Wikileaks: switch.ch resiste

In questa storia c’è anche chi non cede alle pressioni. Un applauso a switch.ch, il registry dei siti .ch che si rifiuta di buttar giù wikileaks.ch:

SWITCH, the registry for .ch internet addresses, is currently receiving a large number of enquiries as to the circumstances under which SWITCH would delete wikileaks.ch. This is governed by law.

As the registry for .ch and .li domain names, SWITCH is not responsible for the content of websites. Whether the content of wikileaks.ch is of relevance for criminal law is a matter for the courts to decide on.

Statutory basis
A statutory basis, such as a court order, is required for the deletion of a domain name.

Semplice, no? Si prendono certi provvedimenti solo su ordine di un tribunale. Vallo a spiegare ai calabraghe Tableau Software, Amazon, easyDNS, PayPal, Mastercard, Postfinance, Visa.

Wikileaks: che vergogna

“I can use Visa and Mastercard to pay for porn and support anti-abortion fanatics, Prop 8 homophobic bigots, and the Ku Klux Klan. But I can’t use them or PayPal to support Wikileaks, transparency, the First Amendment, and true government reform.”

Jeff Jarvis

Appuntamenti di gennaio

Sono troppo avanti, comincio già a pensare ai prossimi appuntamenti del 2011. Al momento mi piacerebbe partecipare a questi:

C’è altro che potrebbe interessarmi?

Adotta un documento di Wikileaks!

WikiLeaks è sotto attacco furibondo. Prima i server di Amazon, poi il DNS, poi le donazioni via PayPal. Ci ricorderemo, la prossima volta che abbiamo bisogno di un server virtuale o di un pagamento online? Spero di sì.

I tentativi di danneggiare WikiLeaks sembrano la pura e semplice rappresaglia USA per aver causato imbarazzo. La Clinton parla di Assange come di un hacker criminale, ma qual è il reato?

Dare visibilità pubblica a documenti riservati ricevuti da fonte anonima: non è quello che hanno fatto anche Der Spiegel, il Guardian e tutti gli altri? Perché il sito del New York Times non è stato oscurato? Eppure i grandi media hanno collaborato strettamente con WikiLeaks e anzi hanno fatto da potentissima cassa di risonanza in tutto il mondo (beh, quasi).

In fine, non si può non notare che gli attacchi sono cominciati dopo che in una recente intervista Assange ha rivelato che il prossimo obbiettivo sarà una grossa banca americana. Forse la paura di future rivelazioni è più forte di ogni altra considerazione?

Comunque: gli USA hanno buon gioco a prendersela con un singolo sito. Ma se invece dovessero prendersela con tutta l’internet? La mia modesta proposta è che ognuno di noi adotti un documento di WikiLeaks.

Si troveranno al mondo 260.000 blogger disposti ad adottare ognuno un documento? A creare una pagina e a taggarla correttamente? Per tutto il resto, c’è Google.

Let’s route around obstacles!

Aggiornamento:

Non è la prima volta che succedono queste cose: Daniel Ellsberg and the Pentagon Papers.

Meglio la carta

Mi telefona la gentile signorina della Telecom Italia e mi dice di questo nuovo meraviglioso servizio, che non mi spediscono più a casa la bolletta e che me la mandano via web.

All’inizio dico “Ah, che bello” e la signorina la prende come un invito e mi chiede se allora può attivare il servizio. Ma poi mi viene in mente che già adesso io accedo alle mie bollette via web, e che la navigazione del sito è parecchio complicata e la metà delle volte non risponde affatto e spara un errore.

Mi rendo conto che aprire una busta è per me molto più rapido e semplice che addentrarmi nel sito Telecomitalia, e allora fermo la signorina che si era già lanciata all’attivazione e le dico “Guardi che non mi interessa, io voglio continuare a ricevere le bollette per posta”.

Avrò fatto la figura del retrogrado.