Il futuro del giornalismo: tre scenari

Provo a tracciare tre possibili scenari, non necessariamente alternativi, sul futuro del giornalismo in Italia:

  1. Al LitCamp di Torino il giornalista sportivo Guido Tedoldi raccontava di come ha felicemente abbandonato la carta stampata per il nanopublishing, e di come ci cava da vivere con soddisfazione.
  2. Ieri al WordCamp durante la tavola rotonda sull’informazione, dal pubblico è intervenuto Sean Carlos ricordando che in Inghilterra, con le inchieste sui rimborsi ai parlamentari, le vendite dei giornali sono schizzate alle stelle.
  3. L’altro giorno cercavo, invano, numeri sull’efficienza organizzativa dei maggiori quotidiani italiani. Pare che questi numeri siano un segreto di stato. Comunque, da alcune chiacchiere con amici giornalsti, mi sono fatto l’idea che ci siano enormi margini di miglioramento, almeno in teoria.

Il terzo scenario è quello che mi sembra più urgente nel breve periodo, se si vuole evitare una nuova Alitalia della carta stampata. E’ anche quello che mi sembra più improbabile.

Il giornalismo sul web non è sostenibile?

Ultimamente ho sviluppato una certa insofferenza alle affermazioni di principio non supportate dai numeri. L’analisi quantitativa è noiosa, ok, ma è importante! Se manca, si parla del nulla.

Domani pomeriggio al WordCamp Paolo Valenti mi ha invitato a partecipare a una tavola rotonda su “Media tradizionali, nuovi media, confronto tra blogger e giornalisti sul futuro dell’informazione e della disinformazione nell’epoca della web reputation”.

Allora, a proposito della sostenibilità del giornalismo sul web, che tutti dicono non esserci ma che alcuni siti di informazione hanno raggiunto, sono andato a cercare qualche numero in rete. Non ne ho trovati molti, e quelli che ho trovato, spulciando bilanci, sono dubbiosi. Li pubblico lo stesso perché danno almeno una grossolana indicazione degli ordini di grandezza in campo, e soprattutto perché spero che tu, che conosci i numeri giusti, sia tanto gentile da volermi correggere nei commenti.

La prima tabella paragona il numero di visitatori di un sito informativo con il numero totale di addetti della testata (soprattutto qui aspetto tue notizie!):

La tabella (la fonte è WolframAlpha) mi pare interessante perché il numero di visitatori sembra abbastanza direttamente proporzionale agli introiti pubblicitari, e quindi al numero e alla consistenza degli stipendi pagabili. E’ chiaro che i giornali italiani, con la loro attuale struttura organizzativa, non sono assolutamente in grado di sopravvivere in uno scenario solo web, mentre BoingBoing, con cinque persone da stipendiare, ci campa splendidamente. Per riferimento ho aggiunto anche i dati di google, il sito più visitato al mondo.

La seconda tabella riporta i dipendenti per categoria del sole24Ore. Mi sarebbe molto piaciuto avere gli stessi dati per le altre testate, ma non sono stato capace di trovarli in rete (suggerimenti?):

Salta all’occhio che il lavoro di un giornalista deve coprire, oltre al proprio stipendio, un quarto dello stipendio di un dirigente e gli stipendi di due impiegati e mezzo. Sembra quel famoso “otto con” composto da un vogatore e otto capivoga. Ma se anche la struttura effettiva fosse la metà, siamo ancora lontanissimi da un Huffington Post o da un Drudge Report, per dire.

In conclusione, e aspettando le tue correzioni, mi dichiaro totalmente ottimista riguardo al futuro dei giornalisti e del giornalismo in generale, e totalmente pessimista riguardo al futuro dei giornali.

Aggiornamento:
Un interessante dibattito in merito alla prima tabella si svolge su friendfeed

LitCamp Torino

Non mi divertivo così tanto da secoli. Complimenti ad Arsenio Bravuomo e a tutta l’organizzazione, che è stata perfetta: a riprova che il barcamp non sono le magliette, non sono gli sponsor prestigiosi, non sono le folle oceaniche, ma sono le persone.

Io ne ho approfittato per chiedere “cosa leggi?” e ne ho tirato fuori tre brevi video: 1) quelli che leggono “Non avevo capito niente”

2) tutti gli altri:

3) blogger che leggono blogger:

La Stampa epaper non è per me

  • Costa un sacco di soldi per essere un coso che fa solo una cosa (un PC costa di meno o poco di più).
  • Non posso commentare, twittare e bloggare le notizie che mi interessano (niente url), e neanche leggere i commenti dei miei blogger preferiti.
  • Non posso includere tutte le notizie sui concerti di musica classica che mi interessano.
  • Non posso escludere tutte le notizie su delitti sordidi, calcio, televisione e vita sentimentale di uomini politici (e la pubblicità? ci sarà anche quella?).

Ma se il coso a me non serve, ci saranno senz’altro molti altri che lo troveranno livoluzionalio; auguro quindi ad Antonio di venderne millemila.