Una volta il lavoro di lobbying o di PR era più semplice: catturare l’orecchio e l’attenzione delle persone influenti, e far arrivare loro il messaggio.
Il lavoro si è molto complicato, oggi che ognuno può dire la sua per colpa del web. Mentre uno è lì che controlla il messaggio, gli salta fuori dal nulla un blogghettino da due soldi che invece dice tutta un’altra cosa, e tutti a leggere il blogghettino e a ignorare il costoso sito istituzionale; al facoltoso cliente che gli si racconta? Son dolori.
Capisco allora che in certi ambienti si senta ancora l’esigenza di individuare il blogger influente, nella speranza che tutto torni a funzionare come prima; ma non è più così. Per non parlare del fatto che la blogosfera è sempre più marginale rispetto alla sempre più fitta rete di relazioni che si creano sulle reti sociali.
(A margine: se tra i milioni di blog italiani analizzi quei cinquecento che leggevano Massimo Mantellini, scopri che Mantellini era molto letto: chi l’avrebbe mai detto).
E’ bene ripetere ogi tanto che noi, che non abbiamo niente da vendere, non siamo qui per influenzare ma per esprimerci e per avere relazioni tra amici; e gli amici che cercano di venderti qualcosa sono quelli che perdi senza rimpianti.
E poi vale sempre il postulato del rinoceronte scorrevole:
La vera misura dell’autorevolezza è la quantità di stronzate che posso scrivere impunemente, prima che si sappia che sono un cretino.
