Banda larga: e in Italia?

Così mi chiedevo in un precedente blog. Ora trovo su Punto Informatico la notizia che una apposita commissione governativa, una task force voluta dal Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie Lucio Stanca (ex-presidente di IBM EMEA), è arrivata alla rapida conclusione che la banda larga ci vuole proprio.

Sorprendente davvero! Che fenomeni! Ma la cosa pubblica ha i suoi tempi e le sue regole, misteriose per noi umani: quindi bando alle facili ironie.

la faccia in gioco

Lasciateci lavorare? Prego si accomodino. Fatti e non parole? Assolutamente d’accordo. Avete bisogno di una mano? Sono qui. Su queste cose il Ministro si gioca la faccia, la reputazione, e le prossime elezioni.

Blog e disintermediazione

Bell’articolo di Henry Jenkins del MIT Technology Review, sul fenomeno blog.

Prima di tutto: Blogger (che non è l’unico) si avvicina ai 400.000 utenti registrati, con circa 1.500 nuovi utenti al giorno. Questo vuol dire che tra poco saremo milioni! Questo grazie alla larga banda, ai nuovi strumenti che rendono facilissimo pubblicare, ma soprattutto alla nostra voglia di parlare di quello che ci interessa, e di ascoltare storie interessanti.

Jenkins si rende conto che il fenomeno rivoluzionerà il mondo dell’informazione, ma non spinge la sua analisi abbastanza a fondo. Si immagina quindi un futuro in cui da una parte avremo l’informazione commerciale, concentrata nelle mani di pochi potenti, che detta le notizie globali; e dall’altra parte una informazione “dal basso” che digerisce queste notizie globali e le trasforma in storie locali:

Ultimately, our media future could depend on the kind of uneasy truce that gets brokered between commercial media and these grass-roots intermediaries. Imagine a world where there are two kinds of media power: one comes through media concentration, where any message gains authority simply by being broadcast on network television; the other comes through grass-roots intermediaries, where a message gains visibility only if it is deemed relevant to a loose network of diverse publics. Broadcasting will place issues on the national agenda and define core values; bloggers will reframe those issues for different publics and ensure that everyone has a chance to be heard.

Questa mi sembra una visione troppo timida. Naturalmente ho risposto, e gli ho detto:

Imagine instead a world where “commercial media” does not exist anymore. Too radical? Don’t think so.

I see a trend: more and more, brokering content is no longer perceived as something you pay for. All those newspapers which are freely readable on the net tell me so. Are they paid by ads? Banners? Not at all, as many are discovering. Ads can be easily skipped, and nobody *worth contacting* clicks a banner. Will they request a subscription fee? Ha! They would lose viewers immediately. In favour of other free content, readily available at the blog nearest to you.

Commercial media is dead. Start your blog. If you are interesting, I may link to you.

A parte la facile battuta, davvero io credo che grazie a internet l’informazione non è più una merce che ci si aspetta di pagare. Tanto per fare un esempio, vuoi che ti venda una enciclopedia? Una Treccani in 36 volumi come nuova poco usata? Non la vuoi perché preferisci Google, che è gratis.

Stesso discorso per le notizie: leggi il giornale su internet perché è gratuito, e se fosse a pagamento ne faresti tranquillamente a meno. Mille altri sono disponibili, tutti gratis, tutti in qualche modo interessanti.

E i blogs? ancora più interessanti. Ti raccontano il Summit di Davos, il Social Forum, le Olimpiadi, ma da dentro. Sono liberi di dire quello che davvero gli passa per la testa, non devono ossequiare nessun inserzionista, non hanno padrini politici, non perseguono una strategia globale di conquista e predominio sui nostri cervelli.

Un girnalista normale legge una riga di agenzia e ci scrive un articolo di duecento parole inventandosi tutto di sana pianta. Un giornalista buono si reca sul luogo, intervista i protagonisti, e poi riassume il tutto in poche battute ad effetto, stravolgendo completamente i fatti. Il loro mestiere è vendere carta (o intermezzi pubblicitari), non informare.

Tramite i blog, i protagonisti ti parlano direttamente, ti spiegano le cose in dettaglio e con passione. Questa è disintermediazione, baby!

Guarda la colonna qui a sinistra. Tutta gente che io leggo con grandissimo interesse, da cui ogni giorno imparo qualcosa, di cui rispetto le opinioni anche quando non le condivido. Per me sono tutte voci autorevoli. Invece quanti giornalisti, tra stampa, radio e televisione, io ammiro? Forse cinque in tutto.

Spam telefonico, e suoi rimedi

Giuro, l’ultimo blog e poi spengo il PC. Grazie a Jish, ho trovato questo

suggerimento su come gestire le vendite telefoniche, quelle che ti interrompono durante la cena, da uno che era dall’altra parte del telefono e adesso è pentito.

Se tu gli attacchi il telefono dopo due secondi, fai il loro gioco, e gli permetti di fare rapidamente quelle cento telefonate che bastano a trovare il singolo poverino che invece comprerà qualcosa.

Ma tu interrompi subito e dici “Resti in linea, per favore”. Poi poggi la cornetta di fianco al telefono e ritorni alle tue cose. Tanto pagano loro: puoi tenerli in attesa anche venti o trenta minuti. Se tutti facessero così, non riuscirebbero a fare più di dieci chiamate all’ora, e non sarebbe più conveniente.

Trovo particolarmente irritanti quelli delle agenzie immobiliari che “Mi scusi, io vorrei venire ad abitare nel suo quartiere, non conosce di qualche casa in vendita dalle sue parti?”.

GPRS gratis?

Quando sembra troppo bello per essere vero, io sospetto la fregatura. Che ci vuoi fare, mi viene istintivo…

Allora, la Omnitel mi fa questa offerta fantastica: dammi 10,33 euro subito, e ti faccio andare su internet gratis fino al 22 aprile sul tuo GPRS.

Il WAP è morto a causa della connessione lentissima (9Kbps) e del prezzo altissimo: il GPRS promette una connessione a 56Kbps e prezzi più abbordabili. E scaduta l’offerta, la connessione ti costa 0,03 euro/kbyte. Mi sembra caro.

Faccio una veloce ricerca su internet e trovo la stessa notizia su Punto Informatico, ma questa volta con i commenti dei lettori.

I titoli dei commenti sono “io l’ho disdetto“, “cordoglio per la morte del GPRS“, “truffa“. Accidenti! Allora non è tutto rosa e fiori! Il commento di Nazareno rimanda all’interessante sito dell’Osservatorio Personal Communication, dove puoi eseguire il test della tua connessione GPRS, ma soprattutto vedi il risultato complessivo di tutti i tests (con relativo grafico):la media è di 20,1Kbps (dati aggiornati al 12 dicembre 2001).

Che te ne pare? il GPRS non mi riempie più di così tanto entusiasmo. Non sarò un early adopter, e forse neache un late adopter. E sempre meno credo nella capacità delle società telefoniche di tirare fuori qualcosa di veramente utile per me.

PERL Job Search

Cerco un bravo docente per un corso di PERL in Lugano: sei capace? ne hai già fatti?

Lasciami un commento, fammi sapere. Paga interessante, in Franchi Svizzeri.

Se il cliente è soddisfatto, potrebbe essere il primo di una lunga serie.