Tra spam e informazione

Io ho un indirizzo email pubblico, tu hai da promuovere la nuovissima bevanda al succo di straccio. Tu mandi a me e ad altri 1000 target  una mail piena di punti esclamativi, con il seguente risultato:

  • 80% la butta senza aprirla
  • 15% la apre e poi la butta
  • 4% va al sito e dice meh
  • 0,99% va al sito e dice fantastico
  • 0,01% ti risponde di cancellarlo dalla lista (quel rompiscatole sono io)

Per ottenere risultati migliori devi profilare la tua lista. Ma se tu volessi dedicare solo 10 minuti a ognuno dei tuoi 1000 indirizzi, dando una occhiata alla sua presenza sociale per capire i suoi veri interessi, non ti basterebbe un mese di lavoro.

Quello che serve è un bel protocollo VRM che mi permetta di dichiarare pubblicamente il mio interesse a ricevere informazioni su argomenti specifici (vela, musica classica, internet of things), in modo che tu non debba importunarmi per argomenti che non mi interessano, e possa contattarmi senza problemi per argomenti che mi interessano molto.

Sarebbe una situazione che più win/win non si può.

Somos todos influenceros

I responsabili della comunicazione delle aziende parlano in continuazione di influencers, ma solo sul web.

Sugli altri canali non se ne parla perché le cose sono facili e chiare a tutti e non c’è niente da discutere: regali una casa al ministro e lui ti scrive la legge, regali un viaggio al giornalista e lui ti scrive l’articolo, eccetera eccetera.

Sul web invece se ne parla in continuazione proprio perché non è facile identificarli, spuntano dove meno te li aspetti, appaiono, scompaiono, si mimetizzano, escono dalle fottute pareti! Grazie alla incredibile velocità di circolazione delle idee interessanti, ognuno di noi avrà i suoi quindici minuti di influenza. E Daniele Chieffi racconta spesso la storia di come ha scoperto che un venditore ambulante di Palermo (se non ricordo male) influenzava con i suoi post influenzavano il valore delle azioni di una grossa banca italiana…

Io capisco che vi piacerebbe, a voi PR, di poter continuare come ai bei vecchi tempi quando era possibile blandirne uno per convincerne mille. Invece sul web vi tocca parlare con tutti, uno per uno. Fatevene una ragione, e passiamo oltre.

Social Media Marketing

Ovviamente, il Social Media Marketing sembra nuovo perché sono nuovi i media, ma in realtà esiste da sempre. Esempi che mi vengono in mente per primi:

  • la vendita porta a porta di beni, servizi e religioni
  • le massonerie, i partiti, le mafie
  • le casalinghe che vendono in casa prodotti per la casa
  • le gite in pullman con dimostrazione di pentole

Penso a tutte quelle attività che mescolano il denaro e i rapporti personali in modo ambiguo: attività di nicchia, marginali rispetto al grande flusso del commercio, dove ti pago dei soldi in cambio del tuo sapone esattamente perché non voglio stabilire con te rapporti di amicizia. Se tu fossi davvero mio amico il sapone me lo regaleresti, mica me lo faresti pagare.

 

Voglio un agente contro l’offuscopolio

Questo è un servizio per cui pagherei dei soldi veri, basta che qualcuno si sbrighi a realizzarlo:

  • Un sito web a cui permetto di accedere alle mie bollette telefoniche del cellulare e che si studia il mio traffico degli ultimi tre mesi e mi dice qual’è l’operatore e la tariffa più conveniente del momento in base alle mie abitudini.
  • Lo stesso sito mi avverte tempestivamente di eventuali cambiamenti di abitudini o di tariffe, e (meglio ancora) mi aggiorna automaticamente il piano tariffario.

In un mondo ideale questo servizio me lo darebbe direttamente l’operatore con una clausola “miglior prezzo applicabile”; ma il monopolista non ha molto interesse a trattar bene i suoi utenti. Spero che qualche volenteroso startupper colga l’opportunità.

Se invece il servizio esiste già e io non lo conosco, per favore metti un link nei commenti.

 

Aggiornamento:

Nei commenti di Facebook Stefano mi segnala gentilmente il sito mobisave che sembra proprio fare al caso mio. L’unico problema è che l’ho provato due volte senza grandi risultati.

Prima volta:

server exception

Seconda volta:

Siamo spiacenti

Tenterò ancora e spero di essere più fortunato (dice Stefano che a volte funziona).

Cose stupide: le misurazioni

Sui blog e sui social network ritorna ciclicamente il tema delle misurazioni: si misurano le pagine viste, i followers, i retweet,  l’autorevolezza, il reach, il klout, il cazzabubbolo e il cirifischio.

Chiariamo bene e di nuovo una cosa importante: le misurazioni interessano esclusivamente a chi sa cercando di vendere qualcosa, un sapone o un marchio o se stesso (esiste l’orripilante espressione “personal branding”).

Se tu sei qui per contribuire, partecipare e in generale per renderti utile, te ne freghi delle misurazioni.

Se invece sei qui per vendere, grazie ma non mi interessa.