The Cognitive style of PowerPoint

Mi è appena arrivato l’opuscolo (24 pagine) di Edward Tufte. Delizioso! Ti cito:

“Nella pratica di tutti i giorni, i modelli di PowerPoint potrebbero migliorare il 10-20% di tutte le presentazioni inette ed estremamente disorganizzate, al costo di un visibile danno intellettivo all’altro 80%. Statisticamente, i livelli di orrore provocato si avvicinano alla demenza. Dato che ogni anno nel mondo si producono circa da 1010 a 1011 diapositive di PowerPoint (molte basate sui modelli), possiamo parlare di un rilevante e misurabile impedimento alla comunicazione tra colleghi. O per lo meno una enorme perdita di tempo.

PowerPoint is evil


Il danno è in qualche modo mitigato dal fatto che le riunioni in cui vige lo stile cognitivo di PowerPoint non sono poi così importanti. PowerPoint permette a chi lo usa di giocare con le mille funzionalità invece di informare: i presentatori fanno finta di presentare, e gli ascoltatori fanno finta di ascoltare. Questo scherzo alle spalle di sostanza e pensiero dovrebbe sempre provocare la domanda:

Perché ***** stiamo tenendo questa ******* riunione?

Come non essere d’accordo? E’ da molto tempo che per le mie presentazioni mi basta una lavagna bianca e un pennarello. Per le spiegazioni molto complicate, due pennarelli di diverso colore.

Maisky a Milano

C’era il violoncellista Misha Maisky (è stato allievo di Rostropovich) ieri sera al Conservatorio, accompagnato al pianoforte da Pavel Gillov, con il seguente programma fatto apposta per mim*mina:

Johannes Brahms

3 Lieder… ohne Worte:

Sappishe Ode, op. 94/4

Wie Melodien zieht es mir, op. 105/1

Aus “Vier ernste Gesange”, op. 121/1

Sonata in re maggiore op. 78

3 Lieder… ohne Worte:

Sommerabend, op. 85/1

Mondenshein, op. 85/2

Feldeinsamkeit, op. 86/2

Sonata in mi minore op. 38

La prima cosa da dire è che il pianoforte non era semichiuso, come quando il pianista è incapace di dosare. Buon segno! Infatti Gillov ha accompagnato molto bene, secondo me.



Maisky è un interprete dal suono che potresti definire “eroico”: sempre sofferto, irruente, passionale. Non so se hai presente Mario Brunello: l’esatto opposto. E quindi i Lieder erano lirici, certamente, ma di un lirismo sempre doloroso, cupo, sofferente, pessimista. Mancava la grazia, la morbidezza. Per fare il paragone con il cinema, di un attore che fa sempre il cattivo diresti che è un caratterista, non un interprete.

La Sonata 78, celeberrima, nella trascrizione da violino a violoncello perde in agilità, ma questo mi pare inevitabile. Parlerei di esperimento interessante ma non perfettamente riuscito. Ma in più ieri mi sembrava una esecuzione troppo a scatti, o a strappi.

La sublime Sonata 38 (qui l’inizio) invece è stato il meglio della serata. Finalmente ho sentito la musica fluire, piena di fascino. Forse poca chiarezza nelle battute conclusive dell’Allegro finale, se proprio vuoi fare il pignolo, ma è stato bello lo stesso.

Un ultimo Lieder di bis e diluvio di applausi con tifo da stadio dalle gradinate.

WLAN6060SD

Lo slot SD è quello supportato ormai da tutti i PDA che si rispettino. E questo cosino qui sotto è una scheda WiFi per PDA, formato SD. Non è ancora in vendita, ma io mi sono già prenotato. Aggiungi il voice over IP, cuoci a fuoco moderato per pochi minuti, e avrai la tua rete telefonica privata e gratuita. Non vedo l’ora!

Quello che Google lascia fuori

Ti rimbalzo questo interessante articolo segnalato da Dave Winer, che spiega come Google, che indicizza circa il 30% di tutte le pagine su internet, segue dei criteri:

  1. Google does not index every page of the Internet;
  2. That Google tends to drop (or not index) pages from three to six months ago and older)
  3. That Google tends to have near 98% of recent pages ( pages created in the last 3 months) indexed in blogs, educational sites and news and information sites;
  4. That Google tends to have 80% of main stream website pages indexed that were created in the last 3 months;
  5. That Google tends to ignore some types of sites that have little information on them.

Naturalmente c’è un’altra categoria che Google non indicizza: le pagine che stanno dietro un abbonamento a pagamento o quelle che non hanno un permalink, come ad esempio gli archivi dei giornali. Te lo spiega Doc Searls qui e qui.

In base a questi criteri, Google indicizzerebbe (sottolineo che si tratta di risultati empirici) circa la metà dei weblogs, il 37% dei siti .edu, il 29% dei siti “mainstream”, il 45% delle news, l’8% delle pagine-spazzatura, tipo Geocities e simili.

Ne parla anche Paolo qui.