMTP POP3 IMAP MIME

blog

HTTP XML RSS Atom

podcast

RSS

instant messaging

IRC XMPP SIP/SIMPLE

twitter

facebook

friendfeed

Dice Doc:

“Personal and social go hand-in-hand, but the latter builds on the former.

Today in the digital world we still have very few personal tools that work only for us, are under personal control, are NEA, and are not provided as a grace of some company or other. (If you can only get it from somebody site, it ain’t personal.) That’s why I bring up email, blogging, podcasting and instant messaging. Yes, there are plenty of impersonal services involved in all of them, but those services don’t own the category. We can swap them out. They are, as the economists say, substitutable.”

Come al solito, la discussione prosegue anche su friendfeed.

Dai retta al tuo istinto

Hai presente quel formicolio dietro la nuca che senti quando ti stanno per fregare? Nel mio caso è legato a parole o frasi che fanno scattare il rivelatore a fondo scala. Me ne appunto qui alcune, in ordine sparso (se vuoi puoi contribuire).

ACME Bullshit Detector

Se non c’è ascolto, non c’è conversazione

A pelle, non mi piace la distinzione tra conversazione collaborativa e competitiva fatta da Luca De Biase. La parte più qualificante della conversazione non è il dire, ma è l’ascoltare con attenzione, rispetto ed empatia l’interlocutore che hai davanti. Se non c’è ascolto, non c’è conversazione.

Sulla base di questa definizione, ci sono le conversazioni, e poi ci sono (scusa il tecnicismo) gli stronzi. Il bello di internet non è che elimina gli stronzi, è che non ti obbliga a seguirli.

RomagnaCamp: il mio intervento

Presentare a un barcamp appena uscito dal mare, a piedi nudi e con il costume bagnato, indossando la maglietta confusa (ho le prove)? Non ha prezzo.

Il mio intervento, dal pretenzioso titolo “Identità Anonimato Rete” è cominciato proponendo allo scarso ma sceltissimo pubblico la seguente riflessione:

Nella vita reale è normale avere identità diverse in ambiti diversi e
in luoghi diversi: familiare, lavorativo, eccetera. Queste diverse identità sono favorite dalla difficoltà di circolazione delle informazioni analogiche, che permettono di creare compartimenti stagni.

Ma in rete le informazioni circolano molto più velocemente. La rete è il “villaggio globale”, e nel villaggio globale si riproducono gli stessi meccanismi del piccolo villaggio di campagna, dove tutti conoscono tutti intimamente, e non esiste l’anonimato.

“In rete non è più possibile nascondere il fatto che sei un cretino”

Riflessione banalotta quanto vuoi, ma che ha innescato una interessante discussione tra i partecipanti, durante la quale io mi sono limitato a passare il microfono a chi voleva intervenire.

A un certo punto si è passati a parlare del famoso “rumore” delle reti sociali, come riporta Marco Traferri nel suo post e nei relativi commenti. Io ho vigorosamente sostenuto che non c’è nessun rumore; piuttosto c’è chi, fraintendendo il mezzo, aggiunge vagonate di amisci sconosciuti che finiscono per dargli solo fastidio. Insomma, chi è causa del suo mal eccetera eccetera.

Aggiornamento:
Stimolato dal post di Francesco, preciso che, parlando del villaggio globale mi riferivo alla inevitabile convergenza, su internet, dei profili “da cazzeggio” e “lavorativo”. Avrei voluto affrontare anche il tema dell’anonimato, ma la discussione ha preso una piega diversa, e poi è finito il tempo.