Follow the money!

Un modo sicuro per risolvere un caso ingarbugliato è quello di seguire il flusso di denaro. Dal blog di Luca De Biase leggo:

“Siamo abituati a pensare che, in quanto mestiere, che si svolge dietro un pagamento, il giornalismo (teoricamente) si impegna a seguire un metodo trasparente nella raccolta e nell’esposizione dell’informazione. Perché nel mondo del mercato la cosa seria è il denaro e questo fa diventare più apparentemente più serio il giornalismo di quanto non sia una conversazione gratuita.”

Questo passaggio, e tutto il post, mi spingono a riflettere. Chi paga la grande informazione oggi? Non certo il pubblico, che dei giornali paga un minimo, e dei telegiornali non paga niente.

Chi paga, allora? La pubblicità, naturalmente. Il rapporto di mercato, quello serio con i soldi seri, si sviluppa, alla fine di tutto, tra il giornalista e il pubblicitario; il pubblico è solo il terzo incomodo, con molta poca voce in capitolo.

E come questo influisce sul mestiere di giornalista? In modi poco belli, come ad esempio segnala oggi BuzzMachine davanti a una storia assurda (ma con dentro tette e bambini) passata sui telegiornali nazionali:

“But is this national news? Is this news at all? Is this a story that affects our lives? Is this a story that reveals some larger trend in society of which we should be aware? Is this a story that reveals a scandal and saves innocent victims?

Or is this pathetic pandering for ratings?”

Anche a casa nostra di esempi di questo tipo ne vediamo tutti i giorni. Perché è il sistema che tira da quella parte, e premia e promuove il giornalista cinico e furbetto rispetto al bravo giornalista che pure esiste, ed anzi è la prima vittima di questa contraddizione.

Allora, per arrivare alla fine del pippone, che oggi non ho tempo di scrivere un post breve, credo che la mancanza di pagamenti nel blog aumenti la trasparenza del rapporto, rispetto all’informazione tradizionale. E penso che i bravi giornalisti, quando aprono un blog, se ne accorgono subito.

Non si tratta di soldi, si tratta della propria faccia, molto più importante.

Content is Not King

Almeno una volta l’anno occorre che tu rilegga ciò che nel 2001 scriveva Andrew Odlyzco a proposito del futuro di internet.



Riguardo alla convergenza dei media, aveva capito tutto con larghissimo anticipo. Se lo ignori, è a tuo rischio e pericolo:

“The Internet is widely regarded as primarily a content delivery system. Yet historically, connectivity has mattered much more than content. Even on the Internet, content is not as important as is often claimed, since it is e-mail that is still the true “killer app.”

The primacy of connectivity over content explains phenomena that have baffled wireless industry observers, such as the enthusiastic embrace of SMS (Short Message System) and the tepid reception of WAP (Wireless Application Protocol). Combined with statistics showing low cell phone usage, this also suggests that the 3G systems that are about to be introduced will serve primarily to stimulate more voice usage, not to provide Internet access.

For the wired Internet, the secondary role of content will likely mean that the dangers of balkanization are smaller than is often feared. Further, symmetrical links to the house are likely to be in greater demand than is usually realized. The huge sums being invested by carriers in content are misdirected.”

Elitaria sarà tua sorella

Ha ragione Pensieri Oziosi a notare che mi imbizzarrisco se sento dire che il blog è elitario.

Ti spiego con un esempio: non troveresti sbagliato definire il nuoto come “pericoloso per la salute” con la scusa che c’è il rischio di annegare, quando invece il nuoto ha proprio come caratteristica principale quella di fare bene alla salute?

Il tratto distintivo del blog rispetto agli altri mezzi è proprio quello di allargare sempre di più la base di persone che possono pubblicare ed essere lette, minimizzando i costi e riducendo la difficoltà tecnica. Quindi definirlo “elitario” è totalmente fuori luogo.

Riguardo alle statistiche di questo fenomeno che quattro anni fa non esisteva, sono davvero impressionanti: oggi il 7% degli americani online ha un blog, e il 27% li legge.

Pensieri Oziosi dice che i giornali sono più letti dei blog, e a supporto di ciò cita le statistiche di Pfaall; io potrei citargli quelle di Boing Boing (circa 200.000 visite al giorno) per sostenere la tesi opposta, ma naturalmente il punto è un altro: la lettura dei giornali è in calo, la lettura dei blog è in crescita.

The neurobiology of mass delusion

Ottimo articolo di Jason Bradford, da Global Public Media, via Community of Minds:

“Those who know about “Peak Oil,” monetary debts, climate change, militarism, overpopulation, corporatism, soil loss, aquifer depletion, persistent organic pollutants, deforestation, etc., realize we are at a major historical juncture now.

Since we know it is past time to change our culture, the question we have is whether most people will bother to listen and create the necessary transition in a rational, non-violent manner”

“Io credo che si troverà una soluzione” è un altro modo per dire “Preferisco nascondere la testa sotto la sabbia”.