Mi sono spesso chiesto come si fossero sentiti i miei nonni, a Varsavia prima dell’invasione nazista, mentre tutto il mondo parlava dell’inevitabilità della guerra, mentre si ammassavano truppe, mentre si pregava per la pace; mentre i tedeschi spiegavano al mondo i ragionevoli motivi e i nobili ideali, totalmente altruistici, che li spingevano a una guerra lampo che sarebbe invece durata anni…
Molto più che petrolio
Il forte articolo di Chris Floyd che è apparso sul Moscow Times propone una chiave di lettura più globale:
“The ultimate goal is not Iraq — that bombed, blockaded state partially controlled by a witless thug whom the gang once succored — but domination of the world’s oil supplies in the coming century, when the surging nations of China and India will reach their economic peak. These vast entities could eventually tilt the imbalance of world wealth away from the Anglo-American elites who have for so long held the high and palmy ground of privilege. But the voracious economies of the Asian behemoths will require unstinting draughts of the oil reserves now locked under the sands of Iraq and Saudi Arabia. There is oil elsewhere, yes — but nowhere else in the world are there reserves deep enough to satisfy the thirsts of China and India as they come into their own.”
Ma l’articolo seguente di William Safire sostiene che il motivo principale per cui la Francia e la Cina non vogliono la guerra all’Iraq è perche sono i suoi principali fornitori di tecnologia vietata…
Come si dice nel titolo di questo weblog, è più complicato di come sembra: il bianco e il nero si confondono e sfumano in un grigio sporco.
I cigni di Tantra Lake
Come giustamente nota Tom, accadono cose importanti sui blog di Halley Suitt e di Chris Locke. La serie sugli Alpha Males di Halley prende una piega inaspettata ma familiare. RageBoy smette i panni del buffone iconoclasta e svela ferite profonde. Sono post emozionanti.

Grande Asus!
Ieri sera mi è caduta la borsa con il portatile dentro (nuovo nuovo), da una mensola alta più di un metro. Non si è fatto assolutamente niente! Ma quasi svenivo.
Uto Ughi a Milano
Bella serata ieri sera al Conservatorio di Milano con Uto Ughi in un ottetto comprendente Maryse Regard (violino), Alfonso Ghedini (viola), Franco Maggio (violoncello), Franco Petracchi (contrabbasso), Vincenzo Mariozzi (clarinetto), Francesco Bossone (fagotto) e Luciano Giuliani (corno). Programma:
Ottetto in fa maggiore op. posth. 166 D 803
Shubert, come dice la mia amica Ebe, “quando s’attacca a un tema non lo molla fino a che non l’ha spremuto completamente”. Si tratta di bellissima musica, ma non di musica facile, nonostante certi momenti salottieri. Non è di Shubert la sintesi fulminante, l’epigramma: e così davanti a me una signora si lascia vincere dal sonno, e si becca le gomitate incrociate di marito e figlio…
L’ottetto si compone di ben otto tempi, ora struggenti, ora brillanti, ora salottieri. Drammatico finale giocato sui vibrati. Come bis si ripete il quarto tempo, allegro vivace, con un bel gioco di rimandi tra il clarinetto e il violino.
Il gruppo è di esperienza, bene affiatato. Tra tutti sembra che Petracchi e Mariozzi (contrabbasso e clarinetto) siano quelli che si divertono di più. Gli altri se ne stanno molto compassati e non si guardano tra di loro.
Alla fine consegna di ben due pesanti piante in vaso alla Regard, che già aveva in mano il violino: momento di imbarazzo. Poi altra pianta per Ughi che senza cerimonie la sbologna al vicino, che la passa al vicino, che la passa al vicino… simpatico siparietto. La prossima volta consegneranno un bel ficus di due metri!
