Sono affacciato a questa piccola finestra e guardo fuori sulla piazza. Sono le otto e mezza passate e il cielo diventa rapidamente buio. Buia è anche la città, e non c’è in giro nessuno a causa del coprifuoco. Senza corrente, senza radio, senza notizie, cerco nell’oscurità un indizio, un segnale sul mio futuro. I rumori di guerra si fanno ora lontani, ora vicini; mi chiedo se stanotte riuscirò a dormire, e se mi sveglierò domani.
Militarismo teatrale
Community of Minds segnala un interessante articolo di Richard Heinberg sulla lotta per il controllo dell’Eurasia. Tra l’altro vi si sostiene, acutamente, che l’aumento dell’instabilità nella regione gioca a favore dell’Impero:
“Washington should never come up with a definitive solution for any geopolitical problem, because instability is the only thing that would justify military action ad infinitum by the only superpower, anytime, anywhere. . . . Washington knows it is unable to confront the real players in the world: Europe, Russia, Japan, China. Thus it seeks to remain politically on top by bullying minor players like the Axis of Evil, or even more minor players like Cuba.”
L’articolo è stato scritto prima dell’invasione, ma resta attualissimo.
Via dalla pazza folla
Oggi pomeriggio sul Bollettone con Elena e Tania.

Baghdad Webcam
La scena è totalmente surreale. Una grande piazza, con in mezzo una rotonda. A destra una moschea, a sinistra edifici moderni. Il traffico scorre intenso, come intensi sono i nuvoloni neri che scorrono sullo sfondo.
A intervalli di dieci-quindici minuti, il rumore del traffico è sovrastato dalle sirene dell’allarme, poi dal rumore cupo delle esplosioni, poi dalle sirene di cessato allarme. Il traffico non smette mai di scorrere, e le persone non smettono di passare per i marciapiedi.
Tutto ciò è pazzesco.
Per uscire da un buco ci vuole una pala, non uno slogan
Jonathon Dealcour dice tra l’altro che:
- Military victory in Iraq is irrelevant, the political war is lost.
- If the coalition "wins" militarily, they will eventually lose the war of occupation (as did the French and the United States in Vietnam). If they lose militarily, Islamic fundamentalism–and, consequently, terrorism–will be strengthened and energized.
- We are now all at greater risk than had the war not been prosecuted.
- We don’t have the right leadership. To put it bluntly, we’re fucked.
- Chanting "End the war" and "We want peace" is a ludicrous response to the predicament we now find ourselves in.
Questo sembra essere il consenso generale tra quelli che hanno riflettuto a fondo sull’argomento. Tutti gli altri sperano in un miracolo.
