di mestiere faccio il target – diapositive da 25 a 30

Diapositiva25

Diapositiva26

Diapositiva27

Diapositiva30 Diapositiva29 Diapositiva28

Ovvero: che futuro ci aspetta?

Io sono riuscito a ritagliarmi con impegno e dedizione 🙂 un web libero da pressioni commerciali, dedicato quasi per intero ai rapporti personali e pochissimo ai rapporti economici. Ma il futuro è molto incerto. La commercializzazione dei rapporti sociali sui social network è sempre più invadente; gli attacchi alla net neutrality e alla privacy si intensificano quasi di ora in ora; i governi del mondo sono in mano alle lobbies e quando parlano di regolamentare internet pensano solo alla pirateria musicale.

Ma spero sia chiaro a tutti (ok, a molti) che sono proprio il potere economico e quello esecutivo ad abusare impuniti di internet, e che c’è urgente bisogno di una Magna Charta di internet, che come l’originale di ottocento anni fa sancisca internazionalmente gli inalienabili diritti del cittadino digitale.

Non ho molte speranze che questo accada, ma credo che se non accade la rete libera e aperta all’innovazione verrà brutalmente soffocata. Rimarranno solo delle piccole sacche di resistenza, come per esempio le reti Mesh che già ora cominciano a svilupparsi, che sono implementate e controllate direttamente dagli utenti, e che fanno a meno di un provider centralizzato. Comincio a studiarle da subito, così da non farmi trovare impreparato.

di mestiere faccio il target – diapositive da 4 a 8

Diapositiva4

Diapositiva5

Diapositiva6

Diapositiva7

Diapositiva8

Ovvero: le mie ossessioni

Sarebbe mostruoso se io chiedessi indietro a mio figlio i soldi spesi per lui, e sarebbe ancora più mostruoso se lui me li volesse ridare. Per me il confine tra gli affetti e gli amici da una parte, e il resto del mondo dall’altra, è dato dal denaro.

La nascita dei blog alla fine dello scorso secolo è stata da me vissuta come una liberazione dalla pressione della società dei consumi, mi permetteva di concentrarmi sui rapporti interpersonali non commercializzati. Da subito ho avuto la fissa di inserire nel mio blogroll solo esseri umani con nome e cognome; più tardi con Twitter non solo ho deciso di seguire solo persone identificabili come tali, ma ho anche bloccato sistematicamente tutte le sottoscrizioni di bot, fake, anonimi, aziende. Su Twitter, FriendFeed e Facebook ho creato liste e seguo attivamente solo gli “amici personali”, ovvero le persone che riconoscerei per strada e con cui mi fermerei a fare due chiacchiere.

Insomma il web è per me il soprattutto il luogo delle relazioni. Il web è anche il luogo del commercio, ovviamente, ma in rari momenti da me accuratamente scelti.

Il futuro di internet sarà distribuito, oppure non sarà

Una delle idee più ripetute nel corso di SotN13 è stata quella che internet è ancora nella sua prima infanzia

A questo proposito il grande Bob Frankston l’altro ieri ha detto una cosa che penso da sempre: che l’implementazione e l’architettura correnti di internet rispondono alle necessità delle telco di continuare ad applicare i vecchi schemi della telefonia, ma non corrispondono più all’uso che ne facciamo oggi. Riporto per intero il suo breve ma intenso post:

The current implementation of the Internet is hierarchical in that we get IP addresses from provides and then use a DNS that is rooted. We go even further in requiring that we conform to conditions on our intent (AKA our use) of connectivity in order to get a temporary lease on something so fundamental as our identity in the guise of a DNS name. We go further by accepting the idea that we communicate within pipes owned by service providers who can dictate terms in order to extract a rent.
Once you accept such an architecture and such rules it seems disingenuous to act surprised when those whom we’ve put in charge take advantage of this control for whatever purpose whether for advertising or for our safety (real or imagined). We may ask for restraint on the part of those who enforce the rules but every time there is an outrage (often called terrorist attack) we (perhaps not the same “we”) demand more surveillance.
The ideas behind the Internet – the use of raw packets that have no intrinsic meaning in transit – should enable us to communicate without having to agree to all of these conditions and without subjecting ourselves to prior restraint. Even if we didn’t fully appreciate the idea of raw packets we still have to wonder why we accept a rent-seeking approach for something so vital as our ability to communicate.
Where is the effort honor the Internet paradigm and move away from the presumption of hierarchy to a distributed approach that doesn’t assume that we must declare our intent merely to exchange bits? At very least we should move beyond having rent-seekers in the path.
Io credo che il futuro di internet sarà distribuito, oppure non sarà.

Somos todos influenceros

I responsabili della comunicazione delle aziende parlano in continuazione di influencers, ma solo sul web.

Sugli altri canali non se ne parla perché le cose sono facili e chiare a tutti e non c’è niente da discutere: regali una casa al ministro e lui ti scrive la legge, regali un viaggio al giornalista e lui ti scrive l’articolo, eccetera eccetera.

Sul web invece se ne parla in continuazione proprio perché non è facile identificarli, spuntano dove meno te li aspetti, appaiono, scompaiono, si mimetizzano, escono dalle fottute pareti! Grazie alla incredibile velocità di circolazione delle idee interessanti, ognuno di noi avrà i suoi quindici minuti di influenza. E Daniele Chieffi racconta spesso la storia di come ha scoperto che un venditore ambulante di Palermo (se non ricordo male) influenzava con i suoi post influenzavano il valore delle azioni di una grossa banca italiana…

Io capisco che vi piacerebbe, a voi PR, di poter continuare come ai bei vecchi tempi quando era possibile blandirne uno per convincerne mille. Invece sul web vi tocca parlare con tutti, uno per uno. Fatevene una ragione, e passiamo oltre.