My web is not their web

Continuando il discorso sul futuro di internet cominciato qui, mi trovo ad annuire vigorosamente verso Doc Searls quando dice:

Sorry, but no. My Web is not their Web. I’m tired of being shown. I’m tired of “experiences” that are “delivered” to me. I’m tired of bad guesswork — or any guesswork. I don’t want “scarily accurate” guesses about me and what I might want.

What I crave is independence, and better ways of engaging — ones that are mine and not just theirs. Ones that work across multiple services in consistent ways. Ones that let me change my data with all these services at once, if I want to.

I want liberation from the commercial Web’s two-decade old design flaws. I don’t care how much a company uses first person possessive pronouns on my behalf. They are not me, they do now know me, and I do not want them pretending to be me, or shoving their tentacles into my pockets, or what their robots think is my brain. Enough, already.

Grande Doc.

Diffamazione

Se il legislatore stabilisce obblighi diversi per la stampa rispetto al privato cittadino, è per un ottimo motivo: la stampa ha molto più potere di un privato cittadino.

Invece le leggi che regolano la diffamazione tra privati cittadini esistono già, e coprono egregiamente anche siti personali e blog. Tu mi dirai: nessuno ricorre a quella legge perché troppo lungo e complicato. Ma quello è un problema della giustizia, dico io, che non verrà certo risolto da una nuova legge, anzi.

E prima di fare una nuova legge spiegami, come se io fossi un bambino di nove anni, quale torto, quale disparità di potere stai cercando di correggere.

A Kansas City il futuro è adesso

Mentre io provo a sognare il futuro, Google prova a fabbricarlo adesso: Kansas City è stata scelta come città pilota per il progetto Google Fiber for Communities, la rete in fibra a 1Gbps. Il servizio parte adesso e verrà offerto al pubblico dal primo trimestre 2012, a prezzi competitivi con gli attuali servizi internet.

Nel frattempo, da noi, si finanzia il decoder.

Update: a Londra, dove hanno separato i cavi dai servizi, i prezzi broadband scendono.

La morte di Google

Penso che l’ internet che conosciamo oggi sia solo l’abbozzo di quello che sarà domani, e quindi provo ad immaginarmi questo domani:

  • IPv6 = ogni singolo device connesso alla rete è indirizzabile.
  • Connessione simmetrica a 1Gb per tutti = ogni singolo device connesso alla rete è un server (ok, funziona anche con 100Mbps, purché simmetrici).
  • Fine della distinzione tra client e server, ogni device è anche fornitore di servizi, ed espone una parte dei suoi contenuti su internet.
  • Appositi protocolli determinano quali contenuti vengono condivisi come e con chi.
  • Morte di Facebook, di Twitter, di Youtube, di Flickr: i loro servizi diventano protocolli distribuiti.
  • Morte di Google: il servizio di indicizzazione del web non si appoggia più ai suoi datacenter ma è parte del sistema operativo di ogni device (oppure è il sistema operativo) e funziona in un cluster globale.

(post in progress)

Gibson & Gaiman

Con colpevole ritardo, questa settimana mi sono messo a pari con due autori che non conoscevo, e ho letto:

Con Gaiman mi sono trovato a non riuscire a mettere giù il Kindle, tanta era la forza di attrazione della storia. Con Gibson invece mi sono trovato a saltare pagine, trovandolo pretenzioso e datato. Forse avrei dovuto leggerlo a quindici anni.