La differenza tra una pubblicità e una rete sociale

Com’è noto, Facebook Beacon avverte i tuo amici dei tuoi acquisti online. La procedura è opt-out, non opt-it: è attiva come impostazione predefinita e occorre spegnerla ad ogni nuovo acquisto. Motivo sufficiente, io credo, per abbandonare Facebook al suo destino tristemente markettaro.

Ma Dave Winer blogga una osservazione che potrebbe rimescolare le carte e portarmi ad adottare Beacon con entusiasmo. Dice Dave:

“Il link non dovrebbe essere senza rischi per il venditore, dovrebbe contenere informazioni utili ad altri potenziali acquirenti.

Far sapere che ho comprato un volo American Airlines da New York a San Francisco via Dallas dovrebbe permettrmi di aggiungere che ho perso la connessione a causa di un ritardo del volo, e che AA si è rifiutata di rifondere le spese di albergo. Altrimenti, qual’è il valore per gli utenti?”

Già, qual’è il valore per gli utenti di Beacon, così come è strutturato adesso?

Bonus link: controlla quali cookies pubblicitari hai installato sul tuo computer, con possibilità di fare opt-out.

We are human beings

Nei commenti dei Maestrini si è sviluppata una bella discussione sui “mercati come conversazioni”.

Interviene parallelamente Doc Searls, sullo spunto di un articolo dell’Economist su come Facebook e Myspace stanno cambiando la pubblicità.

Dice Doc che “mercati come conversazioni” non vuol dire “più trasparenza nelle comunicazioni pubblicitarie”. Quote of note:

“To me the most powerful line in Cluetrain came from Chris Locke who wrote,

We are not seats or eyeballs or end users or consumers. We are human beings and our reach exceeds your grasp. Deal with it.

“Deal with it” doesn’t mean “Make better advertising” or “Target your advertising more effectively” or “Turn your users into marketers” (which is Facebook’s latest idea). All that is just just more grasp.

What we need is better reach by customers. Better advertising doesn’t do that. We need something else entirely. Something that lives on the customer side. Something that makes customers and users more powerful, more independent, more valuable than just “consumers” (which Jerry Michalski calls “gullets with wallets and eyeballs”).

Il sottinteso è che grazie a internet il cliente ha più potere, più indipendenza e più valore che non il “consumatore” dell’era industriale.

La tesi difensiva dei markettari è che la massa non è ancora su internet. La mia impressione è che almeno la “parte pregiata” della massa è su internet da anni, cresce continuamente, e prende sempre più coscienza del nuovo potere. Ho il forte sospetto che la massa critica non sia lontana.

D’altra parte, e il Maestrino si dispera, anche quando il markettaro capisce approva e sostiene il nuovo corso, la struttura organizzativa della sua azienda gli blocca qualsiasi iniziativa.

Bye bye Facebook

I motivi per cui la settimana scorsa ho chiuso il mio account in Facebook sono ben riassunti da questo post di Doc Searls: Facebook ha cominciato a vendere la sua community alla pubblicità. Il post è tutto da leggere, e contiene parecchi link interessanti. Quote of note:

“Planet Advertising desperately wants to believe we will all trust all our “friends” who start spamming us with Ads, but they misunderstand the entire dynamic of trusted networks. We trust friends precisely because they don’t do this sort of thing. Once they start, we stop trusting them – its dynamic, not static – you have to keep on co-operating with me to keep my trust, its not a given.”

Io non mi capacito come una verità così ovvia e lampante possa sfuggire ai vari progettisti del virale. E ancora:

“What we need is to equip demand with better ways of engaging supply. Not just better ways for supply to create and manipulate demand.”

Se davvero internet permette un rapporto diretto e disintermediato tra fornitore e cliente, questo rapporto dovrà prima o poi diventare a due vie, e il lato cliente verrà potenziato e abilitato fino al punto in cui (Orrore! Orrore!) la pubblicità come la intendiamo adesso non sarà più necessaria.

Se tu invece sei ancora dentro a Facebook, ecco le meraviglie che ti aspettano a breve:

“The Coca-Cola Company will feature its Sprite brand on a new Facebook Page and will invite users to add an application to their account called “Sprite Sips.” People will be able to create, configure and interact with an animated Sprite Sips character. For consumers in the United States, the experience can be enhanced by entering a PIN code found under the cap of every 20 oz. bottle of Sprite to unlock special features and accessories. The Sprite Sips character provides a means for interacting with friends on Facebook. In addition, Sprite will create a new Facebook Page for Sprite Sips and will run a series of Social Ads that leverage Facebook’s natural viral communications to spread the application across its user base.”

Ti ci vedo, a interagire con la gazzosa.

6 anni di blog

Ogni anno mi dico che bisogna passare a qualcosa di nuovo, ma poi il nuovo non mi soddisfa mai pienamente. E quindi continuo a bloggare con immutato entusiasmo.

D’altra parte il panorama è cambiato radicalmente, e tutto sommato per il meglio. Anche se si continua a guardare ai blogger come a una elite avanzata, non credo sia mai esistita al mondo una tecnologia che sia stata adottata con la stessa velocità. Quanti siamo oggi, due o trecento milioni? Solo Technorati ne indicizza più di cento milioni. Ma se torniamo indietro di dieci anni, il termine “weblog” non esisteva ancora: è stato coniato il 17 dicembre del 1997.

Perché dico “per il meglio”? Perché c’è più gente, e perché gli strumenti di filtraggio sono sempre più evoluti. Diventa quindi ogni giorno più facile trovare persone interessanti che bloggano.

Le varie derive negative, principalmente quelle pubblicitario-markettare e aziendali, non mi preoccupano affatto: non rubano spazio ad altri, dato che su internet c’è posto per tutti. Io le evito facilmente (e scrupolosamente), ma senza impedire ad altri di trovarle interessantissime.