Problemi con il Raspberry Pi

Ogni tanto il mio Raspberry Pi si pianta. Anzi, se lo tengo nell’apposita custodia si pianta quasi ogni giorno (soffre il caldo?).

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Il problema è la scheda SD che si corrompe dopo un certo numero di scritture, oppure in caso di interruzione dell’alimentazione, o per overclocking, o per qualche altro esoterico motivo. Questo rende il Rasperry Pi inutilizzabile se non per giochini ed esperimenti di poca importanza. Peccato.

Una soluzione potrebbe essere la riduzione delle scritture eliminando i log e mettendo /boot in read only. Ci provo e poi ti dico.

Vittorio Torriero 1925-2014

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Mio zio Vittorio se n’è improvvisamente andato ieri sera. Non è mai stato anziano, neanche da vecchio. Non ha mai smesso di lavorare ma coltivava mille interessi. Si è sempre trovato bene nel presente, e guardava al futuro con curiosità e intelligenza.

Un bell’esempio.

Presence, community, disruption: blogs live

David Weinberger ha scritto un bel post ieri su cosa è stato il fenomeno dei blog agli inizi. David individua tre motivi per cui era importante:

  1. Presence
  2. Community
  3. Disruption

E ricorda i grandi argomenti di discussione che ci hanno infervorato dieci anni fa:

  • Experts vs. Bloggers
  • Professionals vs. Amateurs
  • Newsletters vs. Posts
  • Paid vs. Free
  • Good vs. Fast
  • One-way vs. Engaged
  • Owned vs. Shared
  • Reputation vs. Presence
  • Writing vs. Conversation
  • Journalists vs. Bloggers
  • Objectivity vs.Transparency

Sono molto d’accordo  con le conclusioni di David, che quoto:

So, were we fools living in a dream world during the early days of blogging? I’d be happy to say yes and be done with it. But it’s not that simple. The expectations around engagement, transparency, and immediacy for mainstream writing have changed in part because of blogs. We have changed where we turn for analysis, if not for news. We expect the Web to be easy to post to. We expect conversation. We are more comfortable with informal, personal writing. We get more pissed off when people write in corporate or safely political voices. We want everyone to be human and to be willing to talk with us in public.

A più di dieci anni di distanza, posso bullarmi di averci visto giusto.

Dei Commenti e delle pene

Su internet ci sono miliardi di pagine che non potrai mai vedere: non ne hai il tempo, ma neanche la voglia. La tua esperienza di internet è per forza molto parziale e soggettiva, e puoi senz’altro dire che esistono tante internet quante sono i suoi utenti.

Allo stesso modo il tuo orecchio seleziona, nel brusio della folla, le voci delle persone a cui hai scelto di stare vicino, e non c’è bisogno di imporre a tutti il silenzio; e se qualcuno parla a voce troppo alta, fai prima e meglio a spostarti di qualche metro che non ad andare a dargli del cretino.

Questa cosa si chiama “filtro a posteriori” e fa parte del bello di internet: tutti possono dire tutto, ma le idee per te poco belle vengono rapidamente scartate a favore di quelle interessanti.

Il punto quindi non è chiedersi se su internet ci sia violenza, la risposta ovviamente è “Certamente, dato che c’è di tutto!”. La domanda importante è “C’è violenza nella mia internet? E cosa posso fare per ridurla?”.

Per mia esperienza, la violenza su internet è figlia delle folle, e in particolare delle folle che non sono comunità. I siti che attirano un gran numero di persone che non si conoscono tra di loro, quando aprono i commenti, scatenano le più basse pulsioni della gente normale e attirano le persone più disturbate. Il problema di fondo è che questi siti guadagnano dalla grande quantità di utenti e non hanno nessun incentivo a moderare.

Allora il mio consiglio per evitare la violenza su internet è questo: evita le folle. Evita i commenti non moderati. Evita di dare l’amicizia a 5000 sconosciuti su facebook o su Twitter. Vivrai molto meglio.

Aggiornamento:
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