LG-SC8000

1,1 megapixels, 192 MB RAM, IrDA, USB, Memory slot, questi giocattolini cominciano a diventare cose serie.

Flight to India

L’articolo ripubblicato da Community of Minds e apparso originalmente su The Guardian comincia bellicosamente:

“If you live in a rich nation in the English-speaking world, and most of your work involves a computer or a telephone, don’t expect to have a job in five years’ time. Almost every large company which relies upon remote transactions is starting to dump its workers and hire a cheaper labor force overseas.”

Gli impieghi nei servizi, quelli che dovevano compensare la perdita di impieghi nella produzione, vengono esportati in India dove costano un decimo rispetto a Stati Uniti o Inghilterra. E una società di supporto tecnico di Bangalore che cercava 800 addetti ha potuto scegliere tra 87.000 richieste di impiego.

Alcune società di consulenza predicono che l’inghilterra nei prossimi cinque anni perderà almeno 30.000 impieghi dirigenziali nei settori finanziari e assicurativi, tutti a favore dell’India. Gli stati Uniti prevedono di perdere 3,3 milioni di colletti bianchi da ora al 2015, la maggior parte a favore dell’India.

In tutto ciò l’articolo vede in azione una ironica legge del contrappasso:

“Britain’s industrialization was secured by destroying the manufacturing capacity of India. In 1699, the British government banned the import of woolen cloth from Ireland, and in 1700 the import of cotton cloth (or calico) from India. Both products were forbidden because they were superior to our own. As the industrial revolution was built on the textiles industry, we could not have achieved our global economic dominance if we had let them in. Throughout the late 18th and 19th centuries, India was forced to supply raw materials to Britain’s manufacturers, but forbidden to produce competing finished products. We are rich because the Indians are poor.”

LA CACCIA

Si dice che il blogger debba andare

a caccia dei suoi contenuti.

E si afferma altresì che le sue prede

debbono corrispondere a ciò che avviene nel mondo,

anzi a quel che sarebbe un mondo che fosse migliore.

Ma nel mondo peggiore si può impallinare

qualche altro cacciatore oppure un pollo

di batteria fuggito dalla gabbia.

Quanto al migliore non ci sarà bisogno

di bloggers. Ruspanti saremo tutti.

(Eugenio Montale, Diario del ’72)

Il concerto di Barrueco

Del programma ti ho già detto qui sotto. C’era anche Gonio, che di persona mi è sembrato molto meno caustico di come appaia a blog (ma la musica barocca ha questo effetto calmante).

Le prime note della chitarra di Barrueco quasi si perdevano nella vasta sala del Dal Verme, e c’è voluto un poco per abituarsi. Ma i primi due brani di Scarlatti sono celeberrimi, e il pubblico è rimasto immediatamente ipnotizzato. La Sonata K 27 aveva dei passaggi di una difficoltà delirante, ma tutto Scarlatti è stato eseguito con grazia leggera.

Della Sonata 1005 di Bach per violino solo, io posseggo l’esecuzione di Nathan Milstein, stupenda. Ma la versione per chitarra mi ha sorpreso per la dolcezza e scorrevolezza dei passaggi polifonici, là dove il violino fatica e arranca e deve prendere un tempo più lento per riuscire a eseguire tutte le note. Ma non voglio dire che per chitarra sia più facile, che Barrueco ci mette del suo a far sembrare tutto facile e naturale.

Il brano di Rodrigo “spagnoleggiava” con un grande lavoro della mano destra, e Piazzolla mi è piaciuto come sempre. Di bis un brano di sapore brasiliano (“Odeon” di Ernesto Nazareth) e poi lo struggente “Invierno Porteño” di Piazzolla, che avevamo sentito dalla Kremerata Baltica nelle “Quattro Stagioni di Buenos Aires”.

Tantissimi giovani entusiasti in platea. Una intera classe di chitarra con maestro sedeva davanti a me. I ragazzini si davano di gomito e si scambiavano occhiate significative nei passaggi più virtuosistici.

Comunque il Dal Verme è troppo grande per la musica classica. In fondo e sui palchi molti posti vuoti testimoniavano che Milano non è tra le capitali culturali d’Europa.

Google come Gutenberg?

Wayne Rosing, VP of Engineering di Google, in una intervista:

“We’re going to have the vast majority of high-quality, permanent, high-value, human knowledge available to everyone, from many places, in multiple forms.

And that’s fundamentally going to change humanity in as big a way as the printed word did—when it became inexpensive to replicate the printed word.”

A me pare sia esattamente quello che sta accadendo. Pensieri che fanno girare la testa (segnalato da Ev).