Confermo. Massimo Moruzzi l’aveva detto due anni fa, che Obama sarebbe diventato Presidente degli Stati Uniti, a un Weinberger piuttosto sorpreso. E invece…
The Economist ha paura
The Economist ha paura.
Cose veramente importanti per l’Italia: le elezioni USA
Per quanto non più in grande forma, gli Stati Uniti d’America sono ancora il centro di quell’impero di cui l’Italia è periferia. E l’elezione del prossimo presidente USA è un fatto che influirà direttamente sulla mia vita dei prossimi quattro anni, molto di più che non un cambio di governo a Palazo Chigi.
Per un quadro breve e preciso della situazione giorno per giorno, ti segnalo l’ottimo electoral-vote.com (segnalatomi a sua volta da Alessio Bragadini che ringrazio).
Molto meglio ad esempio di tanti radiogiornali che ho sentito oggi in macchina, che a proposito del dibattito vice-presidenziale di oggi dicevano giulivi: “è stato un match pari, e tutti i sondaggi danno Biden vincente”.
Aggiornamento:
Vedo adesso che anche Stefano Quintarelli si stupisce di come l’informazione ci racconta queste elezioni.
La morale a giorni alterni
Massimo Mantellini in gran forma mi ricorda come mai non leggo più i giornali:
“Quale Corriere della Sera o quale Repubblica puo’ oggi concedersi il lusso della ventata moralizzatrice ad uso dei propri lettori? Le manifestazioni pubbliche di Sabina Guzzanti da un lato consentono al redattore di vergare (finalmente!) la parola “pompini” nell’inchiostro del grande quotidiano (fino a ieri il massimo della trasgressione sarebbe stato “pomp…”) dall’altro consegnano alla stampa una illusione etica (il ruolo etico del giornalismo nella societa’) che e’, oggi in questo paese, completamente fuori luogo”
Il pubblico non è più quello di una volta
Interessante e condivisibile questa osservazione di Nicola Mattina:
“Per il momento mi sembra certa una sola cosa: finora molti dati sono stati dichiarati pubblici semplicemente perché si aveva la certezza che non sarebbero mai entrati nella sfera pubblica.”
Viviamo un’epoca di scollamento.
