Il futuro di internet sarà distribuito, oppure non sarà

Una delle idee più ripetute nel corso di SotN13 è stata quella che internet è ancora nella sua prima infanzia

A questo proposito il grande Bob Frankston l’altro ieri ha detto una cosa che penso da sempre: che l’implementazione e l’architettura correnti di internet rispondono alle necessità delle telco di continuare ad applicare i vecchi schemi della telefonia, ma non corrispondono più all’uso che ne facciamo oggi. Riporto per intero il suo breve ma intenso post:

The current implementation of the Internet is hierarchical in that we get IP addresses from provides and then use a DNS that is rooted. We go even further in requiring that we conform to conditions on our intent (AKA our use) of connectivity in order to get a temporary lease on something so fundamental as our identity in the guise of a DNS name. We go further by accepting the idea that we communicate within pipes owned by service providers who can dictate terms in order to extract a rent.
Once you accept such an architecture and such rules it seems disingenuous to act surprised when those whom we’ve put in charge take advantage of this control for whatever purpose whether for advertising or for our safety (real or imagined). We may ask for restraint on the part of those who enforce the rules but every time there is an outrage (often called terrorist attack) we (perhaps not the same “we”) demand more surveillance.
The ideas behind the Internet – the use of raw packets that have no intrinsic meaning in transit – should enable us to communicate without having to agree to all of these conditions and without subjecting ourselves to prior restraint. Even if we didn’t fully appreciate the idea of raw packets we still have to wonder why we accept a rent-seeking approach for something so vital as our ability to communicate.
Where is the effort honor the Internet paradigm and move away from the presumption of hierarchy to a distributed approach that doesn’t assume that we must declare our intent merely to exchange bits? At very least we should move beyond having rent-seekers in the path.
Io credo che il futuro di internet sarà distribuito, oppure non sarà.

Cose stupide: i numeri di telefono

Le cose più stupide sono quelle quelle che tutti fanno perché così fanno tutti, senza pensare a quanto sono stupide. Ad esempio: i numeri di telefono.

Ma ti pare che nel terzo millennio per parlare con me tu debba conoscere e memorizzare un numero? Anzi, a dire la verità, più di un numero: il telefono di casa, il cellulare privato, il cellulare di lavoro, il numero dell’ufficio.

E ti pare che per parlare con me tu debba provare questi numeri uno alla volta fino a che non mi trovi? Ma quanto è stupida questa cosa, nell’anno 2012?

Non sarebbe molto più comodo (e non ci vogliono rivoluzioni tecnologiche) se tu mi cercassi semplicemente per nome, e che automaticamente squillasse il telefono a cui io ho deciso di essere raggiungibile in quel momento?

Anche su internet avevano tentato una roba del genere all’inizio con l’email numerica di Compuserve, ma il buon senso ha subito prevalso. Perché i telefoni no?

Società telefoniche, sveglia! O volete obbligarmi a usare sempre e solo Skype?

Tutti gli oggetti elettrici saranno connessi a internet

Per esempio, quando tutti gli oggetti elettrici di casa tua saranno connessi a internet, il loro consumo di corrente sarà negoziato di volta in volta con il contatore, che sarà anche lui connesso a internet, e con l’Enel.

Alla lavatrice dirai “lava entro domani alle otto”: lei aspetterà che il forno finisca prima di partire e prenoterà con l’Enel  il momento meno caro per lavare.

Risultato: verranno livellati i picchi sia del consumo che della produzione, con risparmi che potrebbero essere importanti. Tieni presente che la bolletta energetica italiana nel 2011 è stata di 60 miliardi di Euro, quindi ogni singolo punto percentuale risparmiato varrebbe ben 600 milioni di Euro.

Spannometricamente, un risparmio annuale del 5% basterebbe da solo in sette anni a ripagare i 20 miliardi di Euro necessari alla copertura in fibra ottica di tutta l’Italia.

Bob Frankston: perché gli oggetti non sono connessi a internet?

L’illuminante post di ieri di Bob Frankston risuona molto forte con altre idee che mi girano in testa da tempo. La mia rete domestica a 1Gbps include i vicini di pianerottolo, ma potrebbe tranquillamente includere l’intero palazzo, che a sua volta potrebbe tranquillamente connettersi al palazzo di fianco, che a sua volta… quote of note:

I should be able to ask a simple question – why are we trying to make our ability to communicate a profit center instead of a community resource? We can act locally to own the infrastructure within our buildings and among neighbors. This is all doable using current protocols (despite their limitations) and, in fact, there are buildings where connectivity is funded as a common facility. In my talk I’m going to speak about how neighbors can work together to share connectivity in a building or among buildings.