La Susanna fa il ritornello sul chitarrino.
CHERUBINO
Voi che sapete
che cosa è amor
Donne vedete
S’io l’ho nel cor.Quello ch’io provo
Vi ridirò;
E’ per me nuovo,
Capir nol so.
(manca poco al compleanno del Signor Mozart)

It's more complicated than that!
La Susanna fa il ritornello sul chitarrino.
CHERUBINO
Voi che sapete
che cosa è amor
Donne vedete
S’io l’ho nel cor.Quello ch’io provo
Vi ridirò;
E’ per me nuovo,
Capir nol so.
(manca poco al compleanno del Signor Mozart)
Antonio Sofi posta delle interessanti riflessioni su internet e fiducia, riflessioni che condivido quasi del tutto.
Mentre leggevo mi è venuto da pensare che forse “fiducia“, usata in certi articoli sul web, è una parola in codice per “imprimatur“.
Il Tao segnala il filmato di un atterraggio davvero impressionante di un 747 in condizioni di forte vento traverso. Anni fa, su di un Piper Cheyenne, ho fatto un atterraggio simile, ed ero seduto nel posto del secondo pilota, con le cuffie in testa. La cosa più impressionante fu sentire la torre di controllo informare il pilota delle condizioni meteo e finire con una cosa tipo “atterra se te la senti”.
Ma per il pilota era ordinaria amministrazione: venne giù e atterrò senza fare una piega.
Letto da Daveblog:
Personalmente non credo che la presenza di Jeansy in una enciclopedia che si propone come universale vada a deprezzare alcunchè: la presenza di una voce a lei dedicata non implica l’esclusione di un’altra più meritevole, ma va semplicemente ad aggiungersi.
Amen, fratello!
L’anno Mozartiano è cominciato alla grande con il Concerto di Capodanno da Vienna (per la sua analisi tecnica ti rimando a questo erudito post di Chettimar), e continua stasera con l’oratorio “La Betulia liberata”, eseguito dall’Orchestra I Pomeriggi Musicali e dal Coro Ars Cantica.
L’opera è basata su una produzione teatrale di Pietro Metastasio ed è stata commissionata a probabilmente a Padova nell’estate del 1771, in occasione del primo viaggio di Mozart in Italia: il ragazzo aveva solo quindici anni. La storia di Giuditta e Oloferne viene narrata con toni molto realistici, pure troppo:
Replico il colpo: ecco l’orribil capo
Dagli omeri diviso.
Guizza il tronco reciso
Sul sanguigno terren: balzar mi sento
Il teschio semivivo
Sotto la man che il sostenea. Quel volto
A un tratto scolorir; mute parole
Quel labbro articolar; quegli occhi intorno
Cercar del sole i rai,
Morire e minacciar vidi, e tremai.
Molto pulp.