(Un giochino di Scratch per dimostrare variabili, ripetizioni e disegno)
Twitter e la cacca del cane
Come con i neonati, anche con il cane lo stato di salute si misura con segnali necessariamente non verbali: primo fra tutti l’aspetto delle feci. E così da quando abbiamo un cane, la cacca è tornata ad essere argomento frequente di conversazione.
Siccome sono io quello che si sveglia all’alba per far fare a Fiona il primo giretto, mi tocca il compito di riferire del portentoso evento alla mia dolce metà. Le prime volte descrivevo i dettagli con una minuzia e precisione che qui ti risparmio, poi mano a mano abbiamo sviluppato delle scorciatoie di lessico familiare, come avviene in una coppia ben affiatata:
- “è trending topic”
desta preoccupazione, per aspetto e consistenza, e necessita di approfondimento medico; - “l’ho twittata”
è regolare, come deve essere; - “già dieci like”
regolare ma particolarmente abbondante;
La morale di questa storia è che le nuove tecnologie influiscono direttamente sulla nostra vita quotidiana, in modi inaspettati.
Il protocollo MQTT per la internet delle cose
Questa piovosa e fredda domenica mattina si presta perfettamente allo struso esplorativo, propiziato dall’arrivo dei nuovi Raspberry Pi 3.
Leggevo del protocollo standard MQTT per la interconnessione degli apparecchi IoT, e ho deciso di dedicare un raspi a fare l’ MQTT broker.
- Il broker consigliato per Linux è Mosquitto (di cui esiste anche il client).
- Il client consigliato per Windows è Paho.
- Il client consigliato per Android è MyMQTT.
L’installazione dei diversi componenti è andata al primo colpo senza problemi, e ho testato con successo sulla LAN casalinga lo scambio di messaggi da Arduino a Windows e viceversa. Per una connessione remota le cose diventano un poco più complicate, dato che occorre aprire una porta del router, usare un DNS dinamico e dotarsi diuna autenticazione robusta.
Esistono le librerie per Arduino e anche per Particle, che spero di testare presto e che aprono scenari eccitanti.
Prima impressione: questo protocollo è molto promettente ma anche molto giovane, e si vede. Se otterrà la necessaria massa critica, come io spero, diventerà molto più usabile.
Firmare digitalmente un documento di Office 2016
Prima di tutto: la firma digitale serve a garantire al ricevente l’integrità del documento firmato, perché la firma si rompe nel momento in cui il documento viene modificato.
La procedura è molto semplice se possiedi una DIGITAL ID CARD, per esempio quella rilasciata dall’Estonia che per 50€ ci aggiunge anche il lettore USB:



Dopo aver installato e collegato la carta, e dopo aver salvato un file di Office (Excel 2016 in questo caso), apri la scheda Informazioni dalla barra File; dopo aver cliccato su Proteggi cartella di lavoro, scegli Aggiungi firma digitale.

Si apre la finestra di dialogo Firma, dove puoi aggiungere ulteriori informazioni:

Quando fai clic sul pulsante Firma, ti chiede il codice della firma digitale (PIN2):

Dopo tre sbagli la carta si blocca; se invece hai inserito il codice giusto appare la finestra di conferma:

A questo punto il documento non solo è stato firmato, ma è anche contrassegnato come finale per scoraggiarne la modifica:

Quando riapri un documento firmato, un apposito messaggio compare in alto sotto la barra:

Tutto qui. Facile e veloce.
Per la cronaca, in Italia esiste dal 2001 la carta d’identità digitale che contiene anche un certificato digitale, ma ne sono state emesse pochissime. Recentemente se ne ricomincia a parlare come di una rivoluzione futura, e a me scappa un poco da ridere.
Quante mele riesci a mangiare?



