La prossima versione di Windows include RSS nel sistema operativo. Ovvero: tutte le applicazioni lo possono usare.
Annunciato oggi al Gnomdex da Dean Hachamovitch di Microsoft. I dettagli tecnici sono disponibili su MSDN

It's more complicated than that!
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Una delle cose belle di Excel è che puoi dare un nome a un intervallo di celle, per poi usare il nome nelle formule: sono più brevi, si autodocumentano, tutti sono più felici.
Una delle cose brutte è che se aggiungi nuove righe ad un elenco dove hai dato un nome ai dati, le nuove celle non entrano automaticamente a far parte dell’intervallo nominato: vanno modificati a mano, c’è possibilità di fare errori, la tristezza e il pessimismo dilagano.
Metti di avere un elenco che comincia nella cella A1 in Foglio1, e metti di voler dare un nome dinamico ai dati della colonna A, da A2 in poi.
Vai al menu “Inserisci”, “Nome”, “Definisci”. Crea un nuovo nome e riferiscilo a questa formula (l’esempio vale per un elenco con meno di 200 righe):
=SCARTO($A$2;0;0;CONTA.VALORI($A$2:$A$200);1)
A questo punto puoi usare il nome, ad esempio, per un bel subtotale che ti restituisca la somma della parte filtrata, tipo:
=SUBTOTALE(9;nome)
Non male, vero? L’ho trovata (ma sbagliata) nella KB di Excel 2002, che da non molto ha anche un suo feed RSS.
E non venirmi a dire che questa la sapevi dalle Medie che tanto non ci credo.
L’ingrato compito di chiudere la stagione delle Serate Musicali, Lunedì scorso, è toccato ad Andrea Bacchetti. Il giovane pianista genovese ha presentato un programma tutto Bachiano:
Suite Inglese No. 5 BWV 810
Suite Francese No. 5 BWV 816
Suite Inglese No. 4 BWV 809
Suite Francese No. 4 BWV 815
Ingrato compito a causa della sala non pienissima causa vacanze, del pubblico distratto, del pianoforte in non perfette condizioni.
Davanti a me subito un battibecco ad alta voce tra una pazza esaltata che zittiva un gruppetto tipo “vacanze intelligenti”, che invece rispondeva per le rime. La mia gentile accopmagnatrice mi sussurrava “cambiamo posto”. Il gruppo vacanze intelligenti stava zitto ma per ritorsione stropicciava ostentatamente il programma.
In più mi è sembrato che il pianoforte soffrisse anche lui del clima di smobilitazione. Nei toni alti c’era una nota che produceva uno strano stridio metallico, da corda sfilacciata. Un fastidio non evidentissimo, ma persistente.
Insomma, all’intervallo ci siamo spostati indietro alla fila del corridoio, quella dove stendi le gambe. Finalmente più tranquillo, ho potuto concentrarmi meglio sulla musica (che dalla dodicesima fila si sente molto meglio che dalla quinta).
Andrea Bacchetti mi sembra abbia affrontato le Inglesi in tono meditativo, le Francesi con più humor (non capisco come Chettimar possa dire che le odia, è musica stupenda). Apprezzo molto di Bacchetti che la sua interpretazione non cerca il facile effetto: dote sempre più rara.
Bis: Capriccio Op. 16 di Mendelssohn e Studio di Chopin, bellissimi, che mi fanno pensare che “da grande” forse Bacchetti sarà un romantico.
Mi chiedo sempre, alla fine di un concerto, se l’interprete ne sia soddisfatto. Probabilmente no, mai: c’è sempre qualcosa che poteva andare meglio. Io come spettatore sono uscito molto soddisfatto da due ore di grande musica, “con tutti gli atomi del suo corpo fisico perfettamente allineati“.
Poi dimmi che ce l’ho su con il Corriere. Però, per la miseria, com’è che non riescono a mettere un link uno alle fonti?
Luca Conti di Pandemia segnala Google Maps in italiano, la notizia viene ripresa da Repubblica con citazione in homepage e alla fine ci arriva anche il Corriere, buon ultimo, ma non cita nessuno. Mah.
La cosa più bella è che quando il Corriere linka alla pagina di Google Maps, ci aggiunge questo header pietosissimo:
Stai visitando un sito esterno a Corriere.it
per tornare indietro clicca qui
Ti prego torna, non mi lasciare solo. Ma per favore.
Il sempre ottimo Jeff Jarvis sul fiasco LA Times:
“If newspapers would just listen – and use this techology to do that – they’d find that the people don’t want to talk about what the editors talk about”
Ovvero, i tre errori da non fare con un wiki.
Qui il lancio del wiki. Qui il wiki chiuso causa piselli. Qui i commenti di slashdot. La morale è sempre la stessa: never feed the troll.
E Doc Searls segnala la Greater Internet Fuckwad Theory di Ben Hammersley:
Normal Person + Anonimity + Audience = Total Fuckwad