WikiLeaks è sotto attacco furibondo. Prima i server di Amazon, poi il DNS, poi le donazioni via PayPal. Ci ricorderemo, la prossima volta che abbiamo bisogno di un server virtuale o di un pagamento online? Spero di sì.
I tentativi di danneggiare WikiLeaks sembrano la pura e semplice rappresaglia USA per aver causato imbarazzo. La Clinton parla di Assange come di un hacker criminale, ma qual è il reato?
Dare visibilità pubblica a documenti riservati ricevuti da fonte anonima: non è quello che hanno fatto anche Der Spiegel, il Guardian e tutti gli altri? Perché il sito del New York Times non è stato oscurato? Eppure i grandi media hanno collaborato strettamente con WikiLeaks e anzi hanno fatto da potentissima cassa di risonanza in tutto il mondo (beh, quasi).
In fine, non si può non notare che gli attacchi sono cominciati dopo che in una recente intervista Assange ha rivelato che il prossimo obbiettivo sarà una grossa banca americana. Forse la paura di future rivelazioni è più forte di ogni altra considerazione?
Comunque: gli USA hanno buon gioco a prendersela con un singolo sito. Ma se invece dovessero prendersela con tutta l’internet? La mia modesta proposta è che ognuno di noi adotti un documento di WikiLeaks.
Si troveranno al mondo 260.000 blogger disposti ad adottare ognuno un documento? A creare una pagina e a taggarla correttamente? Per tutto il resto, c’è Google.
Let’s route around obstacles!
Aggiornamento:
Non è la prima volta che succedono queste cose: Daniel Ellsberg and the Pentagon Papers.