Zehetemair Quartet

Questa sera a Milano, nella Sala Verdi del Conservatorio, suona il giovane ma affermato Quartetto Zehetemair, con questo programma:

Mozart: Quartetto d’archi n. 3 in sol maggiore K156
Scritto nel 1772 a Milano da un Mozart sedicenne.

Bartok: Quartetto d’archi n. 5 Sz 102
Dei sei quartetti di Bartok, questo viene giudicato “il più espressivo, il più perfettaamente bilanciato, il più violento”. E’ del 1935.

Schumann: Quartetto d’archi in la minore n. 1 op. 41
Il grande romanticismo! Mi dicono che la parte del violoncello sia molto difficile, impiccata sul registro alto.

Insomma: Mozart di riscaldamento, Bartok come piatto forte, Schumann come dolce finale per chi ha resistito fino in fondo.

iPod Touch

Da qualche giorno sono alla ricerca del nuovo iPod Touch: sembra introvabile. A Milano ne sono arrivati alcuni, purtroppo già terminati!

In Svizzera nemmeno l’ombra… per caso sai dirmi dove ne posso trovare uno, zona Como, da 8 o 16 GB?

Aggiornamento: mi confermano ora che è arrivato anche a Lugano!

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Joshua Bell in metropolitana

Uno torna dalle vacanze e scopre che, in sua assenza, una delle sue blogstar preferite posta le più bizzarre stramberie riprendendo per buono un articolo pasquale del Washington Post.

Riassumendo, si prende un violinista famoso e lo si riprende di nascosto mentre suona “in incognito” in metropolitana e mentre le folle gli passano attorno senza ascoltarlo.

L’esperimento mi pare una stupidata colossale. Per analogia, è come se il Premio Nobel Wislawa Szymborska in persona andasse a declamare le sue poesie in metropolitana a Milano, ma in polacco!

Il problema non è la capacità di comprendere il talento di Bell: il problema è la capacità di comprendere la musica classica tout court, capacità non largamente diffusa tra gli abitanti di una qualsiasi grande metropoli mondiale.

Se sei minimamente abituato alla classica, ti accorgi al volo se un violinista ha talento oppure no, che la differenza è abissale (posso portare a supporto alcune registrazioni emblematiche).

Ma se Joshua Bell avesse suonato in metropolitana tutti i giorni alla stessa ora, con il passaparola in poco tempo credo si sarebbero radunate le folle di appassionati e intenditori.

Senza bisogno di “segnalatori ufficiali di talento”.