Cambiamenti

Mentre seguivo il feed video di BloggerCon, pensavo che sono cambiate parecchie cose da quando mi sono connesso per la prima volta a BIX nel 1984 (telefonando negli USA con un modem a 2400bps: non pagavo io la bolletta). Stesso pensiero è venuto a Kevin Marks:

“Being able to do a live broadcast to the world on a whim with the contents of my backpack, an ethernet cable and a friendly server in Japan is something I would not have predicted when I started working for the BBC in 1988 – especially as I was also using the same computer to share wireless connectivity with half the room, to chat with people on 3 continents, and to write and debug code in the session.”

Deflating The Blog Bubble

Dopo gli entusiasmi di BloggerCon, Oliver Willis ci riporta con i piedi per terra:

During one of the Saturday sessions a member of the audience referred to the assembled crowd as “utopia”. Now, yes, I loved the blog camaraderie but quite frankly I don’t want to be the only black person in utopia. I was the only black person in that room, and was one of a few minorities. I’m not whining about that, but simply stating the fact that a technology that is mostly the pursuit of upper middle class white males does diddly to change the real world. I’m a geek through-and-thorough but when I hear tooth gnashing about issues like copyright as if they were the most important issue in the world – it tells me that the blog world is somewhat out of touch.

Tanto perché nessuno si creda che qui stiamo cambiando il mondo.

Il blog non è la televisione

Botta:

“L’altro punto riguarda la soglia di visibilità (o di ingresso) che anche nei blog, come nella migliore tradizione del web, è ormai diventata altissima. Per un nuovo blogger che si voglia far conoscere non resta che mandare e-mail con preghiera di segnalazione a qualche blogger ‘famoso’, in grado di regalargli almeno i warholiani 15 minuti di notorietà”

e risposta:

“ogni centro è periferia di un altro centro”

La notorietà non è una categoria applicabile ai blog: almeno, non restando seri.

Weblogs in Presidential Politics

Interessante dibattito a BloggerCon con i responsabili dei blog dei candidati democratici alle elezioni presidenziali americane. Ridotti i pixel del video, l’audio funzionava molto bene.

Con il loro blog, i candidati fanno fund-raising con un certo successo. Forte obiezione: ma quei soldi poi li spendono in televisione! Perché non sul web? Perché il web non conta nulla, e i blog meno ancora. Bush spenderà $200.000.000 in televisione per le primarie del partito, dove non ha oppositori.

E perché i candidati non bloggano di persona? Perché non hanno tempo. Balle! La scusa “non ho tempo” non ha mai funzionato: se ti rompi una gamba, il tempo per andare in pronto soccorso lo trovi o no? Piuttosto ammettete che è una questione di priorità. Il fatto è che la gente si aspetta che loro bloggino sul loro blog, appunto.

BloggerCon

E’ online il webcast della conferenza, ma non funziona molto bene. Spero sia possibile scaricarsela in un secondo tempo.