
Le bombe vogliono terrorizzare, ma non abbiamo paura.
Le bombe vogliono suscitare reazioni scomposte, ma siamo calmi.
Le bombe vogliono farci abbassare la testa, ma guardiamo lontano a testa alta.

It's more complicated than that!

Le bombe vogliono terrorizzare, ma non abbiamo paura.
Le bombe vogliono suscitare reazioni scomposte, ma siamo calmi.
Le bombe vogliono farci abbassare la testa, ma guardiamo lontano a testa alta.
Mi sono fermato per un momento a pensare alle tantissime e concrete possibilità di non essere qui oggi: per esempio a quando da ragazzino col naso per aria attraversai un vecchio ponte della ferrovia e misi il piede dove non c’era più la copertura di ferro e fermai la caduta nel vuoto allargando istintivamente le braccia; o a quando freschissimo di patente superai baldanzosamente un camion sulla contorta strada del lago mentre sulla corsia opposta avveniva un sorpasso identico e contrario eseguito da un conducente molto più esperto che bloccò la sua auto in una nuvola di gomma bruciata; ma anche e soprattutto a tutti i casi che potevano ma non sono avvenuti, dalle collisioni con meteoriti a quelle con il vaso di fiori sul davanzale senza dimenticare tutte le possibilità intermedie che mi sarebbero potute capitare anche se avessi sempre dato retta all’eterno richiamo materno di “non andare nei pericoli”.
Pensando a tutto questo, mi pare evidente che il mio essere vivo è un bizzarro scherzo del destino, una improbabile stringa di casi fortuiti, la classica possibilità su un milione.
E’ bene ricordarlo, ogni tanto.
Che brutta notizia. Ieri non ci volevo credere e mi dicevo “è uno scherzo”. Per ricordare Mauro Gasparini, ripropongo un piccolo video registrato a Torino durante il LitCamp del 2009.
(segnalato da Mitì Vigliero)
Ho passato il 3 gennaio al pronto soccorso dell’ospedale Sant’Anna di Como a far compagnia a mia moglie che alla fine non aveva nulla, ma stabilirlo con certezza ha richiesto nove lunghe ore. Ci si annoia, si chiacchiera coi vicini, ci si guarda in giro, si porta pazienza.
Mi pare di capire che un pronto soccorso è una struttura che dovrebbe accogliere solo pazienti critici, e che dovrebbe occuparsi solo di stabilire se c’è pericolo di vita, e nel caso scongiurarlo. O forse ho visto troppi telefilm americani.
Leggo su quotidianosanità.it che:
Quote of note:
“Purtroppo è vero – hanno spiegato dal Tribunale del Malato – questo accade perchè il pronto soccorso rappresenta una valida alternativa alle lunghe liste di attesa. E a nulla è valso, a un certo punto, inserire il ticket per i codici bianchi. Molte persone sceglievano comunque di pagare 20 euro piuttosto che aspettare magari settimane per fare un esame o una visita”.