La mia lezione di portoghese

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Vantaggio Microsoft

Per favore, vai al sito Microsoft e leggiti i termini delle nuove licenze “Upgrade Advantage” che entrano in vigore dal 1 Agosto. Se capisci esattamente come funziona, ti prego di tornare qui e aggiungere un commento di spiegazione.

Credo di aver afferrato che se vuoi aggiornamenti li dovrai pagare. Ho paura che dal primo agosto i Service Packs smetteranno di chiamarsi “soluzione di bachi che non avrebbero mai dovuto esserci in un prodotto così caro” e si chiameranno invece “aggiornamenti a pagamento“. L’articolo di InternetWeek non è chiaro, ma riporta i significativi commenti della clientela:

“A couple readers said the new terms make a good case for sticking with older versions of Microsoft software that were installed—and paid for—years ago. “Right now, we’ve gone five years on Office 97 and no one, not even Microsoft, says we MUST upgrade. We are happy with this product. Under Microsoft’s plan, we would have paid for this product three times,” wrote Randy Overman, network system administrator at the Texas Municipal League.”

Il Pirellone e la catena degli eventi

In un incidente non c’è mai un rapporto diretto causa/effetto, ma sempre una catena di eventi che portano al disastro finale. Piccole dimenticanze, innocue distrazioni o errori che da soli non causerebbero nulla, si rivelano fatali quando si assommano. Occorre quindi stare sempre all’erta.

il grattacielo Pirelli


Prendi ad esempio le nostre strade, con circa 60 morti a settimana, e pensa per un attimo a che addestramento alla sicurezza riceviamo assieme alla patente. L’unica volta che ho dovuto fare una frenata di emergenza, come un fesso ho premuto a fondo con entrambi i piedi, e la macchina non si è fermata più…

Invece un pilota di aerei riceve un preciso addestramento alla gestione delle emergenze, e sa cosa fare in caso di pericolo. Esistono delle procedure, delle check-lists, e il pilota addirittura le legge ad alta voce per essere certo di non aver dimenticato niente. Ad esempio:

Electrical Fire in Flight

  1. Master Switch — OFF
  2. All Other Switches (except ignition switch) — OFF (includes radio power, pitot heat, radios, lights, and electrical equipment)

Questo è quello che ha fatto Luigi Fasulo: ha spento tutto. Un giornalista a caccia di sensazionalismi direbbe: “per nascondersi al radar”. Un pilota dice: “evidentemente aveva un problema elettrico, forse anche con fumo a bordo”

A questo punto il pilota è solo con le sue decisioni, non sente la radio e ha un problema: atterrare subito, prima che la situazione peggiori. Ma a Linate gli avevano già detto di aspettare: quindi decide per l’alternato.

Un pilota in atterraggio ha sempre pronto un aeroporto di riserva, e per Fasulo l’alternato è Bresso: è vicino 6 miglia, ha un’ottima officina di riparazione, non è affollato dall’aviazione commerciale.

Ora se chiedi a un pilota privato come atterrare a Bresso proveniente da Linate, ti risponderà come fanno tutti: “Facile! Allora tu fai rotta verso il Pirellone, che si vede bene anche con foschia, e all’altezza di Bresso viri a destra e sei in finale per la pista 36”

Questo è quel che ha fatto Fasulo: ha puntato il Pirellone, ha messo l’autopilota e si è dedicato al suo problema immediato: far scendere e bloccare il carrello per l’atterraggio, con la procedura manuale “a manovella”.

Avrà dovuto ridurre la velocità, altrimenti la resistenza dell’aria sarebbe stata troppo forte. Stiamo parlando di una manciata di secondi: non si sarà accorto della perdita di quota, avrà perso tempo con il carrello, si sarà sentito male, e le sei miglia tra Linate e il Pirellone erano già finite. Non sapremo mai com’è andata esattamente.

Questo è quello che dirà il rapporto della commissione d’inchiesta, tra qualche mese, quando non interesserà più a nessuno. Trafiletto in ventesima pagina.

Ottocento italiano a Torino



Oggi ero a Torino. Prima tappa, la mostra a Palazzo Cavour: “Dal Vero – Il paesaggismo napoletano da Gigante a De Nittis“. Mostra molto ben organizzata, ottima scelta di opere, ottima disposizione. Dal catalogo:

“Una prima sezione (dagli anni ’20 agli anni ’50 dell’Ottocento) esamina un periodo in cui convivevano il “paesaggismo storico” di Beniamino De Francesco e del giovane Giuseppe Palizzi e la più moderna “Scuola di Posillipo” (Giacinto Gigante, van Pitloo, Teodoro Duclère, Consalvo Carelli).

Una sezione centrale (anni ’50 e ’60) è dedicata all’indagine sulla luce e sulle premesse della “macchia”, nel momento in cui comincia l’esperienza integralmente verista dei fratelli Palizzi – maturata a contatto con i rappresentanti della Scuola di Barbizon.

La terza e ultima sezione riguarda infine lo sviluppo della “pittura dal vero” in direzione della visione sintetica “a macchia” elaborata da Michele Cammarano nella sua fase matura e soprattutto dalla cosiddetta “Scuola di Resina”.

Poi, nella zona del Balòn, il mercato di antiquariato, roba vecchia e ciarpame più famoso della città, invaso periodicamente da bancarelle piene delle cose più incredibili, per pranzare alla Trattoria Valenza (Via Borgodora 39, tel. 011 5213914, chiuso la domenica), dove con € 68,00 abbiamo mangiato benissimo in quattro. Abbiamo cercato di carpire il segreto del “caffè della casa” ma il Signor Walter è stato irremovibile.

La mostra sul paesaggismo continuava idealmente alla Galleria d’Arte Moderna, con la bellissima mostra temporanea “De Nittis e la pittura della vita moderna in Europa” che mostrava invece il De Nittis parigino, ritrattista di volti, di strade e di vita cittadina.

In tutte le opere paesaggistiche la stessa tecnica: primo piano in ombra, secondo piano inondato di forte luce. Si crea un effetto di luminosità e profondità davvero stupefacenti, con ad esempio certi riflessi di un piatto, in una tavola apparecchiata all’aperto, resi con pochi magistrali colpi di bianco. Invece nelle opere parigine la luce è diffusa, i cieli sono lividi di una pioggia fredda e ventosa, oppure caliginosi al tramonto. Molto interessante.

E per finire, sempre al GAM, già che c’eravamo, ci siamo visti il secondo piano della collezione permanente, dedicato all’ottocento italiano in generale, con molte importanti opere di autori non solo piemontesi. Insomma, una scorpacciata.

Deep linking hurts!

Leggo le parole ma non capisco la frase. C’è ancora chi si oppone ad essere linkato se non dalla pagina principale, perché “the user may experience something different from what I intended when I established my website”.

Così racconta questo articolo di Wired. Per fortuna qualcuno ancora mantiene la sua lucidità: Lautrup-Larsen di newsbooster nota:

“The Internet consists of links, without the links there will only be stand-alone clones of information and services. Saying that other sites can’t link to your site is like being a member of a community and asking people not to talk to you.”

Trovi un esame approfondito della parte legale in questo articolo di Margaret Smith Kubiszyn.

Dell’argomento discute anche Dave Winer, con questa balzana proposta:

I propose a file called deepLinks.txt. It says whether or not links are permitted into the website, and further, if linking is permitted, it says which sub-directories may be linked to.

It’s a clear statement of intention — anyone linking into a not-permitted location is clearly wrong. Further, the policy could be implemented by software running on your server.

I miei due cents: Tutto quello che sul web è accessibile, è anche linkabile. Se vuoi limitare l’accesso, metti una registrazione, un nome utente e una password. Così fanno ad esempio al New York Times.

Tra parentesi, se vuoi accedere al New York Times senza registrarti, prova il Random Registration Generator: funziona!