Arte furbetta: lieto fine

Due giorni dopo , la pagina del Corriere (pur senza linkare) cita correttamente l’autore e l’indirizzo del set originale di Flickr.

Pratellesi, grazie. Ero certo che avrebbe capito. Se poi volesse far trentuno e mettere i collegamenti ipertestuali (ha presente?), come usa di solito su internet, noi qui ne saremmo deliziati.

Aggiornamento:
Niente lieto fine. PaulTheWineGuy si è scocciato di tutta la pressione mediatica e ha tolto le immagini. Non condivido ma rispetto.

When we started to get interactivity back

Douglas Adams, il 29 agosto 1999:

Durante il ventesimo secolo l’umanità è stata dominata da forme di intrattenimento non interattivo: Cinema, radio, musica registrata e televisione. Ma prima del loro avvento, tutto l’intrattenimento era stato interattivo: teatro, musica, sport: esecutori e pubblico erano sempre insieme, e perfino un pubblico rispettosamente silenzioso esercitava una potente presenza, capace di influenzare il dramma che si svolgeva sotto i loro occhi. Non c’era bisogno di una parola speciale per “interattività” allo stesso modo in cui non abbiamo bisogno di una parola speciale per le persone con una sola testa.

Penso che la storia mostrerà come i “normali” media mainstream del ventesimo secolo sono stati una aberrazione. “Mi scusi Professoressa, Vuol dire che potevano solo stare seduti e guardare? Non potevano far niente? Non si sentivano tutti terribilmente isolati o alienati o ignorati?”

“Sì, ragazzi, è per questo che impazzivano. Prima della Restaurazione.

“Per favore Prof, ci ripete cos’era la Restaurazione?”

“La fine del ventesimo secolo, ragazzi. Quando abbiamo cominciato a riprenderci l’interattività.”

R-E-S-P-E-C-T

A tutte queste aziende che si convertono con entusiasmo al duepuntozero e fanno le campagne virali e hanno il widget su facebook e il blog aziendale e i commenti e le pagine in Ajax e poi vanno ai convegni a proclamare quanto sono avanti, vorrei sommessamente dire che

NON FUNZIONA!

Non funziona perché poi nei fatti concreti continuate a dimostrare un profondo disprezzo, e in fondo una grande paura, nei confronti dei “vostri” utenti.

Secondo me fareste molto più bella figura rispondendo in giornata alle email, per dire.

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Capolavori dell’arte in versione “furbetta”

Eppure Marco Pratellesi in una recente conferenza a Milano aveva dichiarato che al corriere.it l’hanno capita, che prendere da internet senza citare l’autore è scorretto.

E invece, uno dei più geniali set di flickr, Understanding Art for Geeks di Paulthewineguy, set che ha avuto decine di migliaia di visite, citazioni su Slashdot, e commenti entusiastici da tutto il mondo, viene ripreso dal corriere online in totale disprezzo del suo copyright.

La foto di Flickr (vista 47.000 volte!) riporta in bella evidenza la Creative Commons “Attribution, Noncommercial, Sharealike”. La pagina del Corriere dice un generico “presa da www.flickr.com” senza link.

Pratellesi, per favore intervenga e mantenga fede alle promesse, grazie. Se desiderasse un aggiornamento su quali leggi sono state violate dal comportamento scorretto del corriere, c’è questo esaustivo post di Elvira Berlingieri.

Seesmic primo giorno

Oggi ho ricevuto l’invito a Seesmic che aveva chiesto. Ho provato a fare due video, e davvero è tutto molto facile e immediato.

Ma la mia prima perplessità è questa: la parola scritta è più densa della parola detta. A parità di informazioni, un video porta via più tempo di un post; e il mio faccione che dice il post non aggiunge molto valore, a me pare, rispetto alla scrittura del medesimo.

E ancora: quando scrivo ho modo di correggere, affinare, ripensare. Mentre che voce dal sen fuggita, più richiamar non vale etc.

Provare per credere:

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Qualcuno di voi ha provato? Che ne pensate?