Appunti gardesani 1

Arrivando dall’autostrada, venerdì mattina, il primo colpo d’occhio sul Garda è stato emozionante. Sole e nuvole, vento, diverse regate in corso, tantissimi windsurf sotto riva. Poi il tempo è violentemente peggiorato, e non si è più ripreso fino a domenica pomeriggio, quando l’arcobaleno ha salutato la mia partenza.

Un vero peccato, perché la splendida idea di un barcamp aperto e distribuito per le piazze di Riva del Garda è stata sconfitta dalla furia degli elementi. La macchina organizzativa era comunque pronta a fronteggiare l’imprevisto, e i vari barcamp sono stati spostati nelle diverse sale del Centro Congressi.

Franco Bernabè

Venerdì pomeriggio sono stato invitato al MART di Rovereto ad un incontro con il grande capo di Telecom Italia. Mentre nella sua introduzione Luca De Biase parlava di “simbolo di cambiamento nelle relazioni tra azienda e utente”, io pensavo che avrebbe potuto scegliere altri simboli più efficaci, tipo migliorare la qualità dell’assistenza clienti o semplificare i piani tariffari o smettere la pubblicità fraudolenta, tanto per dirne qualcuna. Insomma, speriamo che il primo passo nella giusta direzione sia presto seguito da tutto un cammino.

Spero anche che Bernabè non pensi, con questa iniziativa, di aver incontrato la blogosfera: per esempio, non mi pare che sia andato a commentare nei tanti post che lo riguardano…

La mia impressione generale è che in questo momento Bernabè sia molto impegnato a risolvere gravi e vitali problemi politici, finanziari e di assetto societario, più che a progettare il futuro. Molto significativa è stata la domanda che gli ha rivolto Alfonso Fuggetta: quand’è che la Telecom diventerà una azienda normale?

Invece Paolo Ferrandi ha chiesto un commento sulla net neutrality ottenendo una risposta che mi ha lasciato molto perplesso, e cito testualmente dai miei appunti: “Non mi piace Google che fa profitti senza investire nella rete”. Cosa cosa cosa? Che c’entra Google con la net neutrality? Forse che Google non paga la connessione dei sui datacenter a internet? Forse che io non pago la connessione quando vado su Google? Mah. Spero non abbia capito la domanda, ma temo che l’abbia capita benissimo.

Riva del Garda: ArtiMarzialiCamp?

Chiacchierando ieri sera a Milano di pratiche sportive (Andrea mi ha rivelato che si è dato al jogging), ci è venuta l’idea di organizzare a Riva del Garda un “ArtiMarzialicamp” totalmente estemporaneo per le mattine di Sabato e Domenica.

L’idea è quella di praticare insieme un’oretta prima dell’inizio del barcamp vero e proprio, e di scambiarci esperienze, tecniche, modi di allenamento tra le varie discipline.

Luca Sartoni, che pratica Aikido, ha promesso che ci insegnerà le basi del lavoro con le armi, e io farò Zhan Zhuang (pratica statica). Se ci sono praticanti di altre discipline, sono i benvenuti: boxe, karate, judo, Tai Chi, capoeira, brazilian jujitsu, fatevi sotto!

Speriamo solo che non piova a dirotto.

Live da Microsoft

Questo post è offerto da una rete wireless allestita all’uopo per noi, e verrà aggiornato, spero, più volte.

Cè un gran casino! E una enorme quantità di nerd. Poche le donne, come sempre in queste occasioni. Dietro di me si spande prestigio a piene mani.

Poche le donne, dicevo, ma c’è Ninna che basta e avanza (dice lei…)

Anche il Beggi twitta live dal telefonino.

Il Zamperini medita il fugone.

Abbiamo deciso che il Mante, lo si nota di più se non viene che se viene.

Comincia la parte “presentazione”. Carlo Rossanigo introduce Pietro Scott Jovine che si presenta metre gli addetti ci fotografano. Tra i molto pregi di Pietro, la brevità.

Ho dovuto togliere l’acer a Gaspar. Capitemi, è per il suo bene (Ninna).

Incontro con Pietro Scott Jovane

Questa sera a Milano vado a un incontro con la Microsoft e con il suo nuovo amministratore delegato, di cui Andrea Beggi disse un gran bene più volte.

Mi trovo in conflitto esistenziale tra la fiducia illimitata che ripongo in Andrea e quella molto limitata che ho in Microsoft come in chiunque voglia vendermi qualcosa.

Mi viene allora da pensare che sia un problema di situazione più che di persone.