Popolarità web con Google

Questa naturalmente è una indagine quantitativa, non qualitativa. Se vuoi l’analisi qualitativa, te la devi fare a mano. A sinistra le chiavi di ricerca, inserite tra virgolette. A destra il numero di pagine trovate. Questo è tutto.

Gaspar Torriero 218
Uto Ughi 2.100
Maxim Vengerov 8.010
Carlos Santana 63.000
Johann Sebastian Bach 121.000
Stevie Wonder 165.000
Osama Bin Laden 882.000
Britney Spears 964.000
George W. Bush 1.210.000
Carlo Azeglio Ciampi 22.400

Conosci nessun personaggio che possa fare meglio?

Se proprio non puoi fare a meno…

…di usare Flash, se proprio hai deciso che gli utenti con il modem da 56Kbps dovrebbero essere ammazzati da piccoli, fammi almeno il favore di consultare il First Aid Manual for Usable Flash Sites di Stephanie Reindel e Kevin Airgid.

La stessa Macromedia offre i suoi Top Ten Usability Tips, anche se io resto caparbiamente dell’idea che Flash is Evil.

Se invece non sei d’accordo, se hai trovato/creato un sito dove Flash serve veramente e non è troppo pesante, sono pronto a ricredermi: usa i commenti qui sotto per segnalarmelo (se “entro cinque minuti” non trovo un commento vuol dire che ho ragione io).

Traduzioni automatiche

Grazie a Google, ho aggiunto la versione inglese (sopra la mia foto a sinistra). Vuoi farti due risate? Prova a cliccare! Mia moglie, traduttrice, può stare tranquilla. Il computer è uno strumento per automatizzare la parte ripetitiva e noiosa del nostro lavoro. La parte intelligente va fatta a mano.

Come ti sfinisco il cliente (virtuale)

Il guru dell’usabilità Jacob Nielsen ha scritto un libro, “E-commerce user experience“, dove analizza l’usabilità dei siti di commercio elettronico, scoprendo che cercano tutti più o meno attivamente di impedire al cliente di acquistare alcunchè. Secondo Nielsen neanche i migliori siti sono usabili al 100%:

Amazon 72%

MotherNature 60%

CDNow 60%

Barnes&Noble 55%

Gateway 51%

Il commercio elettronico si basa su questa equazione: Vendite = Visitatori x Conversion rate. Nielsen dice che va benissimo aumentare i visitatori, ma forse spenderesti meno e avresti maggiori risultati incrementando il Conversion rate, ovvero rendendo più facile l’acquisto. Mi pare una buona osservazione.

Per un prezzo di copertina di soli $195, Nielsen offre ben 207 suggerimenti su come migliorare l’usabilità di un sito di e-commerce: eccone alcuni tratti dalla recensione (se decidi di comprarlo, ricorda che te l’ho suggerito io, e fammi sapere gli altri):


11. Don’t show products that customers can’t buy.

51. Show total cost, including taxes, shipping and handling, as soon as possible.

61. Give users only what they ask for.

70. Allow customers to purchase without registering.

105. Pick winnowing criteria your customers understand (they only look at the first 1-2 pages of results)

108. Design comparison tables to highlight differences.

111. Put the search box on every page.

114. Support search for nonproduct terms.

117. Tell customers what you don’t have.

145. If the technology isn’t reliable, leave it out.

159. Avoid using multilevel lists or menus to select options. (Nordstrom’s horizontal hierarchical menus were difficult to navigate)

197. Consider offering a currency converter.

199. Write all text in EASL (English As a Second Language)

206. Don’t use metaphors that are intimately connected with a specific country.

Tanti anni fa c’era un bel prodotto surgelato, i “Mozzarelli” della Italgel-Surgela, invitanti bocconcini di mozzarella pastellati da friggere, che si vendevano da matti solo mentre si faceva pubblicità in televisione, e poi calavano a zero. Succedeva che si aprivano in cottura e che la mozzarella si disperdeva tutta, lasciando i gusci di pangrattato vuoti. Insomma non erano usabili! Quindi nessuno li ricomprava.

Life starts at 100Mbps

Il Professor Peter Cochrane ha lavorato in British Telecom dal 1973 al 2000, finendo la sua carriera come “Chief Technologist” di BT. Conosce quindi molto bene come funzionano le compagnie telefoniche.

Quando è andato in pensione ha dovuto rinunciare alla sua connessione radio da 2mbits (non so se mi spiego) ed è passato ad un modem POTS da 56kbps: deve essere stato uno shock tremendo.

Da questo trauma è nato un interessante articolo, “Life Starts at 100Mbps“, in cui risponde alla domanda: perchè diavolo non ci hanno messo la fibra ottica fin dentro alle case?


So why didn’t TelCos roll fiber into the local loop? Well, the story is a bit like the Gulf War – they stopped right on the border – and made the fundamental error of not completely vanquishing the enemy – and now we suffer soda straw communication pipes as a result. Across the planet dumb decisions were made out of political necessity, individual and corporate self interest, technical ignorance and financial ineptitude. In 1986 fiber direct to the home was demonstrated to be financially viable. For the UK it would have cost a mere $22Bn to fiber every home, which in comparison to the $34Bn just wasted on 3G mobile licenses was a bargain.

Il Professor Cochrane non nutre nessuna fiducia nella capacità delle società telefoniche di investire su nuove tecnologie per venire incontro all’aumento di domanda: troppi debiti, mentalità sbagliata, troppo da perdere.


So, how long before the network companies wake up and meet this obviously growing demand? I don’t think they will. They are focused on exploiting what they have installed already, and are happy to see >90% of net connections via dial up modems. And worse, their mounting debt’s probably means they can’t even do it if they wanted too. The only solution I can see on the horizon is a combination of Peer-to-Peer and Ad-Hoc wireless networking.

Insomma, leggilo che è interessante. Credo possa essere applicato pari pari alla realtà italiana.

Prof. Peter Cochrane