Perchè la guerra all’Iraq?

Tutti i segnali dicono che a metà ottobre ci sarà la guerra all’Iraq. Tramite Mike, una spiegazione possibile viene dal repubblicano Scott Ritter, ex ispettore ONU degli armamenti iracheni:

“According to Ritter, there is no justification in fact, national security, international law or basic morality to justify this coming war with Iraq. In fact, when asked pointedly what the mid-October scheduling of this conflict has to do with the midterm Congressional elections that will follow a few weeks later, he replied, simply, “Everything.”

Questa interpretazione mette Bush allo stesso livello di tutti quei dittatori che hanno scatenato una guerra per distrarre il popolo e conservare la poltrona, che poi hanno inevitabilmente perso lo stesso.

Mi sembra una interpretazione esagerata eppure plausibile. Ma a pensare male, alle volte…

Leggiti l’articolo e fatti una opinione.

Sorpresa!

Oggi sotto casa trovo questa formidabile presenza:

Como Porta Torre, antiche mura romaniche

Rinoceronte, scultura in gesso a grandezza naturale, di Davide Rivalta


La scultura “Rinoceronte” di Davide Rivalta rimarrà esposta fino a Settembre.

August 2009: How Google beat Amazon and Ebay to the Semantic Web

Si parlava di nuovi modelli economici; di estinzione (OK, OK, ridimensionamento) del pubblico di massa e della comunicazione di massa; e più in generale del fatto che viviamo tempi interessanti.

Si parlava della difficoltà di capire cosa ci porta il futuro, eppure c’è chi, come Paul Ford, azzarda ipotesi molto stimolanti:

“…That all changed – suprisingly slowly – in late 2004, when with little fanfare, Google introduced three services, Google Marketplace Search, Google Personal Agent, and Google Verification Manager, and a software product, Google Marketplace Manager…”

L’articolo è affascinante ma difficile. Soprattutto non riesco a capire le reali possibilità di implementazione del Semantic Web: Se mi parli di semantica in informatica, la prima cosa che mi viene in mente è la correzione grammaticale di Word, ovvero una cosa totalmente priva di significato.

Ma qui si parla di un database a) semantico e b) distribuito su tutte le nostre macchine, con Google a fare da indice: tipo Blogchalk, tanto per darti un’idea.

“…The major problem was getting the information in the first place. And making a profit from all that work. And keeping it updated….

Well, first you need the information. Asking people to simply throw it on a server seemed like chaos – so enter Google Marketplace Manager, a small piece of software for Mac, Windows, and Unix which looked like a regular spreadsheet and allowed you to list information about yourself, what you wanted to sell, what you wanted to buy, and so forth. Marketplace Manager was essentially an “logical statement editor,” disguised as a spreadsheet. People entered their names, addresses, and other relevant information about themselves, then they entered what they were selling, and Marketplace Manager saved RDF-formatted files to the server of their choice – and sent a “ping” to Google which told the search engine to update their index…”

Certo che se ci si mettesse Google a promuovere il web semantico, non rischierebbe di diventare uno standard di fatto?

Ottimo Antonio!

Antonio oggi è particolarmente ispirato: corri a leggerlo se non lo hai già fatto.

Parla dell’industria dei media e della pubblicità su internet: e mi pare abbia colto nel segno.

http://adbusting.tripod.com/


Anche Paolo ha letto, e un poco si preoccupa: da dove tireremo fuori i soldi per il pane?

Ma non ti pare un problema secondario? Non trovi che oggi, con i banner e con il vecchio modello del media business, nessuno stia guadagnando a palate dei milioni di dollari che domani andrà a perdere?

Quello che invece vedi in giro, non sono faraonici investimenti (non produttivi di reddito) seguiti da faraonici fallimenti non appena gli investitori chiudono il rubinetto? E allora?