Il muro di Como (continua)

Allora la situazione è che l’impresa, in mancanza di ordini dal committente, continua imperterrita a costruire il muro per evitare penali in caso di mancata o ritardata consegna. La Regione Lombardia, che aveva promesso di coprire i costi di abbattimento, si è tirata indietro e dice che non ha soldi, mentre il Comune ha appena varato un assestamento di bilancio da 17 milioni di Euro (in meno, ovviamente).

Cosa è cambiato a seguito delle proteste? In cantiere hanno oscurato le finestre da cui si potevano osservare i lavori. Qualche cittadino si è presentato con il periscopio.

Sempre più assurdo.

The Problem with Twitter

In Beyond Social Media, Doc Searls offre alla nostra attenzione questa tabellina:

Servizio

Open Protocol

email

SMTP POP3 IMAP MIME

blog

HTTP XML RSS Atom

podcast

RSS

instant messaging

IRC XMPP SIP/SIMPLE

twitter

facebook

friendfeed

Dice Doc:

“Personal and social go hand-in-hand, but the latter builds on the former.

Today in the digital world we still have very few personal tools that work only for us, are under personal control, are NEA, and are not provided as a grace of some company or other. (If you can only get it from somebody site, it ain’t personal.) That’s why I bring up email, blogging, podcasting and instant messaging. Yes, there are plenty of impersonal services involved in all of them, but those services don’t own the category. We can swap them out. They are, as the economists say, substitutable.”

Come al solito, la discussione prosegue anche su friendfeed.

ComoBlog Calling! sabato 28 novembre

Bloggers insubrici! Bloggers comaschi e limitrofi! Amici e parenti dei suddetti, simpatizzanti e curiosi! Segnatevi la data:

sabato 28 novembre 2009
Cena dei saluti e degli auguri
Como, luogo da destinarsi.

Corri ad iscriverti qui, e accorri numeroso!

I rischi (non quantitficati) dell’informazione digitale

Luca de Biase segnala su Problemi dell’Informazione (pdf 390kb) un pezzo di Claudio Guia dal titolo “Il giornalismo sulla scena digitale, di cui mi interessa riportarti questo paragrafo significativo:

I rischi maggiori che il lettore/cittadino corre in una società con una mole enorme d’informazioni digitali prêt-à-porter ma poche organizzazioni di raccolta, selezione e trattamento professionali delle notizie sono anzitutto l’«effetto Babele», cioè l’impossibilità di distinguere, nel frastuono di voci che reclamano attenzione, le più professionali, affidabili e autorevoli; poi l’«effetto copia-eincolla», per cui si perde traccia dell’origine e del percorso di un’informazione ripresa e rilanciata da aggregatori, siti, blogger, che si trasforma in una verità auto referenziale; infine, l’«effetto rassicurazione», che è quello provocato dai software che riconoscono gli interessi dell’utente e gli fanno avere solo un certo tipo d’informazione: quando questo accade, diventa più difficile confrontarsi con il nuovo e dunque, nel caso, cambiare opinione
(anche qui, una democrazia che evolve non può che soffrirne).
Per non correre questi rischi, va tenuta viva la funzione del giornalismo professionale e, dunque, della libera stampa.

Si tratta di una opinione che sento ripetere spesso nel mondo della carta stampata, e che da un lato giustifica l’esistenza in vita della struttura del giornalismo di carta, anche senza la carta, a salvaguardia della democrazia di un paese libero: teoria molto romantica che però ha poco a che vedere con la pratica dei quotidiani. Dall’altro paventa tutta una serie di rischi (non quantificati) che dimostrano solo una cattiva comprensione delle dinamiche della rete.

Io parlo da normale utente della rete, non da esperto. Mi ricordo che quindici anni fa c’era qualcosa che assomigliava all'”effetto Babele” di cui parla Claudio Guia; ma “l’impossibilità di distinguere le voci più professionali” è stata ampiamente superata da quando c’è Google. Se hai imparato ad usarlo, non dovrebbe essere più un problema; come non dovrebbe essere un problema “perdere traccia dell’origine e del percorso” (hai presente i link?, uno li segue e…).

Trovo poi fenomenale quella sull’effetto rassicurazione, per cui ricevendo solo l’informazione che veramente ti interessa, “diventa più difficile confrontarsi con il nuovo”. Mi sembra invece vero il contrario: l’informazione che aggrego dalle mie cinquecento fonti è molto più diversificata di quella che un qualsiasi giornale di carta può darmi.

Il punto fondamentale è proprio questo: si parla tanto della fine della carta, ma la parte del giornale che è diventata obsoleta è la redazione, che per quanto brava non sarà mai capace di scegliere per me, meglio di quanto non faccia già io.

Aggiornamento:
Su friendfeed si è sviluppata una discussione lunga ma dai toni pacatamente razionali: “Che cazzata”, “Qui è tutto sbagliato”, “secondo me è una tavanata”, “è la palude del pensiero che mi fa inorridire”, per citare alcune delle opinioni espresse in quella sede.

Otto anni molto interessanti

7 novembre 2001
OK, enough is enough. This sedentary lifestyle is killing me.

6 novembre 2002
La truffa a danni dell’ingenuo è la più odiosa e abietta.

7 novembre 2003
Angela Hewitt continues to captivate and charm audiences around the world with her musicianship and virtuosity.

7 novembre 2004
Le mie foto sono su Flickr con il tag “blogfest”.

7 novembre 2005
Andrea Beggi poco fa raccontava i motivi per cui blogga. Li faccio miei e aggiungo: per spiegarmi a me stesso.

7 novembre 2006
Lo faccio per me, certamente, ma mi fa molto piacere che tu ogni tanto passi a leggere, e ho imparato molto dai tuoi commenti.

7 novembre 2007
Perché dico “per il meglio”? Perché c’è più gente, e perché gli strumenti di filtraggio sono sempre più evoluti.

7 novembre 2008
Vado avanti. Al massimo, cambio template.

7 novembre 2009
Adesso che il blog non è più di moda, comincia a diventare davvero interessante.