Spammare paga

Paga le multe, anche in Italia! Gran bella notizia ripresa da Punto Informatico: il garante Rodotà condanna uno spammatore a un risarcimento di 250€ nei confronti di un singolo utente spammato: pensa se avessero fatto ricorso tutti!

SPAM


Massimo Cavezzini racconta di come un giorno, invece di buttare via l’ennesimo spam, ha fatto ricorso e ha vinto. Soprattutto ti dice come fare con dovizia di dettagli.

Morale: difendiamoci almeno dallo spam casalingo, visto che si può. Per lo spam internazionale è più difficile. Per esempio, il mio indirizzo è apparso su un sito brasiliano, e da allora tutti i giorni ricevo almeno tre offerte dei più disparati servizi in portoghese: finirà che imparo la lingua!

A spostare bits

A che serve internet? A spostare bits. La risposta è semplice ma completa, in quanto implicitamente definisce a che cosa internet non serve.



Internet è stata progettata per spostare bits e non per decidere quali bits spostare, quali bits bloccare, cosa farsene dei bits, e se qualcuno debba pagare per ricevere degli specifici bits.

Queste capacità possono essere aggiunte all’occorrenza, e internet lo permette. I bits conoscono una cosa sola: come viaggiare dal punto A al punto B; nella loro specializzazione, così simile alla stupidità, stà il loro fascino.

I bits non sanno che informazione rappresentano, se si tratta di sicurezza nazionale o di una stupida barzelletta, nè sanno chi è il propietario. I bits sanno solo che devono andare da A a B.

(dal capitolo “Matter”, Small Pieces Loosely Joined)

Despedida

Si muero,

dejad el balcón abierto.

El niño come naranjas.

(Desde mi balcón lo veo).

El segador siega el trigo.

(Desde mi balcón lo siento).

¡Si muero,

dejad el balcón abierto!



Federico García Lorca, per un’amica che ha perso il padre.

Communities vs. Audiences

Ti avevo già raccontato subito dopo Pasqua di quell’articolo di Clay Shirky, che sosteneva che quando una comunità diventa troppo grande si trasforma in una platea. Chiudevo dicendo che occorreva pensarci ancora.

E ci pensa oggi Tom, approfondendo l’argomento e chiarendo i termini del problema. Mentre lo leggevo, ho pensato alla cosa in termini grafici e di colpo ho visto la luce.

Allora, quando Clay dice che in un gruppo sufficientemente ampio, aggiungere un nuovo mebro è una impresa titanica, forse pensa a uno schema di questo tipo:



E come dargli torto? Si vede a occhio nudo che ha ragione. Ma credo che Clay si confonde quando sostiene che questo problema non è risolvibile dalla tecnologia. La tecnologia ha inventato l’hub, come nelle mailing lists:



In questo secondo caso direi che il costo di un nuovo membro è marginale, anzi forse paradossalmente i costi diminuiscono al crescere dei membri (vedi anche il capitolo “Togetherness” dal libro Big Joints Densely Pieced).

Diverso è il discorso che alcuni membri possano decidere di partecipare di più o di meno: questo è comune a tutte le comunità.

Computer a scuola

Umberto Santucci mi segnala il suo articolo di critica a Clifford Stoll, che sostiene che è meglio che i computers non entrino a scuola.

Clifford Stoll


La spiritosa e acuta confutazione può essere usata anche per i vari luoghi comuni contro l’informatizzazione. Esempio:

G: Con quali danni sostituiremo la comunità reale del vicino di casa, del compagno di scuola, dell’amico del bar con la comunità virtuale delle voci senza volto con cui pensiamo di comunicare via e-mail o con i messaggi telegrafici e inespressivi Sms?

U: Ma quando mai i vicini sono stati persone interessanti? Se lo fossero le riunioni di condominio sarebbero serate eccitanti! Non è sempre successo che si sia cercata l’affinità elettiva con persone di altri luoghi e altri tempi? E non ci sono sempre stati scambi epistolari pieni di passione e di idee?

Tra parentesi, forse ti ho già raccontato che nella scuola media di mio figlio hanno messo un’aula informatica piuttosto bene attrezzata. L’aula non viene più usata perchè gli allievi mettono gli screensavers con le parolacce e i professori non sanno come toglierle.