Il lungolago di Como: mobilitazione

La magistratura ha aperto una inchiesta sul muro. Se verrà promossa una class action contro il Comune di Como, come io spero, mi iscriverò senz’altro come parte lesa.

Nel frattempo la lista civica di opposizione raccoglie firme da presentare in comune. L’operazione è simbolica, ma i simboli hanno la loro forza e quindi ho firmato. Tanto più che un gazebo era proprio sotto casa.

Il muro - le reazioni da destra

Quello che non ho ancora capito ma vorrei tanto sapere è questo: chi ha modificato il progetto originale, perché lo ha fatto, chi ha approvato la modifica.

Il nuovo lungolago di Como: a che servono le paratie

Tu, foresto, potresti dire: “ok, il lago non si vede ma adesso hai le paratie che ti proteggono dalle esondazioni del lago”.

La risposta è “no”, e te lo spiego con un disegno (grazie, Google Earth):

Paratie

Ho marcato in rosso la zona delle paratie: sono meno di 200m di fronte lago. Lo vedi da solo che non servono a niente. Tu chiederai: ma certamente quella è la zona più bassa? No, la zona più bassa è alla sinistra delle paratie, di fronte a Piazza Cavour. Da Piazza Cavour il lago è libero di entrare e di aggirarle.

Tieni presente che quando il lago esonda, l’acqua entra in città soprattutto da sotto, non da sopra. Le cantine di molti miei amici si allagano anche senza che il lago entri in città.

Come si faceva una volta? Coi sacchetti di sabbia. Quanti sacchetti di sabbia ci compri con quindici milioni di euro?

Più penso a questa cosa, più mi pare irreale.

Il nuovo lungolago di Como: il lago non si vede più

Questa è davvero sublime. A Como stanno rifacendo il lungolago, allargando il marciapiede. Non sapevo (ma pare neanche il Sindaco) che il progetto comprende un bel muro che separa il lago dalla passeggiata, e lo nasconde alla vista.

Non ci posso credere, adesso esco e vado a vedere con i miei occhi.

Aggiornamento: è peggio di come pensavo
Sono appena stato al lago e ho fatto qualche foto. Prima di tutto, all’esterno della recinzione dei lavori l’opera viene presentata nei dettagli. Questo pannello mostra com’è adesso il marciapiede e come sarà a fine lavori. L’estensione del marciapiede è a livello della vecchia pavimentazione in porfido. La signorina guarda intenta il lago, e si presume che lo veda.
Il muro - cosa ci hanno venduto

E invece – sorpresa! Il lago non si vede affatto: questa foto è stata scattata a 1.75m di altezza dal marciapiede, attraverso una finestrella pro-umarell:
Il muro - questo è quello che si vede dalla strada

Su un’altra finestra, qualcuno ha lasciato un ricordo della bigiata, e qualcuno si è posto la domanda:
Il muro - cosa ci stanno rifilando

Mentre facevo queste foto, una delegazione di notabili era entrata a vedere di persona l’orrore che avevano svaporatamente approvato poco prima. Il commento generale sembra essere “ma io non ne sapevo nulla”, come se questo non fosse una aggravante. Un gruppo di giornalisti e fotografi immortalava l’evento, e sicuramente domani ne parleranno i giornali locali.
Il muro - domani ne parlerà la stampa

Tra parentesi, ho notato con interesse che l’inviato della Provincia aveva una telecamerina con cui intervistava al volo i passanti: complimenti, sicuramente c’è sotto la mano del Giorgio.

Per finire, un signore intervistato diceva “i nomi, voglio i nomi, voglio sapere chi è stato a fare questa [epiteto irripetibile]”. E quindi ecco i nomi, a futura memoria di Google:
Il muro - chi è stato e cosa ci è costato

Importo complessivo del progetto: € 15.763.310,39 [e trentanove centesimi!]

Progettisti:
Prof. Ing. Ugo Maione
Ing. Carlo Terragni
Ing. Renato Conti

Interrogati, diranno che loro non ne sapevano niente, che il muro è stato tirato su autonomamente da un operaio extracomunicario di una impresa sub-subappaltatrice, a causa della sua esuberanza giovanile.

Il plagio è morto

Pensierino su un appunto di Luca Sofri:

Alla base del plagio c’era la sproporzione: io sono grande e grosso e visibile, se copio da un piccolo e oscuro, nessuno se ne accorge; se il piccolo protesta, nessuno lo sente.

Il web invece offre uguale pulpito e uguale rintracciabilità a tutti. Senza sproporzione, il plagio è morto, e al suo posto c’è il link, oppure la figura di merda (scusa il tecnicismo) come quella di Repubblica.

Aziende al barcamp, cogliete l’occasione.

All’inizio qui era tutta campagna e non ci sono più le mezze stagioni, e ultimamente capita spesso che aziende sponsorizzino barcamp e ottengano il loro bello spazio da 30 minuti. Spazio che normalmente viene utilizzato alla moda del venditore da fiera: quanto siamo belli, quanto siamo bravi, come avete fatto a vivere fino ad ora senza di noi.

Una volta, davanti a una platea composta in gran parte da professionisti del web, un signore ha spiegato nel dettaglio come si faceva ad iscriversi al suo socialcoso poco usato, mentre lo scelto pubblico dormiva, si disinteressava, rotolava gli occhi al cielo e scambiava commenti sarcastici su Twitter. Molti scappavano in corridoio a fare due chiacchiere interessanti con qualcuno.

E’ per questo che al mio barcamp non vorrei assegnare più di 5 minuti alle presentazioni commerciali. Mi sembrano più che sufficienti a informare sulle nuove iniziative, senza annoiare.

Certo che se io fossi stato quell’azienda di socialcosi, avrei approfittato dei trenta minuti per raccontare le cose che non funzionano e chiedere suggerimenti, idee, consigli allo scelto pubblico, che occasioni così mica capitano tutti i giorni.