Sono depresso

Da due settimane esco di casa prima che faccia chiaro e torno la sera tardi, e sulla strada Como-Varese ogni volta trovo un morto nuovo in un incidente nuovo, con relativo ingorgo furibondo. Guardo senza emozione le ambulanze e penso che per fortuna non è toccata a me, non oggi almeno. Che brutta sensazione.

E mi è anche partito lo schermo del portatile.

Il weblog come strumento di pontificazione

Su diveintomark trovi un eccellente riassunto sulla discussione tra bloggers su cosa sia un weblog e che cosa esattamente lo caratterizzi. Alcune citazioni:

The blogging/counterblogging form pretends to function as a conversation, but, unlike E-mail or instant messaging or any kind of threaded discussion forum, the effect is one of talking at people rather than with them. But you’re talking at them in public, rather like chatting on a cellphone at the mall, only in this case third parties stand a good chance of reading both sides of the conversation.

… Now, according to the egalitarian mythos of the Web, anyone can publish. You skip the step of requiring an editor and publisher, but no one is willing to skip the step of requiring an audience.

E soprattutto:

However, I feel he is dead on about the nature of weblogging conversation. It is most definitely talking at people. That they occasionally happen to talk back at you (and poke you with a wide variety of digital poking mechanisms) does not make it a conversation in any traditional sense. This is not to say the form has no merit — it does — but I think the lack of a concrete audience means that it lends itself to a certain type of writing (pontification, of which I am notably guilty, especially recently). It’s good at conversation-starting but bad at actual conversation itself.

Ottima pensata.

L’informazione sul web è sempre per addetti ai lavori

Tra i visitatori più smarriti della rete, sono erroneamente capitati da me in gennaio quelli che cercavano:

gaspar il gatto (ben 22! ma che roba è?)

gaspar gatto (altri 3)

topolino (9)

sedere (7)

stampe cinesi (6)

Non sono molti, ma mi dispiace abbiano perso tempo qui con la mia fuffa.

A proposito di fuffa: alcuni giornalisti sono giustamente terrorizzati dal fatto che i lettori rispondano tramite weblog in tempo reale, e a volte per le rime. Sono anche un poco invidiosi del fatto che sul web scriviamo quel che ci pare come ci pare, senza rendere conto di niente a nessuno.

Questi pochi giornalisti difendono la loro posizione sottolineando che sul web manca il filtro editoriale, manca la professionalità, e quindi non ci sarà mai, dicono, l’alta qualità della carta stampata.

A me pare che il loro filtro preventivo sia giustificato solo in condizioni di scarsità (di carta su cui scrivere, di spazio in un palinsesto). Ma se lo spazio è illimitato e non costa niente, come sul web, il filtro già viene applicato a posteriori sulla scelta di cosa leggere e cosa ignorare.

E naturalmente questo filtro non dipende da un editore o da canoni oggettivi: è un filtro personalizzato dal singolo lettore, in base alle sue speciali preferenze e interessi. In questo senso l’informazione sul web è sempre per addetti ai lavori. E per finire, l’offerta sul web è molto molto più ampia rispetto all’offerta tradizionale.

Allora: abbiamo più scelta e scegliamo meglio, per forza i risultati sono di qualità migliore. Almeno questa è la mia esperienza.

Prova

Faccio vedere come funziona questa cosa ai ragazzi del corso di Varese

Otto e mezzo

Non è assolutamente possibile, in prima serata, dire cose intelligenti in televisione. Bisogna strizzare l’occhio alllo spettatore medio, bisogna arruffare, ingigantire, spaventare. Bisogna insinuare invece di documentare. Bisogna fare la battuta invece di spiegare.

Imperdibile l’occhiataccia di Stefano Porro a Ferrara che introduceva l’argomento “Papa e Internet”

Ma credo che per la prima volta in una televisione italiana è stata pronunciata la parola blog. Oggi è una data da ricordare.