Come non si fa un blog

Non è più possibile dire con certezza cos’è un blog: ce n’è di tutti i tipi e non ha più senso definirlo troppo strettamente. Certo cha a volte rimango perplesso davanti ad alcune sue varianti; ma poi mi dico “C’è posto per tutti!” e me ne faccio una ragione.

Ma l’ultimo esempio su cui sono capitato mi ha proprio colpito, e voglio raccontartelo. Non farò nomi: non voglio alimentare inutili polemiche personali.

Diciamo che sei una importante azienda italiana attenta alla comunicazione e ti accorgi del fenomeno “blog”. Pensi che sia un ottimo strumento di comunicazione e decidi di buttarti: che fai?

Assoldi un tipo (che per comodità chiameremo “Vincenzo”) e gli fai aprire un blog in cui, senza mai dichiarare l’affiliazione, nel modo più impersonale possibile, si parla sempre male della concorrenza e si copiaincollano i tuoi comunicati stampa.

Logicamente, Vincenzo non se lo fila nessuno. I pochi che capitano sul suo blog si accorgono subito che è “finto” e lo spernacchiano apertamente.

Ecco, credo di poter affermare con una certa sicurezza che non è così che si fa.

Natalia Gutman a Milano

Ieri sera a Milano, al Dal Verme, la violoncellista Natalia Gutman con l’ Orchestra i Pomeriggi Musicali ha suonato il Concerto per violoncello e orchestra in la minore op. 129 di Robert Shumann.

Il concerto non mi è piaciuto per niente. Poichè io amo quella donna, attribuirò tutta la colpa alla pochezza dell’acustica del Dal Verme, con pesanti responsabilità anche per l’orchestra e per il direttore (la sua fiorita gestualità ha molto impressionato me, ma non gli orchestrali: non gli davano affatto retta).

Il non numeroso pubblico era assai distratto, ed è stato persino zittito dall’orchestra durante l’accordatura. Come sempre, la sala ferveva di attività e gli spettatori si dedicavano con entusiasmo a:

  • frugare lungamente nelle borsette, ispezionando una ad una tutte le tasche dotate di cerniera lampo;
  • scartare caramelle con lentezza e rumorosità;
  • tirare su col naso con regolarità, ogni due secondi;
  • raccontare alla vicina il dettaglio delle proprie vicissitudini ospedaliere con un sottovoce che arrivava fino al foyer, e oltre;

C’era anche un personaggio fisso, in prima fila, che da parecchie sere si dedica assiduamente all’esplorazione delle proprie cavità (della testa, per ora).