Tecnico di Reti

Ieri ho finito la mia parte di lezioni per un corso “Tecnico di reti” a Varese, finanziato dal Fondo Sociale Europeo e dedicato a iscritti alle liste di collocamento. Al corso sono arrivati sia ragazzi freschi di scuola e alla ricerca di un primo impiego, così come adulti licenziati da aziende che hanno ristrutturato oppure sono fallite.

C’erano quindi forti disparità nelle conoscenze informatiche e nelle esperienze maturate, ma soprattutto nelle motivazioni. Questo ha reso il corso più pesante del solito; ma non impossibile. La diffcoltà è stata riscattata da momenti di illuminazione (“Ha! ho capito!”) e dal fatto che molti di loro avevano una genuina voglia di imparare. Tra le cose più divertenti che abbiamo fatto metterei:

  • fabbricarci i cavi di rete con forbici e crimpatrice
  • imparare a memoria i livelli ISO-OSI e poi dirli cantando (da sopra e da sotto)
  • preparare una offerta commerciale per una nuova rete
  • subnettare e supernettare con carta e matita
  • configurare i routers da zero e poi pingarli per vedere se tutto funziona

Sono particolarmente vicino a quelli che, senza colpa, hanno perso un lavoro e sono già adulti, con moglie e figli e rate; che si rimettono a studiare e cercano comunque di crescere e andare avanti e non chiudersi nella disperazione e nel senso di inutilità.

Ieri pomeriggio, al momento di tirare le somme, mi hanno chiesto dove potevano mandarmi i loro curriculum. Forse sono stato troppo duro, ma ho risposto che i curriculum si buttano per impostazione predefinita, senza aprirli. Gli unici che si leggono sono quelli espressamente richiesti, oppure quelli presentati da qualcuno che si conosce e che garantisce per la loro corrispondenza al vero. Penso sia meglio che lo sappiano prima, e che non si illudano.

Comunque, a tutti auguro un grande in bocca al lupo.

La Rivincita del Dilettante

Su istigazione di David, sono andato a leggere questo articlo di Jonathan Peterson, che sottoscrivo pienamente e affiggo alla porta della cattedrale:

Millions of average people are becoming their own media companies with inexpensive digital still and video cameras. Digital video and audio production software that is comparable to the tools I was using professionally less than a decade ago are priced under $100. Lightweight content management and publishing tools abound. Whether blogging, creating flash animations, web commix or inventive hybrids, more and more people are turning off their TV and being inspired to make cool stuff instead.

Uto Ughi a Milano

Accompagnato al pianoforte da Alessandro Specchi, Uto Ughi ha suonato ieri sera al conservatorio di Milano con il seguente programma:

Pietro Nardini

Sonata in re maggiore

Robert Shumann

Sonata in la minore op. 105 per violino e pianoforte

Serghei Prokofiev

Sonata n. 2 in re maggiore op. 94

Maurice Ravel

Tzigane

Uto Ughi gode di un privilegio unico al mondo nello strumento che suona: il suo Guarneri del Gesù del 1744 ha una voce di una bellezza assoluta.

Nardini (della scuola di Giuseppe Tartini) è stato piacevole, specie l’allegretto finale, è stato interessante, ma era un poco di riscaldamento.

Schumann molto bello nel Moderato iniziale, Prokofiev tutto stupendo, Ravel molto virtuosistico (pure troppo).

Le doti migliori di Ughi mi sembrano stare nella grande passione che riesce ad esprimere, nella bellezza dei cantabili, nella focosità degli allegri. E se tu storci il naso e obietti sulla notina fuori posto, io ti dico: torna in classe, e lascia ai grandi le cose dei grandi.

Per il resto, il pianista è stato totalmente oscurato dal violino, come sempre con Ughi. Infine ho trovato molto fastidiosa l’inutile enfasi del programma di sala che si sperticava con titoloni in corsivo rosso virgolettato quali “La leggenda di Uto Ughi” e “L’Eroe della Musica”: piaggieria totalmente fuori luogo.