Aziende al barcamp, cogliete l’occasione.

All’inizio qui era tutta campagna e non ci sono più le mezze stagioni, e ultimamente capita spesso che aziende sponsorizzino barcamp e ottengano il loro bello spazio da 30 minuti. Spazio che normalmente viene utilizzato alla moda del venditore da fiera: quanto siamo belli, quanto siamo bravi, come avete fatto a vivere fino ad ora senza di noi.

Una volta, davanti a una platea composta in gran parte da professionisti del web, un signore ha spiegato nel dettaglio come si faceva ad iscriversi al suo socialcoso poco usato, mentre lo scelto pubblico dormiva, si disinteressava, rotolava gli occhi al cielo e scambiava commenti sarcastici su Twitter. Molti scappavano in corridoio a fare due chiacchiere interessanti con qualcuno.

E’ per questo che al mio barcamp non vorrei assegnare più di 5 minuti alle presentazioni commerciali. Mi sembrano più che sufficienti a informare sulle nuove iniziative, senza annoiare.

Certo che se io fossi stato quell’azienda di socialcosi, avrei approfittato dei trenta minuti per raccontare le cose che non funzionano e chiedere suggerimenti, idee, consigli allo scelto pubblico, che occasioni così mica capitano tutti i giorni.

Quando organizzerò un barcamp, sarà così

A scanso di equivoci e fraintendimenti, premetto che non voglio affatto criticare chi ha organizzato gli ultimi barcamp, e anzi li ringrazio per gli sforzi profusi e per la splendida grace under pressure che hanno dimostrato.

Neanche penso che la mia visione del barcamp sia la unica possibile, anzi ben venga la varietà e le differenti esperienze.

Comunque, quando riuscirò ad organizzare un barcamp sul lago di Como, se mai ci riuscirò, vorrei che avesse queste caratteristiche:

  • L’ambiente sarà composto da una grande sala di decompressione e da quattro salette per le presentazioni, separate e chiuse da una porta. Nelle salette ci saranno una trentina di posti a sedere, più qualche posto in piedi.
  • Ogni saletta sarà gestita da un responsabile della sala che curerà la successione degli interventi e il buon andamento dei medesimi.
  • Le iscrizioni saranno a numero chiuso, determinato dalla capienza effettiva e dalla data di iscrizione. All’atto dell’iscrizione, il partecipante dichiarerà anche il titolo o l’argomento del suo intervento.
  • Non saranno accettati partecipanti che non presentino qualcosa, o che non partecipino in qualche modo a una presentazione o non collaborino praticamente all’organizzazione.
  • Le presentazioni si svolgeranno in quattro periodi, separati da un intervallo principale per il pranzo e due intervalli più brevi a metà mattina e metà pomeriggio.
  • Le presentazioni dureranno 30minuti. Le presentazioni di carattere commerciale dovranno essere preventivamente laikate da un congruo numero di iscritti che si dichiara interessato (almeno dieci? venti? di più?) altrimenti otterranno 5 minuti all’interno di un apposito spazio Ignite.
  • (aggiunto in base ai commenti) Le presentazioni saranno composte da una introduzione di non più di 10 minuti seguita da una discussione con i partecipanti

Che ti pare, ci verresti a un barcamp così?

RomagnaCamp: il mio intervento

Presentare a un barcamp appena uscito dal mare, a piedi nudi e con il costume bagnato, indossando la maglietta confusa (ho le prove)? Non ha prezzo.

Il mio intervento, dal pretenzioso titolo “Identità Anonimato Rete” è cominciato proponendo allo scarso ma sceltissimo pubblico la seguente riflessione:

Nella vita reale è normale avere identità diverse in ambiti diversi e
in luoghi diversi: familiare, lavorativo, eccetera. Queste diverse identità sono favorite dalla difficoltà di circolazione delle informazioni analogiche, che permettono di creare compartimenti stagni.

Ma in rete le informazioni circolano molto più velocemente. La rete è il “villaggio globale”, e nel villaggio globale si riproducono gli stessi meccanismi del piccolo villaggio di campagna, dove tutti conoscono tutti intimamente, e non esiste l’anonimato.

“In rete non è più possibile nascondere il fatto che sei un cretino”

Riflessione banalotta quanto vuoi, ma che ha innescato una interessante discussione tra i partecipanti, durante la quale io mi sono limitato a passare il microfono a chi voleva intervenire.

A un certo punto si è passati a parlare del famoso “rumore” delle reti sociali, come riporta Marco Traferri nel suo post e nei relativi commenti. Io ho vigorosamente sostenuto che non c’è nessun rumore; piuttosto c’è chi, fraintendendo il mezzo, aggiunge vagonate di amisci sconosciuti che finiscono per dargli solo fastidio. Insomma, chi è causa del suo mal eccetera eccetera.

Aggiornamento:
Stimolato dal post di Francesco, preciso che, parlando del villaggio globale mi riferivo alla inevitabile convergenza, su internet, dei profili “da cazzeggio” e “lavorativo”. Avrei voluto affrontare anche il tema dell’anonimato, ma la discussione ha preso una piega diversa, e poi è finito il tempo.

RomagnaCamp, son tornato!

Ho appena messo piede in casa dopo un viaggio molto tranquillo. Il traffico era intenso ma senza intoppi, e i miei tre compagni di merenda mi hanno tenuto compagnia russando sonoramente per tutto il viaggio.

Ringarazio Luca Sartoni e tutti quelli che lo hanno aiutato a organizzare il RomagnaCamp. Ringarazio Elena che ci ha riempito di premure affettuose. Ringrazio Palmasco per l’idea del golfino e per la passeggiata in spiaggia. Ringrazio Piero per avermi portato i saluti di suo padre. Ringrazio tutti quelli a cui ho stretto la mano e con cui ho scambiato due parole.

ATTENZIONE:
Ricordo a tutti quelli che hanno scattato foto o registrato filmati, di partecipare al concorso fotografico indetto da Massimo Mantellini, inviando tutto il materiale, possibilmente ad alta risoluzione, direttamente alla sua casella di posta elettronica. Ci sono in palio premi favolosi 😉