Mentre Heather perde il suo lavoro per avere liberamente descritto i suoi colleghi nel suo weblog, il giornalista Andy Sullivan scopre che il blog non ha padroni e quindi gli permette una totale libertà di parola:

What it basically means is that a writer no longer needs a wealthy proprietor to get his message across to readers. He no longer needs an editor, either. Psychologically, this is a big deal. It means a vast amount of drivel will no doubt find its way to the web. But it also means that a writer is finally free of the centuries’ old need to suck up to various entities to get an audience.

Il giornalismo della carta stampata sta al weblog come il treno sta all’automobile?

Licenziata per il suo weblog!

Queste sono notizie sensazionali. Heather scrive:

I lost my job today. My direct boss and the human resources representative pulled me into one of three relatively tiny conference rooms and informed me that The Company no longer had any use for me. Essentially, they explained, they didn’t like what I had expressed on my website. I got fired because of dooce.com.

Alla faccia del Gonzo Marketing! Heather, troverai presto di meglio.

Olli Mustonen al Conservatorio di Milano

Lunedì concerto del pianista e compositore Olli Mustonen, giovane ma celebre esponente del free jazz finlandese, e direttore del Keitelejazz Festival di Aanekoski.

Olli Mustonen, il pianista che piace a se stesso

L’esperimento di ieri sera era ardito ma interessante: Mustonen ha costruito le sue improvvisazioni non sui classici “standards” della tradizione jazzistica, ma basandosi sul seguente programma tratto dal repertorio classico:

Dimitri Shostakovich: 12 Preludi e Fughe

Johann Sebastian Bach: 12 Preludi e Fughe

Altri hanno già percorso questa strada. Celebri le 72 variazioni di Uri Caine basate sulle Variazioni Goldberg. Ma Mustonen è molto meno convenzionale, e dilania i brani di partenza con improvvise accelerazioni, sciabolate, sussurri, mitragliate, che immergono sia Bach che Shostakovic nelle stesse sonorità della “giungla metropolitana”.

Tanto per darti un’idea: il celebre preludio no. 2 in do minore BWV 847 è stato sparato in un lampo: dodici secondi totali.

Alcuni pezzi hanno retto al gioco, altri meno. Personalmente ho trovato più interessanti queste improvvisazioni:

Basate su Shostakovich:

no. 1 in do maggiore

no. 7 in la maggiore, molto cupo

no. 17 in la bemolle maggiore

no. 23 in fa maggiore, con telefonino

no. 24 in re minore, grande pathos e violenza

Basate su Bach:

no. 3 in do diesis maggiore

no. 8 in mi bemolle minore

no. 14 in fa diesis minore

no. 20 in la minore, nervoso e anfetaminico

Come bis ancora free jazz, su celeberrimo “Jesu bleibet meine Freude” dalla Cantata no. 147.

Pubblico in sala non foltissimo ma caloroso, tranne pochi colti da profondo sonno.