#ijf11: Festival del Giornalismo a Perugia

Grace under stress

Il primo pensiero è per Arianna Ciccone e Christopher Potter, organizzatori del Festival, e per tutto lo staff: bravissimi, gentilissimi, efficientissimi. Sono totalmente ammirato per la bellezza dell’idea che hanno avuto e per l’impeccabilità dell’esecuzione. Sono felice di essere stato loro ospite e di aver stretto le loro mani.

Il nostro panel

5_Anna Rakhmanko_1
Si è parlato di media relation, e Manuela Kron ha fatto una osservazione che mi ha fatto pensare: l’azienda si occupa di fare profitti, a noi della comunicazione ci sopporta come costo di cui farebbe volentieri a meno, se potesse. Non posso non paragonare questo atteggiamento con quello della mia fruttivendola, che invece basa tutto il suo business sul rapporto diretto con l’affezionata clientela. Se il web è davvero il villaggio globale, ogni negozio sul web è una bottega che vive del rapporto diretto e personale tra cliente e fornitore: la firma al posto del marchio.

Per la gioja de li piccini Mafe ed io ci siamo esibiti in un piccolo siparietto comico finale. Siamo pronti ad essere scritturati per feste, compleanni, cresime etc. e accettiamo prenotazioni.

Il resto

Le 24 ore passate a Perugia sono volate via in un attimo tra chiacchiere, discussioni, passeggiate con un sacco di gente che ammiro, rispetto e saluto collettivamente. Sono molto invidioso di chi è potuto restare più a lungo e spero di tornarci l’anno prossimo.

Media relation

Media relation: le nuove sfide è il panel al quale sono stato invitato da Luca Conti, assieme a Vincenzo Cosenza e a Manuela Kron di Nestlé. L’appuntamento è alle ore 10.00 di giovedì 14 aprile presso la Sala Lippi della Unicredit di Perugia.

Si parlerà di media, di PR e di aziende: io cercherò di portare la mia esperienza di destinatario. Da fuori io vedo molta buona volontà, molta confusione e non altrettanta professionalità. La filiera è esplosa, i media sono in crisi, l’adience ti risponde male o ti ignora: insomma, sono tempi interessanti.

Diffamazione

Se il legislatore stabilisce obblighi diversi per la stampa rispetto al privato cittadino, è per un ottimo motivo: la stampa ha molto più potere di un privato cittadino.

Invece le leggi che regolano la diffamazione tra privati cittadini esistono già, e coprono egregiamente anche siti personali e blog. Tu mi dirai: nessuno ricorre a quella legge perché troppo lungo e complicato. Ma quello è un problema della giustizia, dico io, che non verrà certo risolto da una nuova legge, anzi.

E prima di fare una nuova legge spiegami, come se io fossi un bambino di nove anni, quale torto, quale disparità di potere stai cercando di correggere.

Adotta un documento di Wikileaks!

WikiLeaks è sotto attacco furibondo. Prima i server di Amazon, poi il DNS, poi le donazioni via PayPal. Ci ricorderemo, la prossima volta che abbiamo bisogno di un server virtuale o di un pagamento online? Spero di sì.

I tentativi di danneggiare WikiLeaks sembrano la pura e semplice rappresaglia USA per aver causato imbarazzo. La Clinton parla di Assange come di un hacker criminale, ma qual è il reato?

Dare visibilità pubblica a documenti riservati ricevuti da fonte anonima: non è quello che hanno fatto anche Der Spiegel, il Guardian e tutti gli altri? Perché il sito del New York Times non è stato oscurato? Eppure i grandi media hanno collaborato strettamente con WikiLeaks e anzi hanno fatto da potentissima cassa di risonanza in tutto il mondo (beh, quasi).

In fine, non si può non notare che gli attacchi sono cominciati dopo che in una recente intervista Assange ha rivelato che il prossimo obbiettivo sarà una grossa banca americana. Forse la paura di future rivelazioni è più forte di ogni altra considerazione?

Comunque: gli USA hanno buon gioco a prendersela con un singolo sito. Ma se invece dovessero prendersela con tutta l’internet? La mia modesta proposta è che ognuno di noi adotti un documento di WikiLeaks.

Si troveranno al mondo 260.000 blogger disposti ad adottare ognuno un documento? A creare una pagina e a taggarla correttamente? Per tutto il resto, c’è Google.

Let’s route around obstacles!

Aggiornamento:

Non è la prima volta che succedono queste cose: Daniel Ellsberg and the Pentagon Papers.