La Rivincita del Dilettante

Su istigazione di David, sono andato a leggere questo articlo di Jonathan Peterson, che sottoscrivo pienamente e affiggo alla porta della cattedrale:

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Uto Ughi a Milano

Accompagnato al pianoforte da Alessandro Specchi, Uto Ughi ha suonato ieri sera al conservatorio di Milano con il seguente programma:

Pietro Nardini

Sonata in re maggiore

Robert Shumann

Sonata in la minore op. 105 per violino e pianoforte

Serghei Prokofiev

Sonata n. 2 in re maggiore op. 94

Maurice Ravel

Tzigane

Uto Ughi gode di un privilegio unico al mondo nello strumento che suona: il suo Guarneri del Gesù del 1744 ha una voce di una bellezza assoluta.

Nardini (della scuola di Giuseppe Tartini) è stato piacevole, specie l’allegretto finale, è stato interessante, ma era un poco di riscaldamento.

Schumann molto bello nel Moderato iniziale, Prokofiev tutto stupendo, Ravel molto virtuosistico (pure troppo).

Le doti migliori di Ughi mi sembrano stare nella grande passione che riesce ad esprimere, nella bellezza dei cantabili, nella focosità degli allegri. E se tu storci il naso e obietti sulla notina fuori posto, io ti dico: torna in classe, e lascia ai grandi le cose dei grandi.

Per il resto, il pianista è stato totalmente oscurato dal violino, come sempre con Ughi. Infine ho trovato molto fastidiosa l’inutile enfasi del programma di sala che si sperticava con titoloni in corsivo rosso virgolettato quali “La leggenda di Uto Ughi” e “L’Eroe della Musica”: piaggieria totalmente fuori luogo.

Ascolto comparato: Suites Inglesi

Non è chiaro perché vengano dette Inglesi, e nel novecento qualcuno aveva proposto di chiamarle Deutsche Suiten. Ma il manoscritto originale riporta semplicemente Suites avec prélude.

Quando le ha scritte (attorno al 1715, a Weimar) Bach forse non era ancora trentenne, ma aveva già studiato, assimilato e rielaborato sia lo stile italiano che quello francese.

Questa musica è espressione, ma anche organizzazione e integrazione: sei suites di sei movimenti, come quelle per violoncello, come i giorni della Genesi.

Ti propongo il Preludio iniziale della Suite n. 2 in la minore BWV 807, nelle interpretazioni di:

Martha Argerich, del 1980 (3,43MB)

Murray Perahia, del 1998 (3,83MB)

A me piacciono entrambe enormemente, e le considero perfette. Allora perché ti propongo il paragone? Perché Argerich mi sembra un poco più Dioniso, e Perahia un poco più Apollo. Facci caso… e poi dimmi se non ho ragione.