Il 18.40 per Como

Salgo sulla lurida carrozza di prima classe e mi siedo di fronte a un distinto signore che legge il Corriere. Aspettando che il treno parta, tiro fuori il PC e controllo la posta. Il distinto signore abbassa il giornale e mi chiede gentilmente:
– Mi scusi, siamo a Milano, vero?

Non credo di aver capito la domanda. Alzo gli occhi dal PC e lo guardo interdetto per un attimo, prima di rispondere:
– Eee… certo, questo è il treno per Como.
– Ma, mi scusi, che c’entra? Adesso siamo a Milano, vero? Perchè io vorrei rimanere a Milano.
Penso: forse è straniero, forse è matto. Cerco di essere chiaro:
– Lei è a Milano, certo, ma si trova sul treno che tra due minuti parte per Como, dove arriverà quasi certamente in cinquanta minuti. A meno che lei non scenda dal treno adesso. Capisce?
– Questo lo dice lei, mi scusi. L’importante è che sono a Milano.

Rimango ammutolito da tanta stupidità. Comincio a pensare che mi stia prendendo in giro: decido di ignorarlo e di tornare alla mia posta. Il treno parte, e il distinto signore non è sceso. Alla prima fermata, Milano Domodossola, abbassa di nuovo il giornale e con un sorrisetto di sfida mi dice:
– Ha visto? siamo sempre a Milano.
Mi sta prendendo in giro. Faccio finta di niente e non alzo gli occhi dal PC. Ma alla stazione seguente, Milano Bovisa, mi accorgo che mi fissa ancora. La sua aria di compatimento mi manda definitivamente in bestia. Per fortuna, prima di sbottare mi sveglio.

La differenza è il progetto

Si diceva con Palmasco, oggi pomeriggio, che la foto riuscita è quella che non ha bisogno di spiegazioni, e che la principale differenza tra un fotografo della domenica e un fotografo serio, dilettante o professionista che sia, è che il fotografo serio non scatta a caso sull’impulso del momento, ma segue sempre un progetto preciso e vi si dedica anima e corpo.

Tipo il mio amico Pradiumna che per un anno ha fotografato sempre e soltanto i riflessi dell’acqua, traendone foto splendide e commoventi che spero un giorno di farti vedere.

Ma se il fotografo della domenica riesce a volte a cogliere l’attimo e a strappare alla fortuna uno scatto decente, invece nella mia brevissima esperienza con la telecamera mi pare di aver già capito che senza un progetto chiaro non vai da nessuna parte.

Per dire: io stesso, a rivedere quel che ho filmato, mi annoio a morte.

The sources will fill in

Quasi a conferma di quello che postavo ieri sugli scenari del dopo-giornalismo, arriva nientemeno che Dave Winer (segnalato da Luca De Biase) che dice tra l’altro:

I said that fifteen years ago I was unhappy with the way journalism was practiced in the tech industry, so I took matters into my own hands. And then dozens of people did, and then hundreds followed, and now we get much better information about tech. It will happen everywhere, in politics, education, the military, health, science, you name it. The sources will fill in where we used to need journalists.

Dave pensa e parla sempre nel modo più diretto possibile.